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pubblicato il 18 giugno 2015

Mitsubishi L200, non chiamatelo furgone

La nuova generazione del pick-up dei Tre Diamanti lancia un nuovo concetto di vettura con cassone caratterizzata dall'efficienza

Mitsubishi L200, non chiamatelo furgone
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In Mitsubishi Motors il nuovo "mantra" applicato a crossover, fuoristrada e (in questo caso) pick-up è quello di contenere i consumi migliorando le prestazioni. Ecco allora che la casa dei Tre Diamanti si mette al lavoro sui pesi di telaio, scocca e motore, sull’ottimizzazione della combustione e su tutto quanto può far risparmiare senza stravolgere l’anima di un best seller. Il risultato: la 5^ generazione di un evergreen che mira a inaugurare una nuova era di un segmento che, in Europa, vale “solo” lo 0.74% del mercato totale, ma che tutti i grandi marchi si stanno affrettando a coprire.

J line rivisitata

Gli amanti del genere erano rimasti un po’ delusi dalla deriva "tonda" introdotta dalla famigerata "J line" che divideva cabina da cassone nelle precedenti versioni. Mitsubishi corre ai ripari e inaugura un nuovo design, ispirato ancora alla J, ma caratterizzato da linee più definite e superfici più raffinate. Fra tutte la nervatura che corre lungo la fiancata e integra i due volumi principali del veicolo. Il frontale è stato completamente ridisegnato bilanciando aggressività, dolcezza e sensazione di potenza, grazie al gruppo fari avvolgente e alle luci diurne a led. Il risultato in termini pratici è una diminuzione della resistenza aerodinamica che passa da 0.46 a 0.40 e un aumento dell’abitabilità interna (20 mm in lunghezza, 10 in larghezza e 5 in altezza), senza compromettere dimensioni esterne (+ 20 mm sul double cab) e capacità di carico.

Alta qualità percepita

Il salto generazionale è evidente ancora di più entrando in "cabina". Nonostante si tratti, comunque, di un veicolo nato per lavorare la componentistica mi ha rimandato una percezione di qualità inedita per il segmento. Mi ha colpito anche la comodità della posizione di guida e la visibilità, non sempre così scontate quando si entra nel mondo dei pick-up. Ergonomici i comandi e, nonostante il design non abbandoni del tutto gli stilemi tanto cari ai costruttori giapponesi, è indubbio che ci si trova di fronte a un veicolo "nuovo". Una menzione d’onore la assegno alla silenziosità. Tutti parametri non trascurabili se consideriamo un utilizzo professionale giornaliero.

Tutto sotto controllo

Su strada e fuoristrada l’L200, equipaggiato, nel mio caso, con il sistema di trazione "super-select 4WD II" (quello di Pajero) che offre oltre allr ridotte, il blocco del differenziale centrale e quello posteriore, non trasmette mai il messaggio "non ce la posso fare", mentre la coppia è sempre correttamente ripartita sulle quattro ruote. Il campo di prova fuoristrada anche se breve, presentava dei passaggi impegnativi e i temporali della notte prima avevano reso il tutto più complesso: nessun problema, ma questo non stupisce. Sorprende, invece, il comportamento su strada e, soprattutto, (strano a dirsi per un pick-up) sul misto, dove la sensazione di controllo è massima: sterzo preciso e, anche a cassone vuoto, nessun saltellamento. Merito del passo leggermete accorciato, ma anche del lavoro sulle sospensioni, ora nettamente più confortevoli grazie alle balestre posteriori allungate e all’assetto anteriore migliorato. ho trovato interessante anche la soluzione del nuovo motore Turbodiesel 2.4 MIVEC (nel mio caso da 181 CV) che, oltre a contenere il peso, riduce emissioni e consumi. Nel trovargli difetti: il regime di coppia massima un po’ alto.

Per ora solo autocarro

Il difetto più grande del nuovo Mitsubishi L200 però è quello di essere un "autocarro" e non è una colpa del Costruttore, ma di una legislazione (solo italiana e svizzera) che non consente l’utilizzo privato a veicoli omologati e immatricolati come commerciali. Ad ogni buon conto il nuovo L200 è anche la base scelta da Fiat Professional per il "suo" pick-up (che arriverà fra circa un anno) e i rumors dicono, allora, qualcosa potrebbe cambiare. Peccato per ora, perché i prezzi (Iva compresa, ma ancora ufficiosi) sono realmente interessanti: si partirebbe da circa 29.000 euro per il club cab (cabina allungata) e da 31.000 euro per il doppia cabina, fino a un massimo di 35.000 euro per l’allestimento full optional che prevede fra le altre cose assistente di corsia, cruise control, telecamera posteriore, sistema keyless e il clima automatico bizona. Sul mercato da settembre.

Autore: Francesco Stazi

Tag: Test , Mitsubishi , auto giapponesi


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