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pubblicato il 5 maggio 2015

Prezzo benzina e gasolio, nuovi cali in vista

Ecco perché il costo del pieno potrebbe costare di meno nei prossimi mesi

Prezzo benzina e gasolio, nuovi cali in vista
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Ogni tanto la finanza ci riserva qualche buona notizia. O almeno così sembra: dall'America giunge voce che il prezzo del petrolio potrebbe subire ulteriori ribassi nei prossimi mesi, dopo quelli che abbiamo conosciuto (e apprezzato) nel recente passato. Certo, prima di brindare al minor costo del pieno è bene tener presente che il calo del prezzo dell'energia non è sempre un bel segnale per l'economia: potrebbe generare deflazione (calo generalizzato dei prezzi), ovvero uno dei mali peggiori per il volatile capitalismo nel quale viviamo. Questo rischio finora è stato scongiurato, in Europa, dal Q.E. (ovvero l'immissione di denaro sui mercati) deciso dal Presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, grazie al quale la situazione è rimasta in equilibrio.

Scorte di petrolio ai massimi storici

Detto questo, per noi automobilisti è sempre un piacere vedere quel numerino che si riduce sul tabellone dei distributori: anche pochi decimali di euro, per le nostre tasche potrebbero voler dire molto. Bene, secondo alcuni analisti, uno dei motivi per cui potrebbe diminuire è l'aumento delle scorte di greggio in America: dal momento che i prezzi sono determinati dall'equilibrio tra domanda e offerta (almeno così dovrebbe essere, salvo accordi, sottobanco o meno, chiamati cartelli), un aumento della seconda porta a un calo delle quotazioni.

Fracklog: il "nuovo" petrolio americano che attende di spiccare il volo

In USA hanno creduto in molti nello shale oil. Si tratta di petrolio ricavato dalle rocce attraverso una tecnologia non nuova, ma che negli ultimi anni ha attirato grossi investimenti e ha garantito agli USA la quasi totale indipendenza dal greggio di importazione. Per essere redditizio per i produttori, lo shale oil deve avere un prezzo al barile pari o superiore agli 80 dollari al barile: al di sotto di questo limite, il maggior costo della sua estrazione rispetto a quella classica dei pozzi lo mette fuori mercato. Ovviamente, di questo fatto sono al corrente anche i signori dell'OPEC, il cartello dei produttori dell'oro nero, che non vogliono insidie al loro "monopolio di fatto" sulla fornitura mondiale di greggio. Ecco perché l'OPEC ha tutto l'interesse ad abbassare il prezzo del barile al di sotto degli 80 dollari. Risultato: gli imprenditori dello shale oil aspettano momenti migliori, stoccando la materia prima nel sottosuolo (in pratica non completano il procedimento di estrazione), in attesa e soprattutto nella speranza che le condizioni di mercato migliorino. Questo stoccaggio genera però ulteriore tensione sui prezzi, dal momento che chi deve acquistare petrolio sa che ci sono scorte in attesa di essere liberate: come un gatto che si morde la coda, quindi, i produttori di shale oil potrebbero non vedere mai ripagati i propri investimenti. E noi, per contro, spendere meno al distributore.

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Tag: Da Sapere , carburanti , usa


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