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Curiosità

pubblicato il 27 aprile 2015

Ferdinand Piech visto attraverso le "sue" auto

Audi 80, Bugatti Veyron, VW XL1 e Phaeton. Successi e "abbagli" dell'ex Presidente del Gruppo Volkswagen

Ferdinand Piech visto attraverso le "sue" auto
Galleria fotografica - Ferdinand Piech, tutte le "sue" autoGalleria fotografica - Ferdinand Piech, tutte le "sue" auto
  • Porsche 917	   - anteprima 1
  • Bugatti Veyron 16.4 Grand Sport Vitesse \
  • Volkswagen XL1	   - anteprima 3
  • Lamborghini Gallardo	   - anteprima 4
  • Audi quattro (Rally - Gruppo 4) 	   - anteprima 5
  • Audi 80 - anteprima 6

Ci sarebbero tanti modi per descrivere Ferdinand Piech, ora che il suo nome è sulle prime pagine di tutti i maggiori media del mondo dopo le dimissioni da Presidente del Gruppo Volkswagen. Potremmo approfondire il suo stile manageriale un filo decisionista: "Il mio metodo di lavoro si basa su una convinzione di base che ho ereditato da mio nonno (Ferdinand Porsche, creatore del VW Maggiolino e fondatore dell'omonima Casa, ndr) e che trovo tuttora efficacissima: la squadra di vertice deve essere formata da 5, massimo 10 uomini, le cui idee, relazioni e interazioni sono gestite da uno soltanto". Indovinate un po' chi è questo uomo al vertice, nella testa di Piech? Lui stesso, ovvio. Potremmo anche parlarvi delle sue vittime illustri: da Wendelin Wiedeking - CEO Porsche fino al momento in cui si è messo in testa di "mangiarsi" VW con spericolate acrobazie finanziarie in seguito alle quali è stato messo alla porta da Piech - a Bernd Pischetsrieder, CEO VW fino al 2006, ovvero fino a quando non ha osato contraddire alcune opinioni di Herr Ferdinand. Ciò che ci interessa, invece, è parlare di Piech attraverso le "sue" automobili e le soluzioni tecnologiche che, da ingegnere di primissimo livello, ha contribuito a rendere famose, vincenti, diffuse.

Vacanze? No grazie, meglio andare a "scuola" da Giugiaro

Ragazzo mosso da grandissima passione per l'automobile e smisurata ambizione di carriera, ancor prima che ingegnere di formazione solidissima, Ferdindand Piech chiede e ottiene uno "stage" da Giorgetto Giugaro nel 1972, a 35 anni. Mentre i suoi coetanei sono in spiaggia, lui trascorre il proprio tempo libero in Italdesign: per scalare i vertici dell'industria di famiglia non può accontentarsi di essere "solo" un ingegnere. Un'esperienza che ne completa la formazione e che non può non avere un peso parecchi anni dopo, quando, nel 2010, il Gruppo VW acquisisce proprio la Italdesign. Ma questo è solo l'apice, perché tra Piech e Giugiaro i rapporti sono strettissimi da sempre: da responsabile del marchio Audi, il manager tedesco affida lo stile dell'importantissima 80 proprio al designer piemontese. Con successo: dalla 80 in poi, per la Casa di Ingolstadt è cominciata la rincorsa nei confronti di BMW e Mercedes per la leadership tra i marchi premium. Una "eterna lotta" che continua tuttora e che solo qualche anno prima della pareva utopia.

Innovatore nella tecnica...

Dopo aver contribuito al progetto della mitica, amata e vincente Porsche 917 (una su tutte: si aggiudica la 24 Ore di Le Mans del 1970), Piëch "subisce" la decisione della famiglia Porsche, in seguito alla quale nessuno dei componenti della famiglia stessa dovesse ricoprire un ruolo dirigenziale in azienda. Ecco dunque il trasferimento in Audi, di cui nel 1974 diviene Responsabile dello Sviluppo Tecnico e, nel 1975, membro del Consiglio di Amministrazione. Al brand di Ingolstadt imprime una svolta epocale attraverso soluzioni tecnologiche a dir poco lungimiranti: crede nel motore a cinque cilindri (che dominerà il Campionato del Mondo Rally ed è tuttora utilizzato, ovviamente rivisto, sull'Audi RS3); nel turbocompressore (non c'è praticamente motore, oggi, che non ne faccia uso); nella trasmissione "quattro" (vero elemento distintivo Audi); nella scocca interamente zincata e nel motore diesel ad iniezione diretta (TDI). Ancora, è sua la decisione di montare per la prima volta un V8 su un'Audi e di alleggerirne la struttura grazie al telaio in alluminio ASF: siamo nel 1994 e l'ammiraglia A8 surclassa, dal punto di vista tecnologico, le coetanee BMW Serie 7 e Mercedes Classe S.

... E nella gestione dell'azienda

Un anno prima del lancio dell'Audi A8, in pratica dopo che l'ha deliberata, Piech cambia casacca: nel 1993 è n°1 del marchio Volkswagen, che in quel momento naviga in acque burrascose. Sì, a leggerne adesso i numeri non si direbbe, ma poco più di vent'anni fa a Wolfsburg si navigava a vista. Per uscire dalla palude, Piech punta forte sul prodotto: la Golf IV, del 1997, è forse la migliore di tutti i tempi, dal punto di vista qualitativo e del design. Altrettanto si può dire della Passat di quinta generazione, anno di nascita 1996: la cura per l'aerodinamica, per l'assemblaggio e le finiture ne fanno una delle migliori di sempre, senza contare che il pianale con motore longitudinale permette di montare motori di altissimo livello, fra cui il V6 turbodiesel Audi e il W8 a benzina. Ma c'è ben altro, al di là del prodotto, nella strategia di Piech, e si chiama "fame". Una fame atavica di marchi della concorrenza, che porta il Gruppo a essere il n°2 al mondo alle spalle di Toyota per numero di veicoli prodotti e che permette al portafoglio di Piech di spaziare dalla Ducati alla Man, dalla Lamborghini alla Scania, passando per Bugatti, Skoda, Seat, Porsche... Grande è meglio, insomma.

Dall'auto più veloce al mondo a quella più parsimoniosa

La straripante personalità di Piech si riversa anche sui progetti a volte bizzarri dei quali si innamora e sui quali investe quantità di denaro pazzesche; che queste fossero poi cifre ingiustificate è molto difficile dirlo. Per una Veyron sulla quale si perdevano 2 milioni circa a esemplare prodotto, c'è stata infatti una ridondanza incalcolabile del nome Volkswagen (che viene sempre citato quando si parla della Bugatti), così come tantissimi titoli se li è conquistati la piccolissima XL1 da un litro di carburante per 100 km. Un veicolo che Piech avrebbe voluto mettere su strada, ma che rimarrà confinato a uno di quei "figli mai nati" di cui la storia dell'auto è piena. A proposito di stranezze, una è ancora nei listini Volkswagen, si chiama Phateon e rappresenta il desiderio (delirio di onnipotenza? Non ci permetteremmo mai: ai posteri l'ardua sentenza) di Piech di sovvertire una regola non scritta, ovvero quella che le ammiraglie sono un'esclusiva dei marchi premium. Missione compiuta? No. La Phaeton è un'ottima auto a detta di tutti quelli che l'hanno guidata, ma rispetto alle rivali è sempre stata un modello di nicchia, per il quale la costruzione di uno stabilimento apposito non ha mai trovato una giustificazione economica.

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Tag: Curiosità , auto europee


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