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pubblicato il 1 giugno 2015

Omicidio stradale, il nuovo reato cambia l’esame per la patente?

Le associazioni che rappresentano le autoscuole lo accolgono con favore, ma non proprio allo stesso modo

Omicidio stradale, il nuovo reato cambia l’esame per la patente?

Il nuovo reato di omicidio stradale sta per diventare realtà. Il testo approvato in Senato aspetta solo il via libera definitivo dalla Camera dei Deputati e quando entrerà in vigore chi provoca un incidente mortale dopo aver bevuto o essersi drogato sarà punito con il carcere fino a 18 anni e una pena simile (da 7 a 10 anni) è riservata a chi, da sobrio, compie manovre pericolose e uccide qualcuno. A questo punto viene da chiedersi quanto oggi nelle autoscuole si parli di sicurezza stradale; quanto i patendandi o i neo-patentati siano consapevoli di che cosa significhi guidare sotto l’effetto di alcol o droga. Al di là delle iniziative legate al tema, come Guido con Prudenza della Fondazione ANIA o simili, qual è la situazione nelle scuole guida? Lo abbiamo chiesto ai principali attori del settore, Confarca (la Confederazione autoscuole riunite e consulenti automobilistici) e UNASCA (l’associazione di rappresentanza degli studi di consulenza automobilistica e delle autoscuole). Entrambe esprimono soddisfazione per il provvedimento e accogono con gioia il nuovo reato di omicidio stradale, ma sul quadro attuale e gli scenari futuri hanno opinioni un po’ diverse.

Cosa si insegna oggi nelle scuole guida

La responsabilità del conducente e, in alcuni casi del proprietario del veicolo, è un tema centrale dell'insegnamento in autoscuola, ci ha assicurato Emilio Patella, segretario nazionale UNASCA autoscuole. “Per fare un esempio concreto: parliamo dei freni, di come funzionano e di quali controlli eseguire nell'ottica di garantire il loro funzionamento ed evitare incidenti. Nello specifico poi vi è una parte del programma che riguarda la responsabilità civile e penale, l'omissione di soccorso, le garanzie e responsabilità del contratto di assicurazione, l'obbligo del primo soccorso e come si effettua”, ci ha detto. Anche Paolo Colangelo, Presidente di Confarca, ritiene che “una buona formazione del patentando in autoscuola sia determinate per evitare che quest’ultimo incorra, una volta abilitato alla guida, nel reato di omicidio stradale”. In quest’ottica, dice, “le scuole di guida hanno diversi strumenti che consentono d’intervenire con maggiore efficacia sulla preparazione dei propri allievi alla conduzione di un veicolo. Teoriche e pratiche mirate alla cosiddetta ‘guida difensiva’, esercitazioni pratiche obbligatorie in autostrada o strade similari e di notte, certificazione dell’autoscuola sul percorso didattico dell’allievo candidato al conseguimento della patente sono solo alcuni degli esempi che mi vengono in mente”. Ma tutto questo è abbastanza? Ed è qui che le risposte prendono strade diverse.

Bisogna aumentare la qualità della formazione in Italia?

Per prevenire il reato di omicidio stradale, secondo Patella, sì. “Non basta affrontare i temi accennati, quali l'uso di alcool e droghe e le condizione psicofisiche, solo in funzione del superamento dell'esame a quiz - ci ha detto -. Occorre che questa parte della formazione sia resa obbligatoria e affrontata in autoscuola non solo dall'insegnante di teoria, ma anche da specialisti, ad esempio psicologi della sicurezza viaria. Occorre infatti sottolineare che molti ragazzi conseguano la patente senza formazione, presentandosi agli esami da privati, quindi semplicemente rispondendo a domande dei quiz. Su argomenti così importanti è impossibile formulare dei quiz che non siano scontati e banalizzino il tema”. Secondo il Presidente di Confarca, invece, i quesiti attuali sulla sicurezza presenti nei quiz sono sufficienti. “Con l’ultima riforma dei questionari d’esame, alla cui stesura, abbiamo ampiamente contribuito, è stato raggiunto un livello qualitativo dei quiz più che apprezzabile, molti dei quali legati ai principi di sicurezza - ha spiegato -. Confarca è da tempo che batte su queste tematiche per migliorare la qualità della vita sulle strade. Tra gli altri obiettivi perseguiti nell'ambito di una mobilità sostenibile e più sicura, mi piace ricordare che nel lontano 1987 fu la prima a promuovere in Italia la ‘patente a sedici anni’, a quei tempi già sperimentata positivamente in Francia con la riduzione del 25 % degli incidenti tra i neopatentati e, oggi, attuata dopo oltre vent’anni con la “Guida Accompagnata per i diciassettenni. E fu, all’inizio degli anni ’90,’ anche promotrice dell’introduzione del “patentino” obbligatorio per la guida dei ciclomotori, gettando le basi dell’attuale normativa in materia di CIGC (Certificato d’Idoneità alla Guida del Ciclomotore)”.

L’esame di pratica deve cambiare?

Gli strumenti attualmente nelle mani degli esaminatori servono, all'atto pratico, per valutare il grado di prudenza dei futuri automobilisti e negli ultimi anni, dice Colangelo, “è stato fatto un grande passo avanti, con il recepimento delle cosiddette patenti ‘unionali’. Le nuove procedure d’esame prevedono oggi che l’esame si svolga in tre fasi: controllo delle capacità di prepararsi ad una guida sicura (prima fase), manovre (seconda fase) comportamento nel traffico (terza fase), senza tralasciare la corretta postura da tenere al volante”. Unasca non è proprio d’accordo e alla presentazione dell’EcoPatente 2015 è emersa l’esigenza che gli esaminatori della prova finale (quelli del Ministero) siano sensibili a questi temi ed inseriscano definitivamente nella valutazione dell’esame le accortezze della guida sicura e, possibilmente, anche le tecniche per quella ecologica. “Da tempo stiamo lavorando per formali su questi temi - ci ha detto Patella -. Collaboriamo con diverse università, tra cui la Cattolica di Milano e l'università di Macerata, per aumentate le competenze di psicologia del traffico e diritto e anche su altre materie utili. Inoltre abbiamo sviluppato corsi periodici di coaching per il nostro personale affinché riesca a coinvolge e motivare i ragazzi in modo efficace. Credo però che tutto questo non basti se non si arriva ad un percorso obbligatorio qualificato. Lo abbiamo detto più volte: la sicurezza stradale prevede formazione, controlli e repressione. Pensare di aumentare le pene senza la formazione servirà a poco”.

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Tag: Attualità , codice della strada , patente a punti , sicurezza stradale


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