Test

pubblicato il 23 luglio 2015

Peugeot storiche, la prova su strada delle piccole cattive

Dalla "lussuosa" 205 Gentry alla vivace Gutmann, per finire con l'erede: la 106 Rallye

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Se si parla di piccole sportive, la Peugeot 205 e la 106 furono ciascuna per il proprio decennio di appartenenza - gli anni '80 per la prima, i '90 per la seconda - punti di riferimento assoluti. La 205 GTI (ne avevamo restaurata una con #mifacciounclassico, ve lo ricordate?), con le sue versioni derivate CTI, Gentry e Gutmann, seppe costruire intorno a sé un'aura quasi leggendaria, grazie al suo handling un po' nervoso quando la si spingeva al limite e al collegamento diretto (seppure solo d'immagine, perché la meccanica era tutt'altra cosa) con la mostruosa 205 che partecipava e vinceva nel Gruppo B del campionato mondiale rally. La Peugeot 106 fu invece quasi una sorpresa: arrivata dopo il grande successo della 205, si collocava un gradino sotto per dimensioni e categoria rispetto all'antenata. Eppure, con le sue versioni sportive XSi e Rallye riuscì a diventare anche lei un piccolo oggetto di culto tra quelli che volevano divertirsi e andare forte senza spendere troppo. La Peugeot 205 GTi e la 106 Rallye hanno insegnato a generazioni di appassionati di motori ad amare la guida e l'idea di sportività "per tutte le tasche" proposta dalla casa francese, ma soprattutto quali possono essere gli effetti di un sovrasterzo di rilascio quando si è entrati un po' troppo "allegri" in curva.

Da grande appassionato di hot hatch - che preferisce i piccoli Davide a quattro ruote che fanno della leggerezza la loro arma vincente, ai Golia tutti potenza e niente agilità - ho accettato con una certa eccitazione (e senza aspettare un secondo) l'opportunità di fare un viaggio nel tempo indietro di qualche decennio e provare tre miti della mia infanzia: una Peugeot 205 Gentry, una 205 GTI Gutmann e una 106 Rallye. Tre auto che non superano la tonnellata di peso e i 160 CV, che il turbo non sanno nemmeno dove sia di casa, ma che grazie a un'esperienza di guida pura, fisica e priva di ogni elettronica riescono ancora a regalare grandi sorrisi ai guidatori d'oggi. Cui forse un po' dispiace d'essersi persi un periodo in cui per divertirsi bastavano diecimila lire di benzina, un volante, tre pedali e cinque marce.
Vi porto in un mondo senza smartphone né ESP: allacciate le cinture, abbassate i finestrini perché l'aria condizionata ce l'hanno solo le ammiraglie e mettete una cassetta nell'autoradio. Ora ci si diverte.

Peugeot 205 Gentry, noblesse oblige

Ci sono auto che gridano la propria sportività - o, peggio, la fingono - e altre che invece quasi la nascondono, sicure di non avere niente da dimostrare. La 205 Gentry appartiene di certo a questa seconda categoria: lanciata alla fine del 1991, era una versione "al top" in tutto. Montava il 1.9 della GTI rivisto nella mappatura per erogare 105 CV (25 CV in meno dell'originale), ma grazie al peso intorno ai 900 kg, alle prime due marce più corte e al picco di coppia che arrivava circa 1.500 giri/min prima della variante più potente garantiva un'agilità nel traffico cittadino o nel misto da vera sportiva. L'allestimento per l'epoca era poi da piccola ammiraglia: quattro freni a disco con ABS, servosterzo, vetri elettrici, chiusura centralizzata, cerchi in lega, tetto apribile e/o aria condizionata e interni totalmente in pelle con inserti in finta radica sulle portiere.
Tra le colline del Chianti intorno alla cittadina toscana di San Gimignano - dove ha sede la Galerie Peugeot che custodisce modelli del marchio appartenenti a ogni decennio del '900 e tanti cimeli - ho potuto provare la più rara delle Peugeot 205 Gentry: quella nella tinta Beige Mayfair, un colore non disponibile in Italia e molto meno diffuso rispetto all'unico altro disponibile per quest'allestimento, il Verde Madreperla. Con il tettuccio aperto sotto il cocente sole estivo, sono andato a spasso con questa piccola premium del passato che mi ha regalato sensazioni quasi da piccola granturismo.
L'erogazione del 1.9 8 valvole a iniezione della Gentry privilegia la spinta all'allungo e le cinque marce permettono di sfruttare la coppia per muoversi veloci tra una curva e l'altra. Nonostante il 130 CV della GTI "normale" prenda giri con più entusiasmo, il modo in cui lo fa comincia a dimostrare i suoi trent'anni: in questo senso il 105 CV della 205 Gentry mi è sembrato un motore più moderno, proprio perché permette di utilizzare meglio i regimi intermedi e godersi la dinamica del telaio senza doversi "appendere" alla fetta più alta del contagiri. Lo sterzo servoassistito è da trattare con cura: la 205 ha un muso che s'inserisce in curva con rapidità notevole e l'assistenza non fa che esaltare questa caratteristica. Per evitare di scompensare il posteriore e di ritrovarsi a dover controsterzare, la Peugeot 205 Gentry invita a guidare con uno stile in perfetta sintonia con la sua personalità: rapido ma non troppo. Guidata "a otto decimi", la Gentry ha saputo restituirmi un'esperienza di guida unica nel suo genere, grazie all'agilità dell'insieme e a un assetto che assorbe le imperfezioni dell'asfalto con molta più morbidezza delle sportive attuali. In questo senso, questa versione "nobile" della Peugeot 205 GTI mi è sembrata l'auto perfetta per percorrere a tetto aperto le strade panoramiche e tortuose che da San Gimignano vanno verso l'Abazia di San Galgano o quelle delle cosiddette "Crete Senesi" che si trovano a sud-est del capoluogo.

Peugeot 106 Rallye, tutta da strapazzare

Si può essere felici con meno di 100 CV? La risposta la dà la Peugeot 106 Rallye ed è "assolutamente sì". Lanciata alla fine del 1993, la prima serie di questa versione "nuda" della piccola Peugeot - priva di fendinebbia, vetri elettrici e persino delle bocchette centrali dell'aerazione - montava un 1.294 cc da appena 98 CV e i più bei cerchi in lamiera bianchi che si siano mai visti nella storia dell'auto. Con un peso in ordine di marcia di appena 810 kg, la 106 Rallye toccava i 100 km/h in 9,3 secondi e dimostrava che per divertirsi basta poco.
La mia esperienza di guida al volante della piccolina del Leone è stata una rivelazione: all'inizio l'auto sembra un po' ruvida, acerba. A velocità normali lo sterzo senza assistenza è duro e dice poco delle ruote anteriori, il cambio vago e l'erogazione del motore pigra. Quando si comincia a spingere però - e per "spingere" intendo chiedere tutto, guidare cattivo e tenere il motore tra i 5.000 e i 7.400 giri/min del limitatore - la 106 Rallye si trasforma e diventa un oggetto sublime. Il muso della 106 Rallye s'inserisce in curva con un'urgenza e una precisione date dall'assoluta leggerezza dell'auto, lo sterzo si fa tattile e comunicativo in una maniera totalmente sincera e sconosciuta alle auto d'oggi, mentre il posteriore "danza" aiutando a chiudere le curve e il motore invita a guidare in uno stile "tutto o niente" che ha un sapore racing d'altri tempi. Tra le tre auto che ho provato - Gutmann compresa - la 106 Rallye è la più divertente perché ti costringe a tenerla sempre al limite, a sfruttare ogni goccia delle sue e delle tue capacità, restituendo però sensazioni che valgono ogni sforzo. È proprio vero che si stava meglio quando si stava peggio.

Peugeot 205 Gutmann, la GTI al quadrato

Quando si tratta di potenza, ai tedeschi piace esagerare. Il preparatore tedesco Gutmann, in questo senso, ha tenuto fede alla filosofia nazionale e ha elaborato una variante a 160 CV (30 CV in più dell'originale) del 1.9 della Peugeot 205 GTI montando la testata a 16 valvole della Peugeot 309 e rivedendo a fondo la meccanica, sia del motore che del telaio. Anche a un primo sguardo, il grosso scarico posteriore, l'assetto ribassato e i bellissimi cerchi in lega da 15 pollici della 205 Gutmann fanno subito capire che tutto è stato fatto per ottenere il massimo in fatto di prestazioni e la mia esperienza al volante di questa piccola bomba ne è stata una netta (e rumorosa) conferma.
Il volante specifico è un oggetto meraviglioso da tenere in mano e ha una precisione che sta all'opposto rispetto a quella del cambio a 5 marce, dalla corsa incredibilmente lunga per gli standard di oggi. Appena ci si muove lo sterzo della Gutmann comunica ogni variazione dell'asfalto muovendosi continuamente, mente il motore offre un sound e una spinta impressionante rispetto alla sua potenza relativamente contenuta. Il telaio della 205 fa fatica a contenere l'esuberanza del 16 valvole che accelera deciso fino ai 4.500 giri/min e oltre diventa rabbioso a tal punto da innescare reazioni al volante, che mi hanno costretto a tenere i miei sensi svegli al massimo e le mie mani ben salde alle 9:15. La barra duomi anteriore c'è e si vede: la Peugeot 205 GTI Gutmann s'inserisce in curva con un'immediatezza quasi telepatica e l'assetto più basso e rigido permette cambi di direzione precisi e veloci. Tutto questo non fa che rendere ancora più nervoso il posteriore, cosa che richiede la massima attenzione in ogni curva e cambio di pendenza, pena il rischio di trovarsi con l'auto che si scuote e muove intorno al suo fulcro. Rispetto alla GTI "normale", la Gutmann è una valanga di sensazioni che si susseguono veloci, nette e a tratti persino violente. Per me rappresenta il limite massimo della GTI, forse il suo coronamento più estremo e finale. Daniele Bellucci - l'appassionato creatore e gestore della Galerie Peugeot di San Gimignano - mi ha raccontato che Gutmann si spinse anche oltre, elaborando una versione da 180 CV del suo motore. Ho un po' di paura anche solo a dirlo, ma mi piacerebbe provarla. Tanto.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Test , Peugeot , auto europee , auto storiche


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