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Motorsport

pubblicato il 18 maggio 2007

La febbre Villeneuve

Un mito inossidabile, da 25 anni

La febbre Villeneuve

L'8 maggio di 25 anni fa, durante il Gran Premio di Zolder, moriva Gilles Villeneuve, il piccolo canadese volante capace di far scrivere a Ferrari "...io gli volevo bene".
Lo stile di guida ed il modo di interpretare la competizione, fecero accostare più volte la figura di Gilles a quella di Nuvolari; entrambi, in epoche diverse, ma con identica attitudine, seppero interpretare meglio di altri il ruolo di cavalieri del rischio, di Uomini per i quali le rigide Leggi della Fisica e dell'Impossibilità divenivano fenomeni plasmabili e limiti sfidabili. Uomini che trasformavano l'inferiorità del mezzo, quale che fosse la causa, in uno stimolo al combattimento tanto per il primo quanto per l'ultimo posto. Erano entrambi trascinatori di folle.

Gilles nacque in Canada, vicino Chambly nel gennaio del 1950 e dopo il periodo scolastico, affrontato all'inizio con un impegno che sarebbe stato successivamente influenzato da interessi differenti quali la vita all'aria aperta (i Villeneuve si erano trasferiti in una fattoria ad una settantina di chilometri da Montreal) e la guida di ogni mezzo semovente gli capitasse a portata di mano.

Il battesimo sulle quattro ruote avvenne a l'età di soli nove anni al volante - padre consenziente - di un vecchio furgone Volkswagen su delle strade di campagna. Non soddisfatto di quell'esperienza Gilles sfruttò qualche tempo dopo la sua attitudine per la meccanica costruendosi, con pezzi di recupero di una falciatrice, un proprio mezzo di trasporto.
I progressi di Gilles passarono, con l'età, attraverso l'indebita appropriazione delle chiavi dell'auto di famiglia, una Pontiac, accartocciata, senza conseguenze personali, attorno ad un albero. Il conseguimento della patente, a 16 anni, venne celebrato con 80 punti di sutura alla testa ed una seconda macchina distrutta. Con una Skoda Coupé partecipò poi a qualche slalom e a 17 anni, terminati gli studi, acquistò una Ford Mustang che modificò assieme al padre per partecipare a gare di accelerazione.

Contemporaneamente debuttò nelle gare di motoslitte, delle quali divenne Campione del Quebec nel 1971 e '72 e del Canada nel 1973, anno in cui passò alle 4 ruote debuttando in Formula Ford, facendo registrare a fine anno un palmarés di 7 vittorie su 10 gare disputate, vincendo il Campionato nazionale ed ottenendo la qualifica di "rookie of the year".

L'anno successivo passò alla più impegnativa Formula Atlantic dove, dopo un 22° ed un 3° posto, incappò una serie di ritiri arrivando in Campionato 16° con soli 10 punti; fece assai meglio nel 1975, ottenendo il 5° posto in Campionato (un ritiro, un 15°, un 14° , un 5°, un 2° con giro veloce ed un 1°), ma la consacrazione avvenne nel 1976 dove, al di là di statistiche ripetitive, conquistò - sempre il Formula Atlantic - sia il Campionato Canadese che quello USA con 9 primi posti, 6 pole, 5 giri veloci e 2 ritiri; nello stesso anno trovò anche il tempo di partecipare, ritirandosi, alla 24 ore di Daytona.

Il 1977 fu un anno di transizione, che lo vide impegnato al volante di una inguidabile e poco affidabile Dallara Chevrolet WD1 del Team Walter Wolf Racing, una vettura sport biposto di oltre 5 litri di cilindrata. Un'annata da accantonare nella quale Gilles si classificò solamente 12° in campionato.
Nel frattempo il pilota era stato ingaggiato part-time dalla McLaren che lo fece provare a Silverstone dove Gilles, attraverso un vero e proprio festival di testa coda, capì rapidamente il limite della macchina e, il giorno della gara, qualificò una vettura non fresca al 9° posto della griglia davanti a Mass, sulla seconda McLaren ufficiale del Team. In gara, per un falso contatto della spia della temperatura dell'acqua, perse due giri ai box;, ripartì dietro al gruppo di testa mantenendo il ritmo e piazzandosi all'11° posto: era nata una stella e l'ambiente se ne stava rendendo conto. Tornò in Canada, dove corse due gare di Formula Atlantic (una vittoria ed un ritiro) e dove corse in coppia con Eddie Cheever su una BMW Gr. 5, la 6 ore di Molson tagliando il traguardo in terza posizione (1° del Gr. 5); prima di disputare altre gare in Formula Atlantic, la McLaren gli comunicò che non avrebbe fatto valere l'opzione in F1 per il 1978. La notizia mise Gilles in uno stato di prostrazione mentale che influenzò notevolmente il rendimento nelle restanti gare di formula Atlantic dove comunque conquistò un primo posto vincendo, grazie ai punti accumulati, ancora una volta il campionato.

Sarà quella l'ultima volta in Formula Atlantic; il Commendatore lo convocherà a Maranello, confortato dagli apprezzamenti di Walter Wolf, agente Ferrari in Canada e di Chris Amon che apprezzava di Villeneuve il talento naturale e la capacità del controllo del mezzo in situazioni estreme. Gilles firma il 21 settembre 1977 e sostituisce Lauda, in partenza per la Brabham-Alfa, negli ultimi due G.P. della stagione. Non sarà però un esordio fortunato: 12° in Canada ed incidente, con tragiche conseguenze per 11 spettatori, in Giappone al Fuji.
Nonostante ciò la fiducia di Ferrari rimane inalterata ed il 1978 è caratterizzato ancora da incidenti, inframmezzati da buoni piazzamenti con un primo posto a Montréal, davanti al suo pubblico, che gli vale la conferma per l'anno successivo. E proprio il 1979 si rivela un anno d'oro per Ferrari: fra Scheckter, arrivato dalla Wolf e Gilles, si instaura un rapporto di amichevole collaborazione; la T4 si dimostra la vettura da battere ed alla fine della stagione il titolo piloti va a Schekter. Dal canto suo Gilles vince a Kyalami e Long Beach, innesca la miccia della febbre Villeneuve girando su tre ruote a Zandvoort e duellando a lungo, duramente, ma lealmente, con Arnoux al volante della potentissima Renault F1 Turbo; quello di Digione - che vedrà prevalere Gilles su Arnoux rispettivamente 2° e 3° al traguardo - resterà fra i più bei duelli mai visti nella formula uno di tutti i tempi. Ve lo vogliamo ricordare con un video:



Da dimenticare l'annata 1980 dove la 312 T5 permette a Villeneuve di racimolare un 4° ed un 5° posto e a Scheckter, che a fine anno opterà per il ritiro, di conquistare solamente due punti.

1981: la squadra ingaggia Pironi al posto di Schekter e schiera la nuova 126 K che avrà un rendimento altalenante; ciononostante Villeneuve vince di forza su Alan Jones il G.P. di Monaco e si ripete immediatamente dopo al Jarama tenendo a bada una muta di 7 vetture raggruppate in meno di un secondo; non ci saranno altre vittorie e queste saranno, per Gilles, le ultime della sua particolarissima carriera; una prova non nuova, ma sempre particolare vede la 126 K di Villeneuve battere un F104, il celebrato "spillone".

1982: l'ultima stagione; dal bozzolo della 126 K emerge la 126 C2, notevolmente più equilibrata ed efficace tanto della sua progenitrice quanto delle altre dirette concorrenti; potrebbe essere l'anno buono tanto che più che Gilles arriva terzo a Long Beach, dove tuttavia la vettura verrà squalificata per via di un'interpretazione un pò troppo disinvolta, secondo la FIA, delle regole relative agli alettoni posteriori. Siamo allo sgarbo del G.P. di S. Marino, a Imola nel corso del quale Pironi, non rispettando le istruzioni del muretto, va a vincere su Gilles.
Tutti concordi nel ritenere che quello fu l'inizio della fine; Gilles furioso per il tradimento di colui che riteneva amico, inizia le prove del Gran Premio di Zolder determinato a prevalere su Pironi; siamo solo a 4 minuti dalla fine dell'ora e il pilota - che vuole ulteriormente migliorarsi - va in pista; fatalità vuole che Gilles, che sta velocemente aumentando il ritmo, incontri sulla sua strada Mass, che al termine del suo stint avanza al rallentatore per raffreddare le gomme; è all'interno della curva e quando il tedesco vede negli specchietti il canadese, Mass, probabilmente per cercare di facilitare il sorpasso, cambia traiettoria; Villeneuve, che aveva impostato la sua traiettoria all'esterno contando sul mantenimento di quella del tedesco non ha neppure il tempo di tentare un incrocio: la sua auto tampona quella del tedesco e letteralmente decolla sulle sue gomme posteriori, l'impatto con il terreno, 200 metri dopo, comporta una decelerazione spaventosa che causa la morte del Canadese: è la fine di una vita e la consacrazione di una leggenda mai più sopita: l'aviatore non smetterà più di volare.

Gilles Villeuve in pista

Questi si che erano sorpassi!

Autore: Giovanni Notaro

Tag: Motorsport , formula 1 , piloti


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