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pubblicato il 13 aprile 2015

Gruppo Volkswagen, è battaglia per la leadership

Una dichiarazione di Piech ha scatenato un vespaio di polemiche tra Wolfsburg e la Bassa Sassonia

Gruppo Volkswagen, è battaglia per la leadership

Che Ferdinand Piech sia avvezzo a prendere decisioni forti e spesso di testa sua lo sapevamo già. Bernd Pischetsrieder (ex CEO di BMW e del Gruppo Volkswagen) lo ha scoperto qualche anno fa, mentre operazioni “mangiasoldi” come la Bugatti Veyron o la Volkswagen Phaeton portano la firma proprio del nipote di Ferdinand Porsche. La “bomba” è scoppiata venerdì, quando Piech ha dichiarato alla stampa tedesca di aver preso le distanze da Martin Winterkorn, attuale CEO del Gruppo Volkswagen, una presa di posizione netta e pubblica che sottintende una frattura già avvenuta. Il problema principale sarebbe negli scarsi risultati del marchio Volkswagen negli Stati Uniti, ma anche sull’eventuale auto low cost del futuro, i due la pensano molto diversamente.

Dieci milioni di auto non bastano

Posto che effettivamente Volkswagen ha un problema di riduzione dei costi e di margini inferiori a quelli di BMW e Mercedes, che invece seguitano a macinare record negli USA, è anche vero che finora Piech ha appoggiato tutte le scelte di Winterkorn, il quale, peraltro, negli ultimi otto anni ha portato il Gruppo Volkswagen sul tetto del mondo. Le vendite globali sono passate da 6,2 milioni di unità a oltre 10, il fatturato è praticamente raddoppiato, da 109 a 202 miliardi di euro e gli utili sono saliti del 280%. Tutto questo senza contare il perfezionamento dell’acquisto di Porsche, dei produttori di truck Scania e Man (gli unici veri concorrenti di Mercedes nel mercato mondiale) e della Ducati.

Una dura lotta di potere e di famiglia

Forte di questi risultati, Winterkorn ha risposto per le rime (“Non mi faccio cacciare dalla Corte e non sono certo il tipo che getta la spugna”), anche perché sa di poter contare sul sostegno di quasi due terzi del Consiglio di amministrazione. Di venti seggi, la metà sono occupati dalle rappresentanze sindacali guidate da Bernd Osterloh della IgMetall, che è anche membro del Consiglio di sorveglianza, due dal governo della Bassa Sassonia (che non ha preso bene la sparata di Piech) e altri due da esponenti della famiglia Porsche, tra cui Wolfgang che ha subito preso le distanze precisando che il resto della famiglia non condivide le idee di suo cugino Ferdinand. I conti si fanno in fretta, Winterkorn è supportato da 14 consiglieri su 20 e stando così le cose sarà molto difficile “defenestrarlo”. Tra l’altro, lo scorso anno Piech aveva già tirato molto la corda piazzando la moglie Ursula nel Consiglio di sorveglianza. Forse un altro strattone potrebbe romperla definitivamente e significare la fine della sua lunghissima carriera all’interno del Gruppo Volkswagen.

Autore: Alessandro Vai

Tag: Attualità , dall'estero


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