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pubblicato il 17 giugno 2015

Dossier EXPO Milano 2015

Uber cavalca l’EXPO per farsi forte

Online Mobility Buzz, uno strumento che raccoglie tweet sulla mobilità utile anche per rafforzare la causa su UberPop

Uber cavalca l’EXPO per farsi forte
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Uber continua ad utilizzare la rete per accrescere la propria popolarità e trovare sempre più sostenitori. L’occasione è di nuovo l’Expo, per cui è stato già creato il sito www.uberforexpo.com su cui hanno visibilità diversi partner legati all’evento. Adesso c’è una nuova sezione, in basso a sinistra, chiamata “Mobility Buzz” che è in grado di rilevare, monitorare e analizzare in tempo reale le opinioni provenienti da Twitter sulla mobilità a Milano ai tempi dell’Expo. E’ stato sviluppato da Viralbeat per Uber ed è embeddabile e condivisibile sui social. E’ uno strumento mai visto prima in Italia in cui il flusso dei tweet é segmentato in base a tre domini semantici legati al trasporto: ride sharing, car sharing e mezzi pubblici. Per ciascun dominio vengono analizzati tre aspetti diversi che compongono l’esperienza del muoversi in città: innovazione, prezzo e servizi. Il tutto è analizzato attraverso filtri di topic detection e di geo-localizzazione in grado di raccogliere solo quei tweet specificatamente legati a Milano e all’Expo.

Uno strumento utile, a chi?

Fino ad oggi sono stati raccolti più di 110.000 tweet e, se si analizzano le diverse sezioni, l’andamento risulta prevalentemente negativo per quello che riguarda il trasporto pubblico locale, a cui sono dedicati più della metà dei tweet, con un sentiment del 46% negativo, 42% neutro e solo il restante 12% positivo. Le principali criticità che determinano un sentiment negativo sono legate principalmente ai servizi (in questa categoria rientrano anche malumori legati a scioperi, ritardi e disservizi). “Questo vuol dire che in Italia deve essere fatto ancora molto per creare attorno alla mobilità un’esperienza che soddisfi pienamente il consumatore”, ha commentato Benedetta Arese Lucini, general manager di Uber in Italia. Si tratta di dati utili al sistema Paese, ma anche ad Uber, che è alle prese con la sentenza del Tribunale di Milano che ha bloccato UberPop, la app “principe” del ride sharing perché permette a qualsiasi automobilista di diventare un autista Uber a patto che abbia dei requisiti minimi.

Cosa sono il ride sharing, il car sharing ed il car pooling

Ride sharing, car sharing e car pooling non sono la stessa cosa e c’è molta confusione in materia. Si dice car sharing quando la stessa auto viene prenotata e utilizzata in momenti diversi da persone diverse, che nella maggior parte dei casi neanche si incrociano. Servizi di questo tipo sono Enjoy, car2go, e-vai... Il car pooling invece prevede che le persone, che spesso non si conoscono, si mettano d’accordo (spesso tramite siti specializzati) per condividere un viaggio in auto e quindi le sue spese (carburante e/o autostrada). Il ride sharing viene spesso confuso con il car pooling perché anche in questo caso le auto private vengono messe a disposizione per spostamenti a pagamento. Uber la impiega per indicare UberPop, la app che è stata bloccata dai giudici per “concorrenza sleale” verso tassisti ed NCC perché non si tratta di condividere un viaggio da A a B ma di farsi pagare (con una tariffa stabilita) per effettuare il servizio.

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Tag: Attualità , expo , milano , trasporto pubblico , uber


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