dalla Home

Curiosità

pubblicato il 23 maggio 2015

Dossier Raduno Internazionale DS

Primo giorno di viaggio in DS 23

L'arrivo in Borgogna al volante del mito francese. La diretta fotografia su Instagram e le impressioni del nostro inviato

Primo giorno di viaggio in DS 23
Galleria fotografica - Raduno Internazionale DS, da Milano a ParigiGalleria fotografica - Raduno Internazionale DS, da Milano a Parigi
  • Raduno Internazionale DS, da Milano a Parigi - anteprima 1
  • Raduno Internazionale DS, da Milano a Parigi - anteprima 2
  • Raduno Internazionale DS, da Milano a Parigi - anteprima 3
  • Raduno Internazionale DS, da Milano a Parigi - anteprima 4
  • Raduno Internazionale DS, da Milano a Parigi - anteprima 5
  • Raduno Internazionale DS, da Milano a Parigi - anteprima 6

La prima tappa del mio viaggio verso Parigi alla guida di una Citroen DS 23 del 1974 è stata un’esperienza normale e straordinaria allo stesso tempo. Normale perché la DS si è dimostrata da subito un’auto molto facile con cui convivere ed entrare in confidenza, ma proprio per questo straordinaria, se penso che la sua progettazione è cominciata alla fine degli anni ’30 del secolo scorso.

L'accensione è un rito

La parte più complicata, rispetto agli standard moderni, è forse quella che sta prima di cominciare a muoversi: la chiave s’inserisce alla sinistra del volante come sulla Porsche 911, con cui d’altronde le DS della prima serie condividono i fari anteriori. Le spie del cruscotto si accendono e tra queste ce n’è una enorme, rossa e minacciosa al centro del quadrante di sinistra, con la chiara scritta in stampatello maiuscolo “STOP”: è quella che segnala i guasti del sistema idraulico, che sulla Citroen DS controlla quasi tutto, ossia sospensioni, servosterzo, servofreno e – nel caso in cui l’esemplare monti la trasmissione semiautomatica, ma non è il mio caso – anche frizione e cambio. Gli appassionati DS chiamano l’enorme spia rossa “l’occhio di Dio”, perché se si accende DEVI fermarti: in caso di guasti, la DS ha dei serbatoi d’emergenza, ma bastano per circa trenta frenate, poi più niente. Capito il perché del soprannome? Acceso il motore, bisogna dare tempo alla Citroen DS di sgranchirsi: le sospensioni pneumatiche ci mettono una decina di secondi ad andare in pressione. L’auto sembra un elefante che si mette in piedi dopo una dormita: prima comincia a sollevarsi il posteriore, mostrando parte delle ruote posteriori carenate, poi l’anteriore. L’ultima particolarità della procedura di partenza è il freno a mano a pedale; a questo punto si può partire innestando la prima marcia tramite la leva sul piantone dalla corsa lunghissima, che il guidatore deve tirare energicamente prima verso di sé, poi in alto. 

Rilassata in tutti i sensi

La cosa che ho notato subito percorrendo i primi chilometri al volante della DS nel traffico milanese è il celebre assorbimento delle sospensioni: sono in grado di “digerire” qualunque imperfezione senza il minimo riflesso nell’abitacolo. La seconda è stata il comportamento dello sterzo a cremagliera: enorme nel diametro del volante e piuttosto vago e indiretto rispetto a quelli moderni, ti costringe ad anticipare ogni manovra di qualche frazione di secondo, per dare il tempo alle ruote di girare e all’intera auto di stabilizzarsi. Sull’autostrada, invece, sono emerse le prestazioni del motore: grazie al suo 2,3 litri da 124 CV, la DS 23 a carburatori – che pesa circa 1.400 kg – ha tenuto velocità di crociera completamente comparabili con quelle di un’auto di oggi, rendendo l’arrampicata verso le Alpi e il traforo del Monte Bianco un’esperienza rilassante, complici un sole quasi estivo e gli splendidi paesaggi. Con le prime curve montane ho potuto ridefinire il mio concetto di rollio: la Citroen DS si corica, tanto. Ma non tanto come immaginate, di più. Il punto è che lo fa in maniera completamente naturale, stabile, solida; restituendo una sensazione di assolute sicurezza e tenuta, complici le speciali gomme Michelin asimmetriche e il baricentro perfetto dell’assale anteriore. Un altro indizio del fatto che la DS non è proprio un modello “fresco di giornata” sta nel tachimetro, che insieme alla scala della velocità indica anche gli spazi di frenata su fondo asciutto corrispondenti alle diverse andature: a 100 km/h ci vogliono 80 metri per fermarsi, a 140 km/h lo strumento dice 150 metri; praticamente il doppio di un’auto odierna.

Destinazione Borgogna

Passato il traforo, ho attraversato il centro della Francia in direzione di Tournus – una cittadina nella regione della Borgogna – per spezzare il viaggio verso la destinazione finale di Parigi. Fare chilometri sulla DS è molto piacevole e nel complesso semplice, ma un po’ rumoroso e piuttosto caldo: l’impianto di aerazione, in particolare, è composto da bocchette che prendono l’aria direttamente dall’esterno e da una ventola a una sola velocità. Aria condizionata? Assente ma comunque inutile, dicono gli appassionati collezionisti che mi accompagnano a bordo di una DS 21 e una DS 23 Break, la versione station wagon. Anche con la temperatura impostata al minimo, infatti, il calore del motore arriva comunque nell’abitacolo e in particolare sul lato guida, cosa che mi ha caldamente (appunto) suggerito di scegliere un abbigliamento leggero per la seconda tappa. A maggior ragione perché sabato al circuito di Montlhéry potrò girare in pista con la DS e verificarne la capacità di viaggiare su tre ruote, grazie al sistema autolivellante delle sue sospensioni. Direi che ci sarà da sudare già così... E ora lascio la parola alle immagini che potete trovare sulla pagina Instagram di OmniAuto.it.

Autore: Andrea Fiorello

Tag: Curiosità , DS


Top