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pubblicato il 24 luglio 2015

Patente auto, con l'infrazione fuori i nomi!

Il proprietario dell’auto deve comunicare chi guidava, anche in caso di ricorso. Altrimenti riceverà una sanzione amministrativa di 286 euro

Patente auto, con l'infrazione fuori i nomi!

La Cassazione, con sentenza 15542/15, conferma un principio importante che riguarda i ricorsi contro le multe. Il caso è quello del proprietario di un’auto che riceve a casa una multa, come accade quando gli autovelox “pizzicano” chi corre troppo. Se il titolare della vettura si vede recapitare una multa con taglio di punti a chi ha commesso l’infrazione, deve comunicare alla polizia chi guidava al momento dell’infrazione. Oppure paga una multa supplementare. Ma di certo, se propone ricorso contro il verbale, deve dire alla polizia il nome del guidatore: il solo fatto di opporsi alla contravvenzione non autorizza il proprietario del mezzo al silenzio.

Tempi e multe

Il proprietario, ribadisce la Cassazione, ha 60 giorni per comunicare i dati del guidatore. Infatti, dice l’articolo 126 bis del Codice della strada, l'organo da cui dipende l'agente che ha accertato la violazione, ne dà notizia, entro 30 giorni dalla definizione della contestazione effettuata, all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, deve fornire all'organo di polizia che procede, entro 60 giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Chi omette, “senza giustificato e documentato motivo”, di fornirli è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di 286 euro.

Quale ragione valida?

L’unica scappatoia è un “giustificato e documentato motivo” per non dire chi guidava. E qui la questione è molto controversa: quale può essere una ragione valida? Difficile da individuare. Così, si rischia di porre a carico dell’interessato una “prova diabolica”. Come documentare l’impossibilità di indicare il guidatore? Come dimostrare che la vettura viene guidata da tante persone e non si è in grado di ricordare il conducente nel momento dell’infrazione? Alla fine, il nostro suggerimento è semplice: comunicate sempre i dati del guidatore entro 60 giorni, e state attenti ai tempi. Per il ricorso al giudice di pace, 30 giorni; per quello al prefetto, 60 giorni.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , patente a punti


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