dalla Home

Tecnica

pubblicato il 10 agosto 2015

Il V12 è il "re" dei motori, ma chi lo produce ancora?

Adatto a sportive e limousine, il dodici cilindri resiste ancora, tra lotta alle emissioni e taglio dei costi

Il V12 è il "re" dei motori, ma chi lo produce ancora?

Quando si parla di motori e di diverse tipologie di frazionamento c'è poco da fare, il V12 è quello che vince sempre. Se non si hanno problemi di costi e di spazio nel cofano non c'è soluzione migliore per garantire rotondità di funzionamento, corposità di erogazione, assenza di vibrazioni e potenza specifica. La ragione di tutto questo va ricercata nel perfetto bilanciamento di ogni singola bancata da sei cilindri in linea e dall'ulteriore smorzamento delle forze residue consentito dall'unione tra le due bancate. Che la V sia di 60 o 65 gradi poco importa, il dodici cilindri a V è sempre il massimo. Purtroppo, però, tra costi altri e necessità di contenere le emissioni, è un tipo di motore che sta diventando sempre più raro nelle auto di serie, mentre nelle competizioni, con la diffusione a macchia d'olio del turbo, è praticamente scomparso. Vediamo, quindi, quali sono i V12 superstiti che ancora si possono comprare in Italia, sempre che l'ampiezza del portafoglio lo consenta.

Ferrari e Rolls-Royce

Iniziamo dai creatori del V12 per eccellenza, cioè la Ferrari e la Rolls-Royce, che già nel Dopoguerra lo usavano entrambe anche se per motivi diversi. Oggi il 6.262 cc di Maranello, che si po' avere sia sulla FF che sulla F12 Berlinetta, ha una V di 65 gradi ed eroga la bellezza di 660 CV nel primo caso e di 740 CV nel secondo, superando gli 8.000 giri e senza usare alcun sistema di sovralimentazione. Dalle parti di Goodwood, invece, il dodici cilindri ha una V di 60 gradi e ha sia una variante aspirata che due turbocompresse. La prima è montata sulla berlina Phantom, ha una cilindrata di 6.75 litri ed eroga 460 CV, le seconde si trovano sulla berlina Ghost e sulla coupé Wraith e hanno, rispettivamente, 570 e 632 CV, mentre la coppia raggiunge l'impressionante valore di 800 Nm.

Lamborghini, Mercedes e Volkswagen

L'altro glorioso V12 italiano è quello della Lamborghini Aventador, che ha una V di 60 gradi, una cilindrata di 6.5 litri e strepita fino a 8.250 giri, quando raggiunge i 700 CV, mentre i newtonmetri di coppia sono 690. Di qui si passa in Germania, dove in attesa di vedere il ritorno del V12 sulla nuova BMW Serie 7, rimane solo quello Mercedes. Si tratta di un propulsore particolare, con un angolo tra le bancate molto aperto, che raggiunge i 90 gradi, misura solitamente tipica dei V8. Come avrete immaginato, la ragione sta nella modularità, che consente alla Casa tedesca di ridurre i costi. Questa unità spinge tanto la Classe S, quanto la Pagani Huayra, coprendo un range di potenze che va da 530 a 730 CV. C'è poi il W12 del Gruppo Volkswagen, una soluzione unica che nasce dall'unione di due VR6. La V tra le bancate è quindi di 72 gradi, mentre le singole linee di cilindri sono sfalsate di 15 gradi. Ne esistono due versioni: il 6.3 litri aspirato da 500 CV e 625 Nm dell'Audi A8 e il 6 litri turbo delle Bentley Continental e Flying Spur da 625 CV e 800 Nm. Infine, come non ricordare il V12 che equipaggia le Aston Martin Vanquish e V12 Vantage.

Autore: Alessandro Vai

Tag: Tecnica , auto europee , auto italiane


Top