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pubblicato il 12 giugno 2015

FCA, ecco il “piano B” di Marchionne

Dopo il rifiuto di GM, l’ad italo-canadese pensa a una soluzione di forza, ma guarda anche al resto del mondo

FCA, ecco il “piano B” di Marchionne

A pochi giorni dal lancio della nuova Alfa Romeo “Giulia” e della Fiat 500 Restyling, continuano a tenere banco le vicende di Sergio Marchionne e del suo desiderio, vero o presunto, di trovare un partner industriale per il Gruppo FCA entro il 2018. Dopo il “gran rifiuto” che Mary Barra avrebbe espresso via mail, il manager italo-canadese starebbe studiando altre soluzioni, senza peraltro escludere General Motors, che potrebbe anche essere scalata con una azione di forza sui pacchetti azionari. Marchionne stesso ha dichiarato che preferirebbe certamente un accordo amichevole, soprattutto con un Casa automobilistica che ha una gamma di prodotti simili e che porterebbe a risparmi significativi sui costi di produzione. Ma l’ad di FCA starebbe anche preparando più di un “piano B” a testimonianza del fatto che le soluzioni sono molteplici.

Francia o Germania

Una di queste porterebbe dai cugini francesi di PSA, che ormai è controllata in egual misura dalla famiglia Peugeot, dai cinesi di Dongfeng e dallo stato francese, ma tra tutte le strade da percorrere, questa sarebbe l’alternativa finale. Anche un eventuale accordo con il Gruppo Volkswagen appare poco probabile, visti che i tedeschi sono soliti prendere totalmente il controllo delle aziende che acquistano e la famiglia Agnelli non intende assolutamente perderlo. Altre forme di compartecipazione sembrano sconsigliabili, considerando anche quanto sta succedendo tra Volkswagen e Suzuki: la prima possiede il 19.9% della seconda ed è in corso una disputa legale al Tribunale di Londra, perché gli orientali vogliono indietro le loro quote azionarie.

Giappone o Corea

A proposito di giapponesi, questi potrebbero rappresentare degli ottimi partner, sia perché ci sono già alcune collaborazioni in atto (con la stessa Suzuki, con Mistubishi e con Mazda), sia perché ci sarebbero vantaggi da entrambi i lati per quanto concerne i siti produttivi. I costruttori più piccoli, quindi, potrebbero essere i partner ideali per una fusione, visto che i più grandi come Honda sono storicamente “allergici” a questo genere di accordi. Lo stesso discorso è valido tanto per Toyota, che già da solo è il primo Gruppo al mondo e difficilmente potrebbe trarre vantaggi da una partnership con Fiat, quanto per il Gruppo Hyundai che è impegnato in una “battaglia solitaria” contro il resto del mondo automobilistico e culturalmente è poco predisposto a qualsiasi forma di collaborazione.

Autore: Alessandro Vai

Tag: Mercato , auto italiane


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