Retrospettive

pubblicato il 9 agosto 2015

Chevrolet Camaro, pony car che passione

Nasce nel 1966 in risposta alla Mustang, rischia l'"estinzione" nel 2002, ma torna più in forma che mai nel 2009

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Origini umili, duro lavoro, e poi una fama stellare. La parabola della Chevrolet Camaro sembra la rappresentazione perfetta dell'American Dream: della fiducia, fede quasi, che gli americani hanno nel lavoro e nelle possibilità offerte dal loro Paese. Ti dai da fare e hai delle capacità? Allora non importa quale sia la tua estrazione, prima o poi avrai successo. Forse le cose non vanno più esattamente così (ammesso che in passato siano andate sempre così) nemmeno da quelle parti, oggi come oggi, ma questo è un altro discorso. Di sicuro la Camaro nasce sulla base - magari non proprio umile ma nemmeno nobile - della Pontiac (anch'essa del Gruppo General Motors) Firebird del 1967, con l'obiettivo dichiarato di fare concorrenza alla Ford Mustang, modello che si è inventato il genere delle pony car. Ovvero: auto di medie dimensioni, meccanicamente non troppo complesse, ma con qualcosa di sportivo, fosse anche solo nel look. Caratteristiche che nei primi anni Sessanta non si erano mai viste, tutte insieme su un'automobile. L'intuizione di Lee Iacocca, top manager Ford, si dimostra vincente, la Mustang piace parecchio e vende altrettanto, motivo per cui, già nel 1966 anche la Chevrolet presenta, appunto, la Camaro.

Cos'è una Camaro? "Un piccolo animale che si nutre di Mustang"

Se c'è da fare spettacolo, gli americani non sono secondi a nessuno. 21 giugno 1966: 200 giornalisti ricevono un telegramma dalla General Motors con scritto "si tenga cortesemente libero il giorno 28 giugno per un importante appuntamento". Quel 28 giugno viene svelata la Camaro, per la prima volta al mondo in teleconferenza con 14 città in collegamento. Memorabile la risposta alla domanda posta durante la conferenza stampa: "Cosa significa Camaro?", "Camaro è un animale che si nutre di Mustang", è la replica dell'allora grande capo di General Motors Pete Estes. Chiaro no? La vettura entra in commercio l'anno successivo, il resto è storia.

Prima e seconda generazione: da 140 a 425 CV

Tanto è breve la carriera della prima Mustang (1967 - inizio 1970), tanto è lunga quella della seconda serie, che inizia nel 1970 e termina nel 1981. Ad accomunarle c'è la base meccanica della Firebird, anche se la Mustang II è più lunga, larga e pesante della prima, oltre a essere disponibile solo con carrozzeria coupé. Ma torniamo alla prima Camaro, mossa come da tradizione americana da motori sovradimensionati: le cilindrate vanno da 4 a 7 litri, le potenze da 140 a 425 CV. Anche con le sospensioni e i freni non si va troppo per il sottile: ruote indipendenti davanti, ponte rigido al posteriore e quattro tamburi. Tra le versioni speciali realizzate, si ricordano la Rally Sport, la Super Sport e la Super Sport 350 (come i CV del suo V8); non mancano versioni pronto gara come la Z/28. Tuttavia, se si parla di Camaro speciali, la ZL-1 427 su base Camaro I è tuttora la derivazione più esclusiva: ne furono cotruite solo 69 e per via della sua brutalità, potenza e leggerezza è unanimemente considerata la più veloce e costosa di tutte. Nel 1970 è già tempo però di Camaro II: stilisticamente l'isipirazione è la Ferrari, mentre i tecnici migliorano tutto, dai motori alle sospensioni, passando per i freni e l'abitacolo. In realtà, la questione motori è controversa, visto che le norme anti inquinamento americane impongono dei drastici tagli alla potenza rispetto al modello vecchio: addirittura, il propulsore base ha solo 100 CV. Troppo pochi per un'auto così.

La Camaro III e la sua fiacchezza di motore

Sospensioni McPherson, molle elicoidali al posto delle balestre, iniezione che sostituisce il carburatore, cambio automatico a quattro marce (prima erano tre) e motori anche a quattro cilindri. Questa Camaro è completamente nuova, più moderna e leggera. Nasce nel 1982, ma come la seconda è afflitta da un grosso problema, per essere una sportiva: ha motori troppo fiacchi. Pensate che si parte dai 90 CV del 2.5 Iron Duke di General Motors: un quattro cilindri che la stampa di allora definisce letargico, addirittura. Non va molto meglio con il V8 5.0, accreditato di soli 145 CV, portato a 165 per la versione "sportiva" Z28. Già dal 1983 le cose migliorano, però: il V8 sale a 190 CV, mentre nel 1984 debutta la prima strumentazione digitale. Con la IROC-Z del 1985 viene finalmente superata la barriera dei 200 CV, 215 per la precisione, ma bisogna attendere il 1987 per i 225 CV della IROC-Z rivista. Cifre comunque modeste, rispetto agli over 400 delle versioni più cattive della prima Mustang, che purtroppo non verrano mai toccate con questa generazione, nemmeno con le versioni RS, B4C e 25th Anniversary. Dopo dieci anni di carriera e non molta gloria, nel 1993 è ora di lasciare spazio alla Camaro numero IV.

Con la quarta generazione si torna a fare sul serio

Qualcosa della Camaro III rimane anche sulla Camaro IV del 1993: il pianale e le sospensioni posteriori per esempio. Cambiano però le geometrie davanti, la scatola di sterzo e, esteticamente, i parafanghi: insomma, ce n'è abbastanza per parlare di nuova generazione, anche e soprattutto perché finalmente in General Motors si convincono che una pony car non può essere un ronzino della più umile specie. Sotto il cofano trova spazio un V6 3.4 da 160 CV e, soprattutto, un 5.7 V8 da 275 CV. Le potenze specifiche restano di poco superiori a quelle dei camion e gli oltre 400 CV della prima generazione restano altra cosa, ma poco importa, anche perché grazie al peso nettamente inferiore rispetto a quello della Camaro degli anni Sessanta le prestazioni sono simili, se non superiori. Passi da gigante si registrano inoltre nella trasmissione, automatica a 4 rapporti o manuale a 6, e nei freni, tutti a disco e con ABS. La Camaro fa anche da pace car (l'auto che guida il plotone di monoposto in fase di partenza e in caso di incidente) alla 500 Miglia di Indianapolis e una versione a lei dedicata viene successivamente commercializzata. Nella sua carriera, la Camaro IV riceve via via il controllo di trazione, un nuovo 3.8 V6 da 200 CV, l'immancabile versione RS e la più potente SS: la prima oltre i 300 CV dal 1971. L'evoluzione, incessante, interessa successivamente il differenziale, disponibile anche autobloccante, la disponibilità del caricatore cd e varie modifiche estetiche. Prima di andare in pensione, la quarta generazione celebra i 35 anni del modello con la versione 35th Anniversary, che però è soprattutto una trasformazione estetica. Siamo nel 2002 e la Camaro interrompe - per fortuna momentaneamente - la sua parabola.

2009, il ritorno tanto atteso

Otto anni di oblio fanno pensare il peggio alla folta schiera di appassionati di Camaro: davvero GM non la produrrà più? Per fortuna la risposta è no. Anzi, nel 2009 viene presentata (come Model Year 2010) quella che forse è la migliore Camaro mai prodotta. E' valsa la pena aspettare, dunque. Disponibile inizialmente solo con carrozzeria coupé, la due porte americana si ispira nello stile alla generazione numero uno. Ma è soprattutto da sotto il cofano che arrivano le notizie migliori: il V6, per esempio, eroga la bellezza di 304 CV ed è abbinato a due cambi - manuale e automatico - a sei marce. Al top di gamma si trova invece il V8 6.2 da 426 CV, capace di uno 0-100 km/h in 5 secondi e, soprattutto, di regalare emozioni come nessuna Camaro ha mai fatto.

Nel 2015 scatta il downsizing

Primavera 2015: anche un'icona del Made in USA "cede" al downsizing. Un calo solo nominale, non certo prestazionale: accanto ai noti 3.6 V6 e 6.2 V8 debutta infatti un nuovo 2.0 turbo a quattro cilindri, capace di ben 279 CV e 400 Nm di coppia, per uno 0-100 km/h in meno di 6 secondi. La Camaro VI, figlia di un nuovo progetto, a parità di versione è anche più leggera di 90 kg rispetto al modello che sostituisce, mentre le sospensioni a controllo elettronico coniugano come mai in passato comfort e sportività.

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Tag: Retrospettive , Chevrolet , auto storiche , auto americane , usa


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