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Motorsport

pubblicato il 17 aprile 2015

Apple e Google "sconfiggeranno" l'industria dell'auto

Così la pensano alcuni guru del marketing intervenuti all'Università Bocconi. Ecco perché

Apple e Google "sconfiggeranno" l'industria dell'auto
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Non capita tutti i giorni di assistere come spettatori privilegiati a una lezione-evento di marketing all'Università Bocconi. Titolo: "I nuovi trend del motorsport". E che ci sarà di nuovo nel motorsport? Non si tratta sempre e comunque di auto o moto lanciate a folle velocità per tagliare prima il traguardo? Sì, ma con importanti distinguo. Già da anni, per esempio, la 24 Ore di Le Mans e il WEC (Campionato Mondiale Endurance) sono appannaggio di prototipi con sistema di trazione ibrido. Nel 2014 la Formula 1 ha messo in campo la rivoluzione tecnica più grande della sua storia: addio V8-V10-V12, largo a un "piccolo" V6 da 1,5 litri di cilindrata sovralimentato, affiancato da un motore elettrico e da avanzatissimi sistemi di recupero dell'energia. A parlare, di fronte a una platea selezionata di studenti, Dario Calzavara - CEO Terra Modena Mechatronic -, Alejandro Agag - CEO Formula E Holdings - e Aurelio Sportelli, COO Sparco Italia.

Calzavara: "L'auto del futuro? Non sarà una BMW o una Mercedes"

Nell'ordine, Calzavara in 35 anni di esperienza ne ha viste, vissute, sentite tante. Il suo nome non è particolarmente noto, ma a scorrerne il curriculum un pizzico di sana invidia sorge spontanea. Nel 1981, a soli 26 anni, è già team manager della Ferrari in Formula 1. Sono gli anni di Gilles Villeneuve, per intenderci: grandi gioie e immenso dolore. Ricopre questo ruolo fino al 1984, per poi trasferirsi in Nord America come responsabile marketing del prodotto, sempre in Ferrari. Nel 1986 passa in Pirelli, dove rimane fino al 2006, occupandosi (anche) di Formula 1 e arrivando a essere parte del board. Nel frattempo, nel 2004 fonda la Terra Modena Mechatronic, che costituisce tuttora la sua principale (ma non unica) occupazione. Insomma, il "nostro" la sa lunga quando si parla di motori e dintorni. Ecco perché, quando afferma: "L'auto del futuro non uscirà da BMW, Mercedes, Audi, né da nessun altra azienda tradizionale", non possiamo rimanere indifferenti. Ancora: "Il nuovo Costruttore sarà un inegratore di sistema, con competenze multidisciplinari e orizzonti multiculturali". Calzavara non si tira certo indietro, quando gli viene chiesto qualche esempio più concreto: "Io credo che Apple o Google siano le realtà più attrezzate per rispondere alle nuove esigenze di mobilità. Altro brand in cui credo molto è Tesla. Anzi, vi dirò di più: secondo me Elon Musk (fondatore della Tesla, oltre che di PayPal, ndr) è l'Enzo Ferrari contemporaneo". Utopia o realtà, quella espressa da Calzavara? Di sicuro, non tutte le Case automobilistiche si stanno muovendo nella direzione del rinnovamento. Ok, tutti sbandierano design futuristici, soluzioni innovative che permettono di tagliare di qualche g/km la CO2, ma la vera rivoluzione è altra cosa. Con tutto il rispetto per il grandissimo lavoro degli ingegneri in termini di ottimizzazione delle tecnologie esistenti e di implementazione dei moduli ibridi nelle nostre auto, sono i nuovi modi di spostarsi che sfuggono ai più. Stiamo parlando per esempio del car sharing, in cui non tutti credono allo stesso modo. Ancora, nuovi modi di intendere la mobilità sono quelli messi in campo dalla Mercedes con l'app mytaxi, che consente di fidelizzare i tassisti, da un lato, e i viaggiatori dall'altro. Per non parlare poi del motore elettrico, vero dilemma di tutti i top manager dell'automobile, alcuni dei quali (vedi Carlos Ghosn di Renault-Nissan) si sono scottati per averci creduto "troppo presto", ma su cui pare sempre più convergere l'interesse di tutti. Detto questo, secondo noi difficilmente le Case auto tradizionali spariranno, anzi francamente non crediamo proprio che questo accadrà. Di sicuro, però, chi non inizia fin da adesso a pensare e a pianificare il cambiamento, rischia di passare grossi guai. Perché se è vero che in molte zone del mondo l'automobile vecchia maniera resta l'unico modo per spostarsi (il car sharing sarebbe impensabile nella provincia italiana, così come negli Stati Uniti continentali e nella sterminata Russia), è anche vero che le tendenze demografiche indicano per i prossimi anni un'urbanizzazione sempre più forte in ogni angolo del pianeta. Si tratta magari di processi lunghi, ma quando il meccanismo si innesca, non si ferma più. Il dilagare degli smartphone anche in Paesi non certo ricchissimi ne è la più chiara dimostrazione.

Agag: "I giovani sono disinteressati alle auto e al motorsport"

Dopo Calzavara è il momento di Alejandro Agag, poliedrico personaggio che dalla politica si è spostato agli affari, con interessi nella finanza e nello sport, dal calcio alla Formula 1, fino a che un giorno, parlando con Jean Todt, ha l'illuminazione. Il Presidente della FIA esprime la propria convinzione che sia il momento di creare un campionato per auto elettriche. Agag e altri tre soci prendono la palla al balzo e si mettono al lavoro, duro, perché c'è da progettare l'auto (dopo aver deciso se puntare su una Formula o su una GT), trovare chi la costruisca, le squadre che investano dei soldi, i piloti, le piste, ecc.. Siamo nel 2012 e il campionato prende il via a inizio 2014. Insomma, anche Agag ha dimostrato con i fatti di essere una persona alle cui parole è bene dare ascolto. La sua affermazione più illuminante, anche se non nuova, è questa: "Ai giovani, intendo i ragazzi da vent'anni in giù, il motorsport e le auto interessano pochissimo ormai. Quello che li appassiona è la possibilità di condividere, scoprire il mondo da un dispositivo come lo smartphone e, se possibile, interagire, magari intervenire direttamente in alcuni eventi. Ecco perché ci siamo inventati il Fanboost: i tre piloti che ottengono il maggior "rating" via app hanno in regalo 50 CV in più sulla propria monoposto in gara. Vi assicuro che il riscontro che abbiamo avuto con il Fanboost, nel pubblico più giovane, è davvero sorprendente: per loro è esaltante sapere di poter contribuire a dare una spinta a un driver piuttosto che a un altro". Ancora: "Grazie all'inquinamento zero delle nostre auto e all'assenza del rumore, tutte le gare del campionato si svolgono su circuiti cittadini. Questo ci permette di avvicinare alle corse delle persone che mai sarebbero andate in circuito e di non disturbare con il rumore delle auto tradizionali chi proprio non ne vuole sapere di assistere a una competizione automobilistica".

Sportelli: "Evoluzione è anche cambiamento dei materiali"

L'ultimo a intervenire, in ordine di tempo, è Aurelio Sportelli di Sparco: azienda specializzata nella produzione di abbigliamento e componenti come sedili e caschi, destinati principalmente alle corse ma non solo. Il suo intervento non è incentrato sulla mobilità di domani, se non in maniera indiretta, ma è comunque interessante per capire come tutta la filiera dell'auto sia costretta a muoversi e guardarsi attorno. Ecco le parole di Sportelli: "Per noi evoluzione tecnologica significa aumento della sicurezza, della resistenza agli impatti e al fuoco. Tuttavia, come le Case auto si vedono costrette a passare dai motori endotermici a quelli elettrici, noi non possiamo prescindere da un'evoluzione importante nei materiali. Il nostro futuro si chiama carbonio, materiale che offre straordinarie possibilità di lavorazione e leggerezza assoluta". Tutto qui? "No, ovviamente quando si parla di cambiamento si parla anche di strategia. Ecco perché, sempre di più, i nostri sedili in materiale composito equipaggiano le auto di serie sportive, in particolare le supercar, che hanno esigenze molto simili a quelle di un'auto da corsa". Una lungimiranza grazie alla quale Sparco ha ottenuto un importante finanziamento, che le ha permesso di assumere 150 persone. C'è un Italia che va, insomma.

Le domande degli studenti

Terminata l'esposizione, è il turno delle domande degli studenti, che si sono dimostrati interessati e informati. La prima è per Alejandro Agag: "Non crede che correre con monoposto elettriche e, di riflesso, anche circolare con auto elettriche, sia solo uno spostamento del problema? Ciò che più conta è come l'energia viene prodotta. Oppure no?". Risposta: "Certo che sì. Infatti noi contiamo su fornitori di energia pulita. Che credibilità avremmo, se ci presentassimo nelle città in cui gareggiamo con dei generatori a gasolio? Detto questo, noi facciamo la nostra parte, ma il mondo non possiamo cambiarlo da soli. E' però già un grosso passo avanti quello di "spostare" il problema: se è vero che la CO2 è un gas i cui effetti si diffondono in tutta l'atmosfera, è vero anche che correndo (e circolando) con auto a emissioni zero si abbassa il livello di inquinamento - fatto non solo di anidride carbonica ma anche di polveri sottili e altri veleni - delle città, che sono da sempre i luoghi più critici da questo punto di vista. La soluzione ai nostri problemi arriverà quando (e se) si riuscirà a trovare il modo per intrappolare e stoccare la grandissima energia che il Sole fornisce alla Terra ogni giorno; i pannelli solari hanno una bassissima resa. La seconda domanda riguarda l'assenza di rumore della Formula E: "Non credete che si tratti di uno snaturamento del motorsport?". Risponde Calzavara: "Assolutamente no. E sarebbe ridicolo cercare di emularlo con dispositivi elettronici. Semplicemente, la Formula E (e la mia Formula E2 o Formula Super Green 1 come abbiamo deciso di ribattezzarla) è altra cosa. Venite a sentirla a bordo pista e vi accorgerete che ha un suo perché. Il problema, ancora una volta, è che bisogna essere pronti a cambiare". Infine, una domanda sulla decisione di Elon Musk di liberalizzare la propria tecnologia e se questa decisione non vada contro l'interesse delle Tesla. Risponde Agag: "Musk è un genio. Ha capito perfettamente che non ha più senso arroccarsi nella tutela tradizionale dei propri brevetti, ma è molto più strategico dare accesso alle proprie tecnologie in modo da imporre uno standard. Solo così, coinvolgendo e portando sulla propria strada i colossi dell'automotive, c'è la speranza per Tesla di allargare ulteriormente il proprio potenziale commerciale (e di migliorare il mondo)".

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Autore: Adriano Tosi

Tag: Motorsport , formula 1 , google , android , app


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