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pubblicato il 15 maggio 2015

Blocco dei diesel, quella di Parigi e Londra è una vera minaccia?

A giudicare dai titoli dei giornali sì. Ma se si leggono bene i programmi non c'è bisogno di allarmarsi

Blocco dei diesel, quella di Parigi e Londra è una vera minaccia?

"Londra e Parigi dichiarano guerra ai diesel". "Dopo Parigi, anche Londra mette al bando i motori a gasolio". E via di questo passo. A scatenare il dibattito, i provvedimenti, per ora solo ipotizzati, da parte del sindaco di Londra Boris Johnson e dal primo ministro francese Manuel Valls. Il primo ha annunciato che lui e il suo staff stanno pensando di far pagare un ticket di accesso all'Area C (soggetta a congestion charge) pari a circa 20 sterline. Il secondo ha ammesso che in passato la Francia ha permesso un monopolio di fatto dei motori ad accensione spontanea, ma che si è trattato di un errore e che la rotta deve cambiare. Nel caso francese, però, si starebbe studiando un piano di disincentivazione fiscale su scala nazionale.

C'è quindi da temere che questa "guerra" ai diesel si allarghi a tutta Europa? No. Primo, perché di guerra non si tratta. I motori che verrebbero penalizzati sarebbero infatti solo quelli con omologazione dall'Euro 5 in giù, ma dal 2020: già oggi tutte le auto in vendita devono essere per forza omologate Euro 6. Si tratterebbe dunque di andare a colpire solo la parte più anziana del parco circolante. Secondo, perché se a Londra un tale provvedimento potrebbe anche passare, all'Eliseo difficilmente si tirerebbero la famosa zappa sui piedi: lo Stato francese è azionista sia di Renault sia di PSA (Peugeot-Citroën) ed entrambi i gruppi sono fortissimi nei propulsori a gasolio. Perché dovrebbe essere proprio lo Stato a penalizzare due sue aziende così importanti non solo dal punto di vista economico, ma anche occupazionale (e quindi fondamentale bacino di voti)? Senza contare che PSA ha già in listino un sistema ibrido con motore HDi.

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Tag: Attualità , dall'estero , auto europee , nuovi motori


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