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pubblicato il 22 luglio 2015

Honda Jazz, per lo spazio le suona a tutti

La terza generazione offre oggi più che mai l’abitacolo più ampio e flessibile della categoria, più sicurezza e una telematica di prim’ordine

Honda Jazz, per lo spazio le suona a tutti
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Honda Jazz, è il momento di cambiare musica con la terza generazione di quella che in Giappone e Nordamerica si chiama Fit ed è una dei cavalli di battaglia della casa nipponica oltre che una delle auto di segmento B più globali in assoluto visto che dal 2001 è stata venduta in 5,5 milioni di esemplari (781mila in Europa) e viene prodotta in tutto il mondo in ben 11 stabilimenti sparsi in 8 diversi paesi.

Entrare per credere

La terza Jazz ricomincia dunque su una solida base di clienti, anche se non ha mai trovato un’accoglienza entusiasta in Italia, dove le auto di segmento B rappresentano la fetta più grande di mercato. La cosa mi ha sempre stupito, perché la giapponese ha sempre avuto dalla sua un rapporto insuperabile tra dimensioni esterne e ampiezza dell’abitacolo e questa promette di fare ancora meglio. Infatti la lunghezza cresce di 95 mm rimanendo sotto i 4 metri, ma dentro mi sembra di stare in un’auto lunga almeno mezzo metro in più, a cominciare da quando apro le portiere quasi ad angolo retto. Entro ed esco allungando le gambe e, se siedo dietro, mi sembra di stare in un monovolume. In effetti l’altezza è di 1,55 metri, sul montante anteriore c’è un deflettore in più e le soluzioni di carico sono davvero numerose, superiori per numero e fantasia a qualsiasi auto.

La magia è nascosta nei sedili

Anche qui infatti, come su altre Honda, ci sono i celebri Magic Seats. Il nome non è un’esagerazione perché il divano posteriore 60/40 ha un movimento di abbattimento che abbassa simultaneamente la seduta creando un piano di carico perfettamente piano e passando da 354 a 1.317 litri. La volumetria è anch’essa da record e figlia della sistemazione del serbatoio sotto i sedili anteriori, una soluzione cara alla Honda e presente da sempre sulla Jazz. Ma non è finita qui perché posso sollevare le due sedute creando uno spazio ideale per ospitare carichi in verticale alti fino a 1,28 metri infilandoli dalle portiere posteriori oppure sistemare oggetti lunghi fino a 2,45 metri ma, al contrario delle altre auto, lo schienale lo devo reclinare all’indietro e lo stesso posso fare con quello del guidatore creando all’interno della Jazz un miniletto matrimoniale. Se fossi più giovane, la Jazz sarebbe la mia macchina.

Sette pollici e due dita

Eppure credo che il “difetto” della Jazz, il fattore che non le ha tributato da noi il successo che avrebbe sempre meritato, sia proprio l’assenza di qualsiasi guizzo sul terreno del dionisiaco. Identica considerazione posso farla per la tecnologia di bordo, anche se stavolta qualcosa di più sfizioso c’è, come ad esempio i comandi a sfioramento per il climatizzatore automatico e la velocità con la quale si può fare lo zoom con indice e pollice sullo schermo a sfioramento da 7 pollici del sistema Honda Connect. Proprio come un smartphone, gira su sistema Android, può essere integrato da app acquistabili online e ha un navigatore semplice e veloce che si aggiorna gratuitamente per 5 anni. Ha due prese USB e persino una HDMI, come raramente ho visto su altre auto, men che meno in questa fascia.

Contro certe distrazioni

E allora mi chiedo come su un’auto così ben studiata si possano ricordare i battitacco cromati con la scritta Jazz e dimenticare le luci per i sedili posteriori e quelle sulle alette parasole oppure rivestire il tetto e la zona dei passaruota con materiali che non sono all’altezza di un’auto che possiede più di un’eccellenza. Al passo delle migliori concorrenti è invece la dotazione di sicurezza dove, tra i dispositivi che tutti conosciamo come la frenata autonoma in città, l’allerta per la distanza di sicurezza e il mantenimento della corsia, c’è anche il limitatore intelligente di velocità che, dopo avere letto i limiti dai segnali, li trasforma in istruzione per la vettura. Lo stesso occhio elettronico provvede anche alla commutazione automatica degli abbaglianti.

Un motore per due cambi

Nessun imbarazzo invece per il motore: c’è solo un 1,3 litri appartenente alla famiglia Earth Dreams Technology che offre più potenza del precedente 1.4 ed è più efficiente dell’1.2. Ha 102 cv e contravviene un po’ alle mode del momento perché è un aspirato ad iniezione indiretta che a basso carico funziona a ciclo Atkinson, ha un elevato rapporto di compressione (13,5:1), la distribuzione con variatore di fase e alzata nella migliore tradizione Honda e infine l’EGR. Con il nuovo cambio meccanico a 6 rapporti dichiara un consumo di 5 litri/100 km pari a 116 g/km di CO2 che scendono rispettivamente a 4,6 e 106 con il CVT dotato di modalità sequenziale a 7 rapporti. Merito anche della scocca più leggera (-12%) e rigida che promette anche maggior comfort e un comportamento stradale più in linea con i nostri gusti.

Sempre fedele. A se stessa

Il motore si avvia privo di vibrazioni ed è regolare, ma non credo che lo ricorderò per il brio. Nella parte alta del contagiri ha uno slancio che però si paga con una tonalità non proprio piacevole. Al contrario, il cambio manuale è fluido e preciso sotto le mie mani mentre il CVT ha un effetto “sfollata” misurato, reagisce bene se usato in sequenziale e ha una logica di funzionamento che, dopo un rallentamento, mantiene i rapporti bassi per assicurare un pronto recupero della velocità. Va bene per la città e anche fuori visto che a 130 km/h il contagiri indica meno di 3.000 giri/min. Buono il comfort così come il comportamento stradale, che mi sembra improntato in ogni caso alla facilità e alla prevedibilità nonostante lo sterzo sia stato reso più diretto del 25%. Mi piace lo stop&start, dolce e rapido e la generale dolcezza di comandi che mi suggerisce ancora una volta la cifra della Jazz: un’auto universale, magari priva di una personalità spiccata, ma in grado di parlare chiaramente a chi sa cosa vuole.

Una scelta pressoché unica

La nuova Honda Jazz sarà in vendita da settembre in tre allestimenti (Trend, Comfort ed Elegance) con un listino che parte da 14.600 euro. Una quotazione non certo aggressiva, ma in linea con la tradizione di un prodotto che non ha mai cercato i facili consensi, che vuole farsi scegliere e che comunque offre una buona dotazione di base comprensiva di frenata autonoma in città, Bluetooth e Magic Seats. Ci sarà una versione ibrida? Forse. L’elettrica? Non è confermata. E il diesel? Escluso. È la Jazz e la musica è questa.

Scheda Versione

Honda Jazz
Nome
Jazz
Anno
2015
Tipo
Normale
Segmento
utilitarie
Carrozzeria
2 volumi
Porte
5 porte
Motore
normale
Prezzo
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Autore:

Tag: Test , Honda , auto giapponesi


Listino Honda Jazz

Allestimento Trazione Alim. CV Cil. Posti Prezzo
1.3 Trend anteriore benzina 102 1.3 5 € 14.900

LISTINO

1.3 Comfort sedili riscaldabili Connect ADAS anteriore benzina 102 1.3 5 € 16.100

LISTINO

1.3 CVT Trend anteriore benzina 102 1.3 5 € 16.250

LISTINO

1.3 Comfort sedili riscaldabili Navi ADAS anteriore benzina 102 1.3 5 € 16.750

LISTINO

1.3 Elegance anteriore benzina 102 1.3 5 € 16.900

LISTINO

1.3 CVT Comfort anteriore benzina 102 1.3 5 € 17.150

LISTINO

1.3 Elegance sedili riscaldabili Connect ADAS anteriore benzina 102 1.3 5 € 17.200

LISTINO

1.3 Comfort sedili riscaldabili Connect ADAS CVT anteriore benzina 102 1.3 5 € 17.450

LISTINO

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