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pubblicato il 22 settembre 2015

Jean Todt: "Combattere l'invisibile pandemia sulle nostre strade"

L'Inviato Speciale ONU e Presidente FIA richiama all'azione per la sicurezza stradale

Jean Todt: "Combattere l'invisibile pandemia sulle nostre strade"

Se cercate la definizione del termine pandemia in un dizionario, troverete la descrizione di una malattia o di uno stato che causa enormi sofferenze a livello nazionale, internazionale o, più terrificante ancora, mondiale.
La prospettiva di un tale evento, che decimerebbe intere comunità, inciderebbe irrevocabilmente sulla vita di milioni di persone e avrebbe conseguenze economiche disastrose per il progresso e le aspirazioni di intere nazioni, è assolutamente terribile.
È giocoforza constatare che questa - ahimè - è una situazione alla quale ci siamo abituati quasi a nostra insaputa e della quale siamo tutti in qualche modo complici - anche se sappiamo come porvi rimedio.
Intendo parlare dei decessi e dei traumi dovuti agli incidenti stradali. Ogni giorno nel mondo, quasi 1,3 milioni di persone muoiono sulle strade. Secondo l'Organizzazione mondiale della Sanità, la mancanza di sicurezza sulle strade è attualmente l'ottava causa di mortalità nel mondo e la prima tra i giovani dai 15 ai 29 anni.
Ancora più allarmante, oltre 186 000 bambini nel mondo perdono ogni anno la vita in incidenti stradali - ossia più di 500 ogni giorno e uno ogni tre minuti.
Nella stragrande maggioranza dei casi, a queste morti tragiche che, nel nostro desiderio di accesso alla mobilità, a volte chiamiamo "perdite accettabili", non verrà dedicato più di un trafiletto nella cronaca locale.
Ebbene io sono determinato a far fronte a questa triste situazione, assieme a tante altre nel mondo.

È giunta l'ora di agire a livello mondiale

Progressi immensi sono già stati realizzati per arginare questa piaga. Nel 2011, le Nazioni Unite, consapevoli della crisi che stiamo attraversando, hanno indetto un Decennio di azione per la sicurezza stradale volto a salvare 5 milioni di vite sulle strade del mondo entro il 2020. Sono stati compiuti sforzi considerevoli affinché questa questione diventi una priorità nell'agenda politica globale. Gli attori della sicurezza stradale hanno già ottenuto successi - ma non sono sufficienti.
I fatti sono inconfutabili: il numero di morti sulle strade continua ad aumentare e mentre il Decennio di azione giunge a metà percorso, rischiamo di non raggiungere gli ambiziosi obiettivi stabiliti per circoscrivere la pandemia.
Di fronte a questa constatazione, il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha recentemente deciso di dare nuova luce a questa missione e a tal fine, mi ha fatto il grande onore di nominarmi Inviato Speciale per la sicurezza stradale.
È per me un'enorme responsabilità ma anche una fantastica opportunità. In questi ultimi cinque anni, nella mia veste di Presidente della FIA1, ho fatto della sicurezza stradale una priorità assoluta dell'organizzazione e al fine di promuovere la sicurezza stradale come una delle sfide più importanti del nostro tempo in materia di salute e di sviluppo, ho attraversato il pianeta per incontrare capi di stato, ministri e rappresentanti di organizzazioni di sviluppo. Durante questi viaggi, sono giunto più volte alla medesima conclusione: per fare una campagna efficace a favore di un cambiamento a livello mondiale, è necessario potersi esprimere da una piattaforma globale.
Coordinare la costruzione di tale piattaforma è, a mio avviso, la ragione per la quale è stato creato il ruolo di Inviato Speciale. Questa funzione può essere utilizzata come un catalizzatore per il cambiamento, creare un punto focale per mobilitare la comunità della sicurezza stradale, i leader ed i governi di tutto il mondo a favore di strade e veicoli più sicuri e di norme di guida migliori.

Prima tappa: mobilitare la volontà politica a livello mondiale

Abbiamo già gli strumenti per agire. Negli ultimi decenni, sotto gli auspici dell'UNECE, le Nazioni Unite hanno emanato 58 convenzioni ed accordi in materia di trasporti internazionali. Questi testi disciplinano aspetti molto diversi della sicurezza stradale, quali i codici stradali, la standardizzazione della segnaletica, nonché gli standard per veicoli.
Questi strumenti giuridici sono in atto: sappiamo come costruire veicoli più sicuri; sappiamo come costruire strade sicure; conosciamo l'utilità di un codice stradale e di una segnaletica stradale coerenti e provati per migliorare il comportamento degli automobilisti. Eppure alcuni paesi o regioni non hanno ancora adottato questi testi ed accordi. Se potessimo recepirli e regolamentare le materie a livello mondiale, assisteremmo ad un miglioramento spettacolare della sicurezza stradale nelle regioni più critiche del globo - quei paesi a basso e medio reddito dove avviene il 91% dei decessi sulle strade.
Far nascere la volontà politica presso coloro che credono che l'inazione è la soluzione più razionale sarà la chiave. È un compito che accetto con entusiasmo per la semplice ragione che gli incidenti stradali hanno un impatto enorme sul benessere economico delle nazioni, alcune delle quali registrano una flessione del PIL tra l'1 e il 3% ogni anno.
Se riusciamo a convincere i governi ad investire almeno un po' per fare fronte ai sintomi di questa malattia, risparmieremo molto - in termini finanziari ma anche e soprattutto umani.
Il voto degli Obiettivi di sviluppo sostenibile all'Assemblea Generale dell'ONU segnerà una nuova pietra miliare nell'implementazione di una piattaforma globale per promuovere la sicurezza stradale. Questo voto dovrebbe quindi integrare per la prima volta gli obiettivi della sicurezza stradale nell'agenda dello sviluppo mondiale.

Seconda tappa: creare modelli finanziari innovativi ed efficaci

È indispensabile ed urgente aumentare radicalmente i fondi destinati alla sicurezza stradale. Dobbiamo pertanto fare di più per incoraggiare il settore privato a contribuire in modo sostanziale. A tal fine, riunirò un gruppo di esperti in vari campi con lo scopo di sviluppare nuovi meccanismi per il reperimento dei fondi necessari.
Dobbiamo superare i modelli consolidati, a volte obsoleti ed inefficaci, e dimostrare apertura mentale e flessibilità al fine di esplorare nuove vie di finanziamento. Una delle opzioni che sostengo, assieme alla comunità della sicurezza stradale, è l'istituzione di un meccanismo di finanziamento basato sul modello di contributo riscosso sui biglietti aerei dell'UNITAID. Assumerebbe la forma di un contributo marginale sulle vendite del settore automobilistico.
Questo meccanismo potrebbe generare rapidamente fondi significativi, che sarebbero quindi versati ad un Fondo mondiale dell'ONU per la sicurezza stradale inteso ad aiutare i paesi in via di sviluppo nei loro sforzi.
Si tratta di obiettivi a lungo termine, che verranno raggiunti - non senza difficoltà - attraverso campagne di sensibilizzazione ai massimi livelli, azioni di lobbying su scala internazionale, nazionale e locale, lo sviluppo di meccanismi di finanziamento più adatti e con la costante convinzione che il cambiamento è possibile se ci esprimiamo in modo sufficientemente forte e con una sola voce, invitando coloro che continuerebbero a relegare al rango delle perdite accettabili e tollerabili questo flagello mondiale, a guardare al di là dei fatti di cronaca ed a riconoscere che la pandemia è alle loro porte.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , sicurezza stradale , VIP


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