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pubblicato il 21 agosto 2015

Furti auto, i ladri usano i computer

Secondo uno studio inglese sono a rischio telecomandi e immobiliser di più di 100 modelli

Furti auto, i ladri usano i computer

La tecnologia è una bella alleata, soprattutto quando rende le azioni quotidiane un po' più semplici. A volte però viene da dubitare della sua efficacia, soprattutto quando si scoprono studi come quello fatto dall'Università di Birmingham e da esperti di sicurezza informatica dell'Università di Radboud (Olanda). I telecomandi che usiamo per aprire le nostre vetture possono facilitare la vita ai ladri d'auto.

Più di 100 modelli hackerati

L'analisi risale a più di due anni fa ma è stata resa pubblico solo ora, una volta terminato il procedimento legale iniziato da Volkswagen contro gli autori della ricerca. Il report mette in evidenza come sia stato possibile (e relativamente facile) bypassare il sistema Megamos Crypto, con cui sono equipaggiati più di 100 modelli di circa 25 Case auto tra cui Volkswagen, Fiat, Citroen ma anche Ferrari e Porsche. I ricercatori sono riusciti a colpire da remoto direttamente il transponder che è usato per aprire l'auto tramite telecomando o metterla in moto con l'ormai diffuso tasto Start in pochi minuti, replicando il codice di sicurezza criptato. Il sistema lavora a 96-bit e può creare miliardi di codici diversi tra l'auto e la chiave ma gli hackers, analizzandoli, sono scesi a circa 196 mila codici validi e tramite un sistema "brute force" creato da loro hanno trovato quello giusto in appena 30 minuti. Già a luglio alcuni cyber-ladri avevano crackato una Jeep Cherokee dotata di sistema internet U-connect e avevano potuto attivarne molte funzioni da chilometri di distanza e potenzialmente ogni modello venduto tra il 2014 e 2015 con questo accessorio è vulnerabile.

La risposta delle Case

Volkswagen si difende dicendo che l'azione legale è stata portata avanti per impedire che potenziali ladri potessero venire a conoscenza di questi preziosi risultati e che i suoi ultimi modelli sono sicuri. Dal canto suo invece Jeep ha richiamato 1,4 milioni di auto per ovviare al problema specificando che è circoscritto ai soli confini americani. Tesla ha invece aggiornato il software delle sue Model S dopo alcune dimostrazioni di hackeraggio. I sistemi informatici, si sa, non possono essere inattaccabili e pensando alla quantità di tecnologia presente sulle auto viene da chiedersi cosa potrebbe accadere con una manomissione da remoto di parti fondamentali per la sicurezza stradale (come freni ed airbag). 

Autore: Redazione

Tag: Attualità , auto americane , auto europee , auto italiane


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