Retrospettive

pubblicato il 19 luglio 2015

Alpina, mezzo secolo di esclusività

Si parte dalle BMW, si arriva a oggetti praticamente unici, su misura per ogni cliente

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Se la camicia la comprate fatta e finita dallo scaffale dei negozi, Alpina non fa per voi; se invece siete tra i pochi che preferiscono farsela fare su misura allora l'argomento potrebbe interessarvi. Questa azienda bavarese che conta oltre 200 dipendenti, vicina di casa della BMW, ha infatti tutte le caratteristiche della boutique artigiana di alto livello, con l'aggiunta però di un reparto ingegneristico iper specializzato. Già, perché nei capannoni di Buchloe (la piccola città bavarese in cui Alpina ha la sede) entra il meglio della produzione automobilistica mondiale - BMW - e per metterci mano ci vogliono competenze altissime e personale competente. Dopo le cure dell'Alpina, quelle che erano delle normali Serie 3, 5, 7, etc. "non diventano delle vetture migliori, ma diverse", come tengono a sottolineare in azienda, mostrando un sano realismo: pretendere di offrire un prodotto migliore di quello della BMW sarebbe presuntuoso, ma la personalizzazione è un'altra cosa, che i piani alti di Monaco vedono peraltro di buon occhio, come dimostra la collaborazione che va avanti ormai da cinquant'anni. A testimoniare la passione dell'Alpina per l'esclusività c'è anche l'importazione di vini d'elite destinati ai migliori ristoranti della Germania: un'attività marginale rispetto a quella automobilistica, ma che dura dal 1979.

Una questione di famiglia. Ad alta tecnologia

L'azienda viene fondata il primo gennaio del 1965 da Burkard Bovensiepen, che è tuttora al timone affiancato da Andreas e Florian, sempre Bovensiepen. Inizialmente, la sede è a Kaufbeuren, ma già nel 1970 si sposta a Buchloe: il giro d'affari è buono e nasce l'esigenza di spostarsi in un'area più grande nella quale potersi espandere. Nel corso degli anni vengono infatti creati nuovi uffici, un'officina di grandi dimensioni, un centro di sviluppo, un reparto per l'assemblaggio dei prototipi, una piccola catena di montaggio per la costruzione di pezzi speciali e un atelier per la lavorazione della pelle. Una - quasi - industria automobilistica, che ogni anno sforna oltre 1.500 pezzi, ognuno plasmato sui desideri del singolo cliente in termini di elaborazione del motore e del telaio, ma anche di materiali, accessori e accostamenti cromatici. In Alpina amano dire che il cliente è il compositore, il direttore creativo e il designer della propria vettura, di cui il loro team di sarti, ingegneri e collaudatori ne realizza ogni desiderio.

Con BMW dal 1962, Alpina ha "scoperto" Ickx, Lauda, Hunt...

Ancor prima di fondare l'azienda, Burkard Bovensiepen mette le mani sui motori BMW contribuendo alla messa a punto del motore a doppio carburatore della 1500. Un propulsore che si guadagna le lodi non solo del management della Casa bavarese, ma anche di tutta la stampa specializzata. Tre anni dopo, esattamente il primo giorno del 1965, Burkard Bovensiepen fonda l'Alpina. I dipendenti sono otto. La vera vetrina della Alpina sono le corse e nel 1968 partecipa al suo primo campionato Touring Car Racing, nel 1970 lo vince e, negli anni, lancia piloti del calibro di Niki Lauda, James Hunt, Derek Bell, Jacky Ickx e Hans Stuck. Tra le "perle" sono da segnalare la BMW 3.0 CS Lightweight, realizzata proprio su spinta della Alpina, e le conseguenti vittorie nella 24 Ore di Spa Francorchamps e il record assoluto di Niki Lauda nella 6 Ore del Nürburgring.

Dalla crisi petrolifera a una rete vendita propria. E l'arrivederci alle corse

Non solo trionfi sportivi: nel 1973 si assiste anche all'inizio della crisi petrolifera. In questa difficile congiuntura economica, però, Alpina riesce a limitare i danni grazie all'alta sofisticazione dei suoi motori, che puntano sì sulle prestazioni, ma anche sull'efficienza. Non a caso, appena il quadro economico inizia a migliorare, Alpina non solo avvia la creazione di una propria rete di vendita in Germania, appoggiandosi a un numero selezionato di dealer BMW, ma seleziona gli importatori per il mercato inglese e svizzero. Siamo nel 1975 e il processo di internazionalizzazione e crescita è in rampa di lancio. Consolidata la fama del marchio e iniziata l'espansione su scala europea, Alpina decide a malincuore di abbandonare le corse: le risorse sono limitate per tutti e l'addio alle corse è inevitabile; da vincente, però, come solo i migliori. Nel 1977 Dieter Quester porta infatti nelle bacheche dell'azienda bavarese l'ultimo trofeo di Campione dell'European Touring Car al volante dell'Alpina 3.5 CSL, trionfando sulla super favorita Jaguar.

La prima Serie 3 a sei cilindri? E' un'Alpina

Si preparino gli appassionati di BMW: la lacrima qui scende facile. Siamo nel 1978 e Alpina presenta la B6 2.8, ovvero la prima Serie 3 con motore a sei cilindri: un'architettura tanto cara ai fedeli della Casa, che ora devono fare i conti con dei tre cilindri, per quanto prestazionali, tecnologici e super efficienti. Dello stesso anno sono la Alpina B7 turbo, su base Serie 5, che è la tre volumi più veloce del mondo, e la B7 Turbo Coupé da 300 CV. Tutte e tre queste auto contano su un'avanzatissima (per l'epoca) iniezione elettronica della benzina. Una tecnologia che consente, nel 1981, di aggiudicarsi la prima edizione della Shell Kilometer Marathon, ovvero la competizione in cui vince chi consuma meno. Un riconoscimento importante, che insieme alla dimensione sempre più industriale dell'attività porta allo status di Costruttore riconosciuto ufficialmente dal Ministero tedesco dei Trasporti. Siamo nel 1983.

Una breve parentesi nel DTM, prima di tornare a crescere

Dopo l'iniezione elettronica, Alpina continua sulla strada dell'innovazione: nel 1985 è il turno del catalizzatore metallico, invece di quello ceramico. Con questa tecnologia l'azienda bavarese ritorna anche nelle corse, precisamente nella stagione 1987 nel DTM, dove raccoglie buoni risultati e, seppur senza replicare le vittorie degli anni Settanta, lascia comunque il segno: lo scarico con catalizzatore metallico diverrà lo standard della categoria. La sostenibilità non è ancora un tema caldo come oggi, ma inizia a farsi largo. L'esigenza di puntare sul prodotto porta però i Bovensiepen a ritirarsi dal DTM già a fine 1988.

Dalla frizione automatica al record di vendite del 2014

La decisione di ritirarsi dal DTM a fine 1988 e di concentrarsi sul prodotto si dimostra azzeccata, a leggere il numero di auto vendute nel 2014: 1.700. Si tratta del record assoluto per Alpina, ottenuto grazie a un'ampia gamma di prodotti (9) e al traino della Germania e degli Stati Uniti, che da soli contribuiscono con circa 1.000 pezzi. Tra il 1989 e il 2014, le tappe sono numerose: nel biennio 1992-1993, per esempio, vengono lanciati sulla B12 5,7 Coupé (base Serie 8) prima la frizione automatica e poi il cambio automatico con leve dietro al volante per la selezione manuale dei rapporti. Nel 1995 Alpina porta su strada, per prima al mondo, il catalizzatore riscaldato elettricamente, capace di tagliare fino all'80% le emissioni di NOx, HC e CO. A dimostrazione che in Alpina non ci sono pregiudizi, nel 1999 è il turno della prima turbodiesel, mentre nel 2002 avviene l'importantissimo debutto sul mercato americano con la splendida Roadster V8 su base Z8. Di pari passo al prodotto e alla specializzazione tecnologica cresce anche la dimensione industriale dell'azienda, che nel 2008 inaugura il nuovo centro di ingegneria, collaudo e sviluppo. L'anno successivo si assiste al ritorno nelle corse, coronato nel 2011 con la vittoria nell'ADAC GT Masters Championship. Infine, nel 2013, la decisione che contribuisce in maniera determinante al record di 1.700 pezzi consegnati nel 2014: al Salone di Ginerva di marzo viene presentata la prima SUV della sua storia, la XD3 su base X3.

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Tag: Retrospettive , Alpina , auto europee , tuning


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