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Retrospettive

pubblicato il 13 settembre 2015

Renault Megane, l'auto dai mille volti

Due e tre volumi, coupé, SW, cabrio, cabrio/coupé, MPV, Trophy... Vent'anni di storia Megane

Renault Megane, l'auto dai mille volti
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Salone di Francoforte 1995: la presenza della Megane fa dello stand della Renault uno dei più interessanti dell'intera rassegna. Megane: un nome nuovo, allora, nel panorama automobilistico, destinato però a entrare nella storia della Renault, dall'alto dei suoi sei milioni e mezzo di esemplari venduti finora. Un numero che a Parigi sperano di veder crescere in fretta, ora che a distanza di vent'anni esatti stanno per lanciare la quarta generazione di questo modello. Ma torniamo al 1995. La casa francese deve sostituire la 19, auto onesta, affidabile e pratica, ma certo poco attraente: il progetto ha qualche anno sulle spalle e nello spietato e iper-competitivo segmento C è un handicap troppo pesante, quello dell'età, per poter sperare di competere con la Volkswagen Golf, ma anche con la Opel Astra, tanto per citarne due. Così come con la Clio (sostituta della Supercinque) di pochi anni prima, anche la compatta della Casa francese abbandona la numerazione in favore di un nome: Megane appunto, ripreso da un concept di fine anni Ottanta.

Molto più di un'automobile

Gli ingegneri cominciano a lavorare al progetto della nuova compatta già nel 1989 e l'input che ricevono dal top management è quello di creare una vera e propria famiglia di vetture, non solo un modello. E famiglia fu. Allargata. Si comincia dalla due volumi a 5 porte, affiancata poco tempo dopo dalla Coach, la coupé, che non è banalmente una Megane con due porte in meno, ma una vettura diversa, più compatta e con un taglio del tetto e del posteriore completamente diverso. La gamma comprenderà successivamente anche la Classic (berlina a tre volumi, tipologia di carrozzeria a dir poco trascurata dai clienti italiani), la Cabrio, la station wagon e la rivoluzionaria Scenic, ovvero la prima monovolume compatta venduta in Europa. Un'intuizione vincente, che consegna per diversi anni un monopolio di fatto - come prima o seconda vettura di famiglia - alla Renault, prima che l'avvento di SUV e Crossover mettesse seriamente in discussione il segmento. Quanto ai motori, la base della gamma era rappresentata da un 1.400 a benzina da 75 CV, mentre il più potente era un 2.0 da 138. La prima Megane viene ristilizzata nel 1999, nel 2000 porta al debutto il primo turbodiesel common rail by Renault (1.9 dCi) e nel 2002 lascia spazio alla sua erede.

Megane II, quella "strana" e super sicura

Le automobili sono tutte uguali? Non le Renault nate tra il 2001 e il 2005. Prendete per esempio la Avantime, la Vel Satis, la Megane e la Clio di quegli anni e dite che in Renault mancò il coraggio: non è possibile. Le più "esagerate" sono certamente Avantime - la prima e ultima monovolume/coupé della storia - e la Vel Satis, strano incrocio fra berlina di grandi dimensioni, station wagon e solo in Renault sanno cos'altro. Anche Clio e Megane, però, non difettano di originalità. Il segno distintivo delle francesi in quegli anni è il posteriore sporgente, al punto che la Megane II è sì una compatta a due volumi, ma se la si guarda lateralmente balza subito all'occhio il "rigonfiamento" sotto al lunotto, a sua volta molto distintivo per quanto è verticale e piccolo. Bella? Brutta? I clienti hanno sempre ragione e la Megane II ne conquista parecchi, in giro per l'Europa. Non altrettanto fanno Vel Satis ed Avantime, ma questo è un altro discorso: nel segmento che più conta - il C, quello della Megane - i francesi non sbagliano. Anche perché il progetto conquista le 5 stelle EuroNCAP per la sicurezza passiva (prima vettura di segmento C a riuscirci), vince il premio di Auto dell'Anno nel 2003, porta su un'auto "popolare" la chiave in formato carta di credito e l'avviamento del motore a pulsante, mentre la qualità costruttiva non è nemmeno paragonabile a quella della prima generazione: il salto in avanti è grandissimo sia dal punto di vista dei materiali sia da quello dell'assemblaggio. Per quello che riguarda la gamma, la Megane Scenic diviene semplicemente Scenic, mentre la Cabrio viene sostituita dalla più complessa - però mai apprezzata fino in fondo - cabrio/coupé.

Megane III, orginalità addio

Come già scritto, i gusti sono personali. Ma se la Megane II si staccava nettamente dalla "massa", la sua erede brilla invece per "omologazione": il suo design sembra voler mettere d'accordo tutti, col risultato che molti la trovano anonima. In ogni caso, i francesi continuano a puntare sulla qualità del prodotto, che infatti soddisfa anche i più esigenti (che fanno fatica a muovere appunti, persino se prendono come riferimento la VW Golf), ma anche sulla sicurezza e sulla dotazione di serie. La Megane viene offerta con sei airbag ed ESP di serie, ottiene le cinque stelle EuroNCAP (che nel frattempo ha innalzato i propri standard di valutazione) e nella dotazione di serie include molti optional che la concorrenza fa pagare a parte, come per esempio il computer di bordo, il climatizzatore e l'attivazione automatica delle luci di emergenza in caso di frenata brusca. Con la terza generazione, inoltre, Megane dice addio alla tre volumi, che in realtà continua ad esistere, ma con un altro nome e con un "vestito" diverso: Fluence. Trovano conferma invece la station wagon, la tre porte e la cabrio/coupé.

RS, la Megane per gli smanettoni

Per alcuni, non esiste Megane al di fuori della RS, sigla che sta per Renault Sport, la divisione della Casa francese che si occupa delle trasformazioni in chiave sportiva. Non una rivale della Golf GTI, bensì qualcosa di completamente diverso; più specialistico, estremo, pensato per la pista. Lo testimoniano l'assetto granitico, il differenziale autobloccante e l'estrema reattività del posteriore. Ma non basta, perché della Megane RS vengono proposte via via versioni speciali, con motore ancora più potente di quello base (per esempio la RS Trophy 275 da 275 CV, appunto); prive dei sedili posteriori e con un impianto frenante che non teme il peggiore dei maltrattamenti (la 275 Trophy-R). E poi lei, la V6 Trophy: mostro a motore posteriore centrale montato longitudinalmente dietro le spalle del pilota. Un prototipo non omologato per la strada, dedicato esclusivamente alla pista, nello specifico all'omonimo Megane Trophy che si corre in occasione delle Worldseries by Renault. Prima di lei, chi ama le corse non può non ricordarla, c'è la Megane Maxi, Kit Car costruita dalla Renault in ottemperanza ai regolamenti FIA per i rally nella seconda metà degli anni Novanta.

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Tag: Retrospettive , Renault , auto europee


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