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Retrospettive

pubblicato il 2 agosto 2015

BMW Serie 7, il futuro contemporaneo del marchio bavarese

L'ammiraglia è la vetrina dell'eccellenza hi-tech per la casa tedesca. Ecco alcune "chicche"

BMW Serie 7, il futuro contemporaneo del marchio bavarese
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  • Bmw Serie 7 prima generazione (1977-1986) - anteprima 2
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Lusso, tecnologia, prestigio: difficile dire quale di questi tre elementi sia prevalente nella BMW Serie 7, ma di sicuro nessuno è deficitario. La vettura in questione è infatti l'ammiraglia della Casa bavarese: non banalmente la più grande, ma soprattutto quella che anticipa molto di quello che poi verrà introdotto sul resto della gamma. Soluzioni che magari sembrano fantascienza, sulla 7 diventano realtà, che poi si allarga anche al resto della gamma, alle più popolari - per quanto popolare possa essere una BMW - Serie 5-3-2-1... Un esempio? L'ultima generazione dell'ammiraglia bavarese, svelata poco più di un mese fa, può essere parcheggiata tramite una "chiave-telecomando" senza bisogno che il guidatore sia a bordo: una grande comodità in caso di posti stretti e che senza dubbio vedremo, nel giro di qualche anno, anche sul resto della gamma BMW. Prima di questo, comunque, di motivi per parlare di BMW Serie 7 ce ne sono stati tantissimi. Andiamo a vedere la storia di questa vettura.

La prima col motore V12...

Siccome siamo degli inguaribili romantici che la passione per le auto l'hanno contratta per il piacere di guidare, per il design, per il suono di un motore, per cose di "pancia" , insomma, non potevamo non partire da qui, dal primo V12 stradale della BMW, che non a caso ha fatto il proprio debutto sotto il cofano della seconda generazione di Serie 7. Siamo nel 1987 e sentite cosa dice l'allora capo dello sviluppo: "Gli ingegneri impegnati su questo progetto volevano il meglio in ogni comparto e noi non li abbiamo limitati". Capito? Altra dichiarazione affascinante, tipica degli anni in cui la meccanica aveva ancora la meglio sull'elettronica, è questa: "Il nuovo V12 è costruito con logiche aerospaziali. Tutto è stato duplicato, anche la sonda Lambda per esempio, per fare in modo che se una bancata di cilindri va fuori uso, la vettura è comunque capace di superare i 200 km/h". Dove sia l'utilità di tutto ciò è difficile dirlo: forse i tedeschi ammiccavano ai servizi segreti o ai Ministeri degli Interni, per far loro presente che anche in caso di sparatoria, il V12 della 750i poteva funzionare (e forte) anche se "azzoppato" per metà. Sappiamo per certo, invece, che la cilindrata è di 5 litri, per 300 CV di potenza e 450 Nm di coppia. Numeri che nel tempo sono arrivati fino ai 6 litri del V12 della 760i di penultima generazione, capace di 544 CV e 750 Nm di coppia. Tornando alla Serie 7 di seconda generazione, c'è spazio anche per la "connettività": telefono e fax erano optional e, chi voleva offrire da bere qualcosa di raffinato ai propri ospiti, poteva ordinare la celletta per tenere in fresco il vino.

Freni a disco anche dietro e ABS. Siamo nel 1977...

La prima Serie 7 in quanto tale è datata 1977 e fino al 1986 viene prodotta in 285.029 esemplari. Non si tratta però del debutto assoluto della Casa bavarese nel campo delle berline di grandi dimensioni: prima di lei c'era infatti la E3. Il cambio di denominazione segue la logica adottata anche sulle altre vetture della gamma. Tecnicamente, le basi della E3 vengono confermate (e sono le stesse di oggi): motore anteriore longitudinale e trazione posteriore (ora anche 4x4). Le novità più interessanti riguardano invece l'impianto frenante, che monta i dischi anche al retrotreno e, dal 1979, l'ABS fra gli optional; va detto però che la "prima" assoluta spetta alla sua acerrima rivale Mercedes Classe S, che monta l'antibloccaggio delle ruote in frenata a partire dal 1978. In entrambi i casi il dispositivo era optional.

Con la terza generazione arriva il diesel

Quando si tratta di motori, i tedeschi non hanno la puzza (di gasolio) sotto il naso. Del resto Audi ci ha vinto talmente tante 24h di Le Mans da averci perso il conto, con i turbodiesel e, per restare in tema BMW, tutto si può dire dei propulsori a gasolio di Monaco, ma non che non abbiano la "nobiltà" sufficiente per portarsi a spasso un'ammiraglia. Consapevoli di ciò, in BMW montano il loro 6 cilindri da 2,5 litri sulla 725 tds già a metà degli anni Novanta. Nonostante una potenza di "soli" 143 CV, la silenziosità e la dolcezza di funzionamento convincono anche i più scettici; oggi, un'ammiraglia a gasolio è quasi la normalità. Per prima al mondo, inoltre, la Serie 7 di terza generazione offre i fari allo xeno; non mancano inoltre navigatore satellitare, modulo TV, comandi allo sterzo...

L'era (o il sogno...) dell'idrogeno e dell'elettronica

La quarta generazione dell'ammiraglia tedesca aveva un sacco di motivi per far parlare di sé, eppure rimarrà per sempre la "Serie 7 più strana" della storia. I giudizi estetici sono personali, ma non c'è dubbio che le linee tracciate da Chris Bangle fossero quanto meno originali, fuori dagli schemi, con quel baule "seduto" sui fari posteriori, la coda gonfia e un aspetto meno slanciato rispetto al solito. Detto questo, la vettura vende bene, nonostante vengano addirittura raccolte delle firme per far licenziare Bangle dalla BMW; non succede nulla di tutto ciò (non in quegli anni almeno) e la Casa bavarese conosce una rivisitazione stilistica senza precedenti in tutti i segmenti di mercato, oltre che un successo di vendite in costante crescita. Ma torniamo alla Serie 7 e al suo trionfo di tecnologia: al di là della motorizzazione a idrogeno che si è poi rivelata una promessa mancata, più che una svolta, la tedesca fa parlare di sé per l'adozione di una strumentazione quasi del tutto digitale, dove i quattro strumenti lasciano il posto a due indicatori analogici supportati da una serie di schermi pieni zeppi di informazioni. Nell'ottica della razionalizzazione, vengono inoltre eliminati molti pulsanti dalla plancia, riuniti in un controller unico, l'i-Drive: soluzione molto criticata all'inizio e poi copiata da tutti i competior. Sono soprattutto le oltre 70 centraline che impressionano, quando si parla di questa vettura, che si può tranquillamente considerare la prima vera vettura moderna, almeno dal punto di vista della rete elettronica di bordo.

Il ritorno alla normalità: la quinta generazione

Solo motori turbo (a sei e otto cilindri, diesel e benzina), cambio automatico a 8 rapporti, trazione (anche) integrale, 4 ruote sterzanti e versione ActiveHybrid7: tecnicamente si sprecano le novità sulla generazione numero 5 della Serie 7. Non è da meno l'elettronica, che tutto sovrintende e gestisce. E' lo stile, però, che conosce ancora una volta un grande cambiamento: si ritorna alle tradizioni. Il look è moderno, ma non è certo così personale come quello del modello che sostituisce.

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Autore: Adriano Tosi

Tag: Retrospettive , Bmw , auto europee


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