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pubblicato il 18 luglio 2015

Il "Grazie Piech" di Giorgetto Giugiaro

Le ragioni dell'addio in un messaggio pubblicato sui principali quotidiani italiani del 18 luglio

Il "Grazie Piech" di Giorgetto Giugiaro
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"La complessa struttura interna delle aziende automobilistiche rende tutto un po' più difficile: io stesso dopo cinque anni nel gruppo Volkswagen vedo che i miei bozzetti, quando arrivano in produzione, hanno subito grandi cambiamenti dovuti a competenze e limiti diversi", così in un'intervista del 5 giugno scorso Giorgetto Giugiaro raccontava a OmniAuto.it il suo non facile ruolo di outsider nel Gruppo Volkswagen. Un'anticipazione (seppure molto velata) di quello che sarebbe successo meno di un mese dopo: il 2 luglio, Giugiaro si dimise da tutte le cariche ricoperte nella "sua" Italdesign - fondata nel 1968 con Aldo Mantovani - e uscì completamente di scena cedendo il 9,9 per cento delle azioni ancora in suo possesso al gruppo tedesco, già proprietario dell'altro 90,1 per cento dal 2010.

Piech-Giugiaro-Winterkorn

L'improvviso abbandono non aveva avuto ulteriori spiegazioni, se non quelle di rito in cui il designer quasi settantasettenne dichiarava di volere "dedicarsi maggiormente alle proprie passioni ed interessi personali", ma il sospetto dato dalla vicinanza a un altro addio eccellente al gruppo Volkswagen - quello dell'oramai ex-presidente Ferdinand Piëch, dimessosi il 25 aprile scorso dopo essere stato sconfitto nello scontro diretto con l'amministratore delegato Martin Winterkorn e il cugino Wolfgang Porsche - ha ricevuto qualche conferma proprio oggi. Sull'ultima pagina dei principali quotidiani nazionali italiani del 18 luglio (e sul sito www.giorgettoefabriziogiugiaro.it), infatti, Giorgetto Giugiaro e suo figlio Fabrizio - che aveva lasciato ogni carica in Italdesign già nell'ottobre 2014, una specie di anticipazione delle intenzioni del padre - hanno pubblicato un comunicato a tutta pagina in cui oltre a ringraziare dipendenti e collaboratori dell'azienda, dedicano un tributo particolare proprio a Ferdinand Piëch, definendolo "geniale" e attribuendogli il merito di aver reso possibile l'unione tra Volkswagen e Italdesign grazie alla condivisione di "VISIONI e STRATEGIE".

I "non grazie"

L'assenza di ogni riferimento all'attuale management del gruppo e in particolare all'amministratore delegato Martin Winterkorn conferma il difficile rapporto che l'azienda di design di Moncalieri (Torino) ha avuto negli ultimi tempi con parte della dirigenza del colosso tedesco. I primi sintomi dell'insofferenza verso l'eccessiva ingerenza di Volkswagen si erano avuti a ottobre 2014 con l'addio di Fabrizio Giugiaro, seguito dopo due mesi da quello di Wolfgang Egger, che era arrivato in Italdesign a febbraio 2014 dopo aver diretto per sette anni lo stile Audi. La "resa dei conti" tra Ferdinand Piëch e Martin Winterkorn che ad aprile 2015 ha coinvolto da una parte la famiglia Piëch e dall'altra quella Porsche e i rappresentanti di sindacati e governo della Bassa Sassonia ha visto sconfitto il presidente: colui che personalmente aveva garantito a Giugiaro l'indipendenza e autonomia operativa di Italdesign nonostante l'acquisizione di una sua larga maggioranza. Senza Piëch - o almeno, con l'ingegnere austriaco nipote di Ferdinand Porsche privo di cariche operative - la fazione vincitrice deve avere deciso che Italdesign andava completamente integrata nella galassia Volkswagen e fatto pressioni in questo senso. Sull'editoriale che apre Quattroruote di agosto, il direttore Gian Luca Pellegrini parla di un diritto di prelazione sul restante 9,9 per cento delle azioni, presente nel contratto del 2010 ma che Piëch aveva promesso di non esercitare in un "accordo tra gentlemen" con Giugiaro. Accordo che evidentemente Winterkorn non si è sentito in dovere di rispettare né onorare.

Vittime collaterali

In questo senso Giorgetto Giugiaro e Italdesign sono stati "vittime collaterali" dello scontro tra Piëch e Winterkorn: questo è cominciato a metà aprile con la sfiducia da parte del presidente nei confronti del CEO, dovuta agli scarsi risultati del gruppo negli USA, al ritardo nello sviluppo di un modello low-cost e all'incapacità di mettere in atto il piano di tagli da 5 miliardi di euro avviato per migliorare la redditività del marchio Volkswagen. La vittoria di Winterkorn è stata possibile grazie all'appoggio di sindacati e governo della Bassa Sassonia - sede del gruppo e azionista con il 20 per cento - ma il "debito di gratitudine" dell'amministratore delegato verso due soggetti decisi a conservare tutti i posti di lavoro tedeschi del gruppo, secondo esperti e analisti rischia di rendere impossibile l'attuazione dei tagli necessari. Pur essendo privo d'incarichi dirigenziali, Ferdinand Piëch resta uno dei principali azionisti del gruppo e pochi credono che non cercherà di reagire alla sconfitta subita tre mesi fa. Nel frattempo la sua carica è ricoperta provvisoriamente da un sostituto e il marchio Volkswagen - le cui vendite globali sono diminuite in otto degli ultimi nove mesi - sembra attraversare un periodo difficile, dovuto proprio a quei problemi che hanno portato allo scontro tra Piëch e Winterkorn.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Attualità


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