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pubblicato il 10 aprile 2015

General Motors, salgono a 80 le vittime del blocchetto di accensione

Una storia iniziata nel 2002, un maxi-richiamo da oltre 10 milioni di veicoli e risarcimenti per 600 milioni di dollari

General Motors, salgono a 80 le vittime del blocchetto di accensione

State guidando tranquillamente e prendete una buca, la chiave nel blocchetto di accensione sobbalza e si sposta automaticamente sulla posizione "off". Vi trovate senza servofreno e senza servosterzo; provate a girare, entra il bloccasterzo e perdete il controllo. Nel migliore dei casi non succede nulla, nel peggiore vi schiantate da qualche parte senza che l'ABS, l'ESC, i pretensionatori e gli airbag siano potuti entrare in funzione, perché l'auto è spenta. Non è la trama di un nuovo "horror movie" americano, ma quello che è successo realmente a migliaia di persone, proprio negli Stati Uniti. È lo scandalo che ha travolto General Motors più di un anno fa, portando a un maxi richiamo da oltre 10 milioni di veicoli, alla caduta di varie teste tra i vertici dirigenziali e alla nomina di un nuovo CEO, nella fattispecie Mary Barra.

Una molla da 56 centesimi

La storia inizia nel 2002 quando vengono commercializzate le prime auto con una molla difettosa all'interno del blocchetto di accensione, la Chevrolet Cobalt e la Saturn Ion. La costante elastica è sbagliata e la resistenza troppo tenue, il pezzo ha un costo industriale di 56 centesimi. Nel 2004 un'inchiesta interna giudica troppo costosa l'attivazione di un richiamo "in confronto al possibile costo delle effettive riparazioni che saranno probabilmente richieste in garanzia" si legge in un documento interno. Due anni dopo GM decide di usare una nuova molla più resistente (anche se non quanto previsto dal progetto originale), ma non modifica il codice identificativo del pezzo, nella speranza di evitare l'attenzione della NHTSA. L'intento riesce fino al 2010, ma gli incidenti e le vittime aumentano sempre di più.

Oltre 4.000 richieste di risarcimento

Il risultato finale è devastante. Si rende necessaria un'ennesima tornata di richiami e GM perde la faccia (pure un sacco di soldi), mentre la NHTSA viene messa sotto inchiesta e il suo capo sostituito. Poi arriva la conta dei danni e l'istituzione di un fondo speciale per risarcire le vittime. Lo scorso 31 gennaio sono scaduti i termini per presentare le richieste e GM ne ha contate 4.343, di cui 478 relative a persone decedute. A oggi sono già stati proposti e accettati 80 risarcimenti, da circa un milione di dollari l'uno, relativi ai decessi e 93 relativi a infortuni. Chi accetta il risarcimento rinuncia automaticamente a ogni altra forma di azione legale, una magra consolazione per General Motors, che potrebbe spendere oltre 600 milioni di dollari per erogare tutti i risarcimenti.

Autore: Alessandro Vai

Tag: Attualità , General Motors


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