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pubblicato il 10 agosto 2015

Car sharing: periferie a rischio

Nelle zone meno nobili delle città, si ripetono gli atti di vandalismo contro le auto in condivisione

Car sharing: periferie a rischio
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Dall’autunno del 2013, nel nostro Paese, il car sharing è un fenomeno in continua crescita. Nel 2014 (ultimi dati disponibili), sono stati 220.000 gli utilizzatori del servizio di auto in condivisione, per un parco macchine di circa 3.000 vetture in 11 città, con un incremento del 70% sul 2013. L’80% del mercato è assorbito dalla sola Milano, che detiene la leadership incontrastata; a seguire, Roma. Ma il car sharing fa boom un po’ in tutto il mondo, con 5 milioni di utenti nuovi nel 2014 (+36% rispetto al 2006) e più di 100.000 vetture prese a noleggio: entro il 2020, solamente tra Europa e Stati Uniti, saranno 12 milioni gli utenti di car sharing. E allora, qual è il problema cui ci riferiamo nel titolo e nel sommario? È un guaio di cui le stesse società di auto in condivisione non parlano volentieri: gli atti di vandalismo sulle vetture, quando vengono parcheggiate in alcune periferie delle città.

Un danno via l’altro

Si tratta di pneumatici che spariscono, navigatori “strappati” dall’abitacolo, così come danni alla carrozzeria e agli interni, causati solo per fare scherzi demenziali. Il fatto è che non solo l’auto in car sharing perde il fascino del nuovo, della vettura quasi perfetta; ma viene messa a repentaglio anche la sicurezza del mezzo. La società di auto in condivisione deve monitorare le varie vetture con ancora maggiore frequenza di quanto già faccia, è costretta ovviamente ripristinare il veicolo il prima possibile; e talvolta fronteggia le proteste di chi prende a noleggio una macchina e, pronti via, appena salito a bordo, trova diverse magagne. Sono costi in più per le società di car sharing, un doppio faticoso lavoro.

Quale soluzione

Appena si accenna alla possibilità che le auto in condivisione possano diminuire in periferia, o addirittura sparire dalle zone meno nobili delle città, a causa vandali, le società interpellate smentiscono. Al massimo, lasciano intendere che le vetture ai bordi delle metropoli caleranno, in quanto ci sarebbe una domanda inferiore rispetto a quanto accade nelle aree centrali. Grosso modo, le dichiarazioni diplomatiche sono di questo tenore: “L'eccessiva dispersione delle auto, nelle zone più remote, sottrae una parte della flotta all'utilizzo frequente degli abbonati”. Oppure: “Non scappiamo dai vandali. Vogliamo solo migliorare l’efficienza del servizio”. Purtroppo, la tendenza rischia di essere proprio quella: un mancato sviluppo del car sharing su tutta la città.

Politici coinvolti

A mettere un freno alla fuga del car sharing dalle zone a rischio sono i politici, che temono di perdere consensi in quelle aree. Per evitare disservizi, le società di auto in condivisione vorrebbero escludere alcuni pochi punti dalla zona di prelievo, un totale di una mezza dozzina di chilometri quadrati a fronte di decine coperti. Sulla ridefinizione del perimetro di noleggio, con esclusione delle zone “calde”, si giocherà una partita importante del car sharing a partire dal prossimo autunno. Perché quelle aziende, oltre a mirare allo sviluppo di forme di mobilità moderne, puntano a fare profitti; e i danni dei vandali costano. Sotto osservazione, c’è pure lo scooter sharing, appena lanciato a Milano.

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Autore: Redazione

Tag: Attualità , car sharing


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