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pubblicato il 30 luglio 2015

Guardrail, quando manca scatta il risarcimento

Lo dice la Cassazione, ma si arriva fino al terzo grado di giudizio prima del rimborso

Guardrail, quando manca scatta il risarcimento

Il caso è semplicissimo: un’auto finisce fuori strada, e probabilmente le conseguenze del sinistro sarebbero state più lievi se su quel tratto ci fosse stato un guardrail. In conseguenza di questo, secondo la Cassazione, il gestore deve risarcire l’automobilista: lo ha stabilito la sentenza 15859/15, che ha preso in esame un incidente del 1990. E qui va aperta immediatamente una parentesi: ma è mai possibile che un cittadino debba attendere 15 anni per vincere una causa? Oltretutto, ballano circa 150.000 euro, non noccioline: soldi di cui il guidatore aveva diritto di disporre molti anni fa.

Anas nel mirino

Per la precisione, almeno riguardo a questo incidente, è l’Anas (il gestore delle strade e autostrade nazionali) a dover pagare i danni. Si parla della Strada statale numero 536, nei pressi di Polistena (Reggio Calabria). Infatti, se l’asfalto è scivoloso perché ricoperto d’acqua e fango, non sono stati apposti segnali di pericolo e, per di più, la vettura finisce fuori strada per l’assenza del guardrail, l’Anas ne è responsabile. In teoria (perché poi si sa che la realtà è ben diversa), la pubblica amministrazione dovrebbe impedire il degrado delle strade, così da favorire la sicurezza stradale.

Una difesa… “bizzarra”

L’Anas eccepiva che la responsabilità dell'incidente doveva ascriversi non a un'insidia stradale, ma alla condotta di guida dell’automobilista, “la cui velocità eccedente quella massima consentita (30 km/h) aveva fatto si che l'auto non fosse trattenuta dal terrapieno posto a margine della carreggiata”. Come se un eccesso di velocità potesse giustificare la mancanza del guardrail, o l’assenza di manutenzione...

Molto più difficile di quanto sembri

Il guaio è che ottenere il risarcimento dai gestori delle strade era e resta difficilissimo. Lo dimostra anche quest’ultima sentenza: si va addirittura in terzo grado di giudizio, dopo il tribunale e l’appello, per vedersi riconoscere un proprio diritto. Passano anni e occorre investire denaro prima di avere quanto ci spetta: chi è disposto a sobbarcarsi quest’onere, per giunta a distanza di un decennio o più? Chi, specie al giorno d’oggi, intende rischiare di non vedersi riconoscere un euro? Perché la giurisprudenza in materia è molto variegata: talvolta, la spuntano i gestori, sulla base di sentenza quantomeno discutibili in linea di principio.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , incidenti , sicurezza stradale


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