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Mercato

pubblicato il 4 giugno 2015

Dossier FCA, piano industriale 2018

FCA, il presunto ritardo di alcuni modelli e i piani di Marchionne

In USA ne sono certi: FCA avrebbe posticipato il lancio di alcuni modelli in attesa di un partner forte

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Sergio Marchionne vuole rivoluzionare l'automotive. Ok, detta così è un po' forte, forse troppo, ma rende bene l'idea di quello che potrebbe accadere qualora la sua visione dovesse trovare conferma nella realtà. Il punto di partenza è questo: progettare e sviluppare nuove auto costa troppo, in rapporto a quanto rende, per poter pensare di continuare con questo modello di business. Ecco perché occorre stringere nuove e più ampie alleanze che permettano di centralizzare i costi di approvvigionamento delle materie prime e dei componenti. E si spiega così anche il ritardo nel lancio di diverse nuove vetture, secondo quanto riporta la Reuters. Fin qui, il punto di vista di Marchionne. Andando invece ad analizzare - come ha fatto Bloomberg - i numeri, la realtà che emerge è un filo diversa. Nel primo quadrimestre di quest'anno, FCA ha generato un utile di 920 milioni di dollari a fronte di un fatturato di 26,4 miliardi; Ford si è attestata rispettivamente su 924 milioni/31 miliardi e General Motors su 900 milioni/35,7 miliardi. E' evidente la più bassa remuneratività di FCA rispetto alle sue "sorelle" americane.

Nessuna fretta per rinnovare la gamma prodotti

Dicevamo: si spiega con la ricerca di un nuovo alleato la relativa calma di FCA nel rinnovare le auto. Secondo voci ben informate riportate dall'agenzia Reuters e provenienti dall'interno di alcune aziende dell'indotto, il Gruppo italo-americano (ok, con sedi legali e fiscali sparse in tutto il mondo...) avrebbe ritardato o congelato il ricambio di una dozzina di prodotti per cercare di minimizzare i costi e, dunque, risollevare gli utili. Si tratta - lo ripetiamo - di voci, che ovviamente non sono state confermate da FCA, ma che paiono realistiche, alla luce anche delle dichiarazioni dello stesso Marchionne al Salone di Ginevra, secondo cui non ci sarebbero preclusioni ad alleanze con nuovi partner. Dichiarazioni che non sono state colte dai colleghi di Marchionne, il quale, per tutta risposta, ha "minacciato" di essere aperto a stringere accordi anche con Google, Apple e Tesla, qualora arrivassero capitali freschi. Tornando alle automobili, le "vittime" sarebbero la nuova Jeep Wrangler, slittata al 2017; la Grand Cherokee, rimandata al 2017, un anno prima della Wagoneer. Spostate in avanti anche le nuove Compass e Patriot. In Casa Dodge non c'è fretta invece di sostituire Dart, Journey e Challenger, così come in Chrysler sono in attesa del via libera la nuova 300C e i due chiacchierati crossover.

Perché complicarsi la vita con gamme sterminate?

Ciò che fa più riflettere, delle recenti dichiarazioni di Marchionne, è la sua contrarietà alla continua proliferazione di modelli e, più nello specifico, di motori: che senso ha - questo il suo pensiero - continuare a investire quantità impressionanti di denaro nel loro sviluppo, quando la maggior parte degli automobilisti non saprebbe distinguerne uno dall'altro? Il ragionamento non fa una piega; forse farà male ai nostalgici, ma dal punto di vista razionale è assolutamente condivisibile, almeno per quei propulsori che se la giocano sul filo del 100-105 CV e dello 0,1 nelle percorrenze chilometriche.

Autore: Adriano Tosi

Tag: Mercato , auto europee


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