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Retrospettive

pubblicato il 20 settembre 2015

Mercedes, coupé che passione

A Stoccarda piacciono grandi, ma anche medie. Come la CLK del 1997 e la sua giovanissima erede Classe C

Mercedes, coupé che passione
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In Mercedes hanno una passione sfrenata per le coupé. Così grande da essersi inventati addirittura un genere che è una contraddizione in termini: la coupé/berlina, ovvero la CLS. Contraddittoria o no, sta di fatto che la vettura si è rivelata un successo al punto non solo da avere un'erede, ma da essere imitata anche da BMW (serie 6 Gran Coupé) e più spudoratamente da Audi con la A7 Sportback. Scusate la digressione, stavamo parlando di coupé "vere", cioè a due porte. Basta dare un'occhiata al listino della Stella per rendersi conto di quanto ampia sia l'offerta: si parte dalla nuovissima Classe C, si passa poi alla E e alla lussuosissima S, fino ad arrivare alla GT (una vera e propria supercar) e alla GLE Coupé, anche se qui torniamo fra le "impure", dal momento che si tratta di un SUV. In totale fanno quattro coupé DOC, una SUV-coupé (la GLE, appunto) e due berline-coupé (CLS e CLA). L'amore del marchio di Stoccarda per questa tipologia di carrozzeria non sboccia certo oggi; ha radici profondissime, ma è verso la fine degli anni Novanta che conosce un'importante evoluzione. Con la presentazione della CLK, infatti, si scende di un gradino rispetto a quanto fatto fino ad allora, aprendo la via a un importante filone di coupé medie, che vede nella nuovissima Classe C a due porte la sua ultima espressione.

Dalla CE alla CLK i puristi storcono il naso

Erede della CE del designer italiano Bruno Sacco, la CLK, a differenza del modello che rimpiazza, si basa non sulla Classe E - di cui riprende solo alcuni elementi - bensì sulla più piccola C. Basta questo, nel 1997, perché i fan più intransigenti della Stella non accolgano nel modo più caloroso possibile la nuova nata. Ma si tratta solo di diffidenza iniziale, perché la vettura, complice anche un aspetto decisamente meno "ingessato" rispetto al passato, conquista in breve tempo i cuori di vecchi e nuovi clienti. Il frontale, per esempio, dice addio ai grossi fanali squadrati e accoglie due coppie di proiettori tondi e inclinati, oltre a una mascherina più sottile rispetto a quella della CE. La CLK è una rivoluzione anche dietro, dove la fanno da padroni il montante spesso e la coda alta: l'esatto opposto di quanto proposto fino a quel momento. A risollevare le quotazioni della W208, questa la sigla di progetto della vettura, sono anche i due motori V8; il 4,3 litri da 280 CV, ma soprattutto il 5,4 litri della CLK55 AMG da 347 CV. Detto questo, le motorizzazioni di "volume" sono ovviamente le più morigerate 4 cilindri 2.0 e 2.3, soprattutto le Kompressor, sovralimentate con compressore volumetrico (da 192 e 197 CV rispettivamente) che dà coppia ai bassi regimi e guidabilità, più che cattiveria. La prima generazione di CLK è anche una delle prime auto ad avere il controllo elettronico di stabilità di serie ed è proposta anche con carrozzeria cabriolet. La cattiva esperienza patita al lancio della Classe A lascia il segno dalle parti di Stoccarda.

CLK II, la AMG tocca i 507 CV

La CLK I viene rimpiazzata dopo soli 5 anni, nel 2002, dalla seconda generazione. In comune fra le due vetture non c'è solamente il nome, bensì il fatto che anche la W209 si basa sulla meccanica della contemporanea Classe C. Dal punto di vista del design c'è qualche spigolo in più e i due fari anteriori (una coppia per ogni lato) sono come "fusi" nella parte centrale. Molto più evoluta tecnologicamente, la CLK fa dannatamente sul serio quando si parla di AMG: alla prima, timida verrebbe da dire, CLK55 AMG da 367 CV, si aggiungono successivamente la 63AMG (481 CV), la 63 AMG Black Series (507 CV che ho avuto modo di provare in prima persona e che non era il caso di chiamare in causa con troppa foga...) e la ciliegina sulla torta, la DTM AMG, che alza l'asticella fino a quota 582 CV. Le CLK "normodotate" vedono invece l'ingresso nella gamma del motore turbodiesel a 4 (220 CDI), 5 (270 CDI) e 6 cilindri (320 CDI), oltre ai benzina a quattro, sei e otto cilindri, con potenze comprese fra 163 e 388 CV. Anche la CLK di seconda generazione ha una sua variante cabriolet.

CE, CLK, Classe C Coupé: le mille "giravolte" del marketing

Dare il nome a un'auto non dev'essere cosa facile, ok. Ma anche star dietro a chi i nomi li dà non è così semplice, in modo particolare nel caso della Mercedes (prendete la ML, che si era quasi costruita lo status di marchio a sé stante e che, incredibilmente, è diventata GLE...). Detto questo, dopo due generazioni di CLK, una di C Sportcoupé e una di CLC (sotto i dettagli), a Stoccarda decidono che Classe C Coupé sia più chiaro, che aiuti a collocare meglio la vettura all'interno della gamma; detto che comunque posizionare le auto sopra elencate e stabilire quale sia il filo logico delle sostituzioni non è un gioco da ragazzi. Etichette a parte, la Classe C Coupé debutta nel 2011 al Salone di Ginevra e non ha nulla a che vedere con CLC e CLK. La base meccanica è completamente nuova, così come l'impostazione stilistica: per quanto ben differenziata rispetto alla berlina, la Coupé si vede nettamente che è sua "sorella", molto più di quanto non accadesse con CLK e CLC, appunto. Non si arresta, nel frattempo, la corsa della AMG, che tocca il suo apice con la C63 Black Series: non sono tanto i suoi 517 CV di potenza a impressionare, quanto la guidabilità. Fra le curve della pista di Laguna Seca (anche questo è lavoro...) mi lascia incredulo la capacità del telaio di trasferire sull'asfalto la tracotanza del V8 tedesco, mentre lo sterzo è una vera e propria estensione della propria mano sulle ruote, per la capacità di dare informazioni. Il resto della gamma si articola invece fra le turbodiesel a 4 cilindri (anche biturbo) e i benzina da 156 a 306 CV.

C Sportcoupé, la risposta alla BMW Serie 3 Compact

La C Sportcoupé sta alla Mercedes come la Serie 3 Compact sta alla BMW: si tratta delle prove generali prima dell'esordio nel segmento C con Classe A (quella attuale, le prime due generazioni erano cosa a sé) e Serie 1. Ma se BMW si lancia già nel lontano 1994, in un segmento più piccolo, Mercedes attende fino al 2000, con la C Sportcoupé appunto. Il risultato è uno strano mix "genetico" fra una Classe C fino al montante anteriore - anche se molti elementi sono specifici, a partire da fari e mascherina - e qualcosa di completamente inedito da quel punto in poi. Il finestrino posteriore, molto piccolo, è "schiacciato" fra la linea di cintura alta e il montante spesso, mentre il tetto disegna un unico arco con il lunotto. Proprio quest'ultimo è l'elemento di maggiore novità per una Mercedes: non solo si estende fino al volume (appena accennato) posteriore, ma è "tagliato" dallo spoiler che caratterizza la coda della vettura; un po' come la Honda Civic del 2005, per intenderci. Dal punto di vista meccanico, dunque, la vettura si può considerare allo stesso livello di Classe C e CLK di quegli anni e solo per scelte di marketing il suo posizionamento è più "basso". Detto questo, i motori vanno dai 122 CV della versione di ingresso alla gamma ai 354 della C32 V6 AMG. A differenza della CLK (almeno della prima) ci sono inoltre i motori diesel: il 4 cilindri 2.1 per la 200 e la 220 CDI, il 6 cilindri 3.0 da 231 CV per la C30 AMG CDI. La C Sportcoupé viene sostiutita nel 2008 dalla CLC: ad accomunarle non c'è solo la base meccanica, bensì anche lo scarso apprezzamento del pubblico. Anzi, proprio la CLC, delle due, è la meno riuscita: il posteriore originale della prima generazione viene banalizzato con due gruppi ottici dalle forme "giapponesi" e dal lunotto che non si estende più verso il basso. Va riconosciuto però un merito, alla CLC: dal punto di vista telaistico è una delle prime Mercedes con lo sterzo pronto e l'assetto sportivo. Il piacere di guida è una gradevole sorpresa.

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Tag: Retrospettive , Mercedes-Benz , auto europee


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