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Retrospettive

pubblicato il 13 maggio 2007

La Mille Miglia compie 80 anni

Un ricordo dell’ultima vera Mille Miglia

La Mille Miglia compie 80 anni
Galleria fotografica - La Mille Miglia compie 80 anniGalleria fotografica - La Mille Miglia compie 80 anni
  • 1928 - Piazza della Loggia a Brescia	   - anteprima 1
  • 1929 - Rossi/Battioni su Fiat 509 S (Passo della Futa)	   - anteprima 2
  • 1930 - Tazio Nuvolari e Giovan Battista Guidotti, su Alfa Romeo 6C 1750 GS	  	   - anteprima 3
  • 1936 - Piazza della Vittoria	   - anteprima 4
  • 1937 - Il Marchese Tonino Brivio e Carlo Ongaro su Alfa Romeo 8C 2900	   - anteprima 5
  • 1937 - Carlo Pintacuda e Paricle Mambelli, su Alfa Romeo 2900 A	   - anteprima 6

Dal 17 al 20 maggio si "correrà" - a distanza di 50 anni dall'ultima edizione del 1957 - la 80° edizione della Mille Miglia, la più famosa gara su strada di tutti i tempi - e probabilmente la più longeva - alla quale sono iscritti 375 equipaggi.
Chi avrà la possibilità di seguire almeno una fase di questa edizione dal vivo, si troverà ad ammirare le vetture che hanno fatto la storia dello sport e dell'automobilismo italiano, europeo e non solo. Tra gli iscritti - il Gotha del collezionismo e del Pilotaggio anche d'antan - risulta, recentemente inserita Prisca Taruffi su Ferrari 315 S, una magnifica sport di circa 3,8 litri di cilindrata e 360 CV, che il padre allora cinquantunenne portò alla vittoria proprio nell'ultima edizione di 50 anni fa.

E torniamo proprio a quel giorno iniziando dal drammatico momento che decretò la fine della Mille Miglia e, negli anni successivi, il declino di tutte le principali manifestazioni su strada.
12 maggio 1957, ore 16 appena passate; su un lungo rettilineo nei pressi di Guidizzolo, la Ferrari 335 S di Alfonso De Portago, una 4.000 cc con 390 CV, sopraggiunge velocissima preceduta dall'inconfondibile sinfonia del suo 12 cilindri; mentre le persone a lato della strada allungano il collo per meglio osservare il passaggio del bolide, all'improvviso e senza ragioni apparenti, l'auto scarta verso il ciglio della strada, falciando 9 spettatori e finendo la sua corsa nel canale parallelo alla sede stradale; ovviamente né De Portago né il suo secondo, l'americano Edmund Nelson, sopravvissero.
Le cause dell'incidente non sono mai state chiarite e fra le diverse ipotesi, che spaziavano dall'errore umano alla rottura meccanica, acquistò un certo seguito quella del cedimento di un pneumatico il cui battistrada si diceva fosse stato intaccato contro lo spigolo di un blocchetto di porfido leggermente sporgente, nel corso di una sbandata occorsa pochi chilometri prima. Da riferire, comunque, anche l'interpretazione di un altro pilota Ferrari, Oliver Gendebien, che attribuì allo stesso Ferrari la responsabilità indiretta della morte di De Portago. Quest'ultimo, sarebbe stato spinto ad una accesa rivalità con lo stesso Gendebien ed avendo appreso - nel corso dell'ultimo rifornimento - di essere dietro al belga peraltro alla guida di una meno performante - la 250 berlinetta Scaglietti - rinunciò alla sostituzione dei pneumatici per risparmiare tempo. Per la cronaca Gendebien, che era un eccellente pilota ed uno straordinario stradista, arrivo 3° assoluto in mezzo a 5 vetture sport.
L'unica certezza è che questo episodio ci portò via, prima di tutto 11 vite e, assieme a loro, quella che molti definirono - e definiscono ancor oggi - la corsa più bella del mondo.

L'edizione del 1957 si avviò alle 23.00 dell'11 maggio con la partenza del primo concorrente, Remo Pola, con il numero 1 sulle fiancate della sua Fiat 600 Turismo preparato.
Quell'anno l'orario di partenza costituiva, a partire dalle 23.43, anche il numero di gara dipinto sulle fiancate delle vetture il cui ordine progressivo partiva dalle vetture meno potenti per arrivare alle prime ore della giornata, alle auto più potenti.
Citando una frase del bel racconto di Jon (senza H) Cleary "Il casco Verde", imperniato sulla Mille Miglia e scritto proprio nel 1957, abbiamo la romanzata conferma che "ci si aspettava che sarebbe stato uno dei piloti delle 10 o 12 vetture partite per ultime a vincere la gara"; infatti da quel ristretto gruppo di vetture, la sorte e la bravura, le prestazioni e la consistenza del binomio uomo-macchina avrebbero estratto vincitore e piazzati! De Portago partiva con il numero 531 mentre la Volpe Argentata che avrebbe poi vinto, fu il penultimo a partire alle 5.35 del mattino del 12 maggio.
La lotta apparve questione da risolversi tra Ferrari, che schierava 4 Sport oltre i 2.000 cc pilotate dai poveri De Portago/Nelson, da Von Trips, da Peter Collins in coppia con il famoso fotografo Klemantaski e dallo stesso Taruffi mentre la Maserati, che in prova aveva perso la vettura di Behra, schierava tre vetture con i fortissimi Giorgio Scarlatti, Hans Herrman e i vincitori a tempo di record dell'edizione 1955, Moss e Jenkinson, ai quali andavano tutti i favori del pronostico.
Le altre sport, non costituivano una minaccia per nessuna delle due squadre italiane, e ciò valeva anche per la Jaguar che, pur avendo trionfato a LeMans, non riusci mai a cogliere un successo nella classica corsa "bresciana" che, quell'anno si dimostrò particolarmente selettiva con 162 arrivi su 307 partenti. Per Moss e Jenkinson, alla guida della potentissima Maserati 450 S, una sport spider carrozzata da Fantuzzi, le speranze di vittoria vennero vanificate dalla rottura del pedale del freno dopo soli 5 minuti di gara. Si credeva, e l'esperienza confermava, che chi transitava per primo a Roma fosse destinato a non vincere la gara: la sosta della Capitale vede in testa Peter Collins, il quale, suo malgrado confermò il detto ritirandosi a Parma. A Roma Collins, che per soli 9 secondi aveva mancato il parziale record di Moss, era seguito, a 5 minuti circa, da Taruffi e a 9 da Von Trips.
Dopo aver fatto registrare un'identica situazione al controllo di Firenze, i primi affrontarono gli Appennini - un centinaio di chilometri decisivi ai fini della classifica - che alla fine videro Taruffi e Von Trips praticamente appaiati, ma con le auto che lamentanvano qualche problema alla trasmissione e quindi con un'incognita in più sulla strada per il traguardo.
Come avevamo detto Collins si ritirò a Parma mentre Von Trips, che tirava, apparentemente senza tener conto del pericolo di defaillance, superò Taruffi che procedeva con un pizzico di prudenza in più prudenza, prudenza che mise da parte a Piadina, circa 100 km prima del traguardo.
La strada che attraversava la cittadina era una insidiosa e velocissima, una serpentina che Taruffi, essendo un maniaco della cura del particolare, aveva studiato e percorso più e più volte in prova. Per questo, secondo il racconto dello stesso Taruffi, quel tratto di strada venne affrontato al limite azzerando il vantaggio di Von Trips che a quel punto desistette dalla lotta finendo secondo.
Diverso è il racconto di Ferrari il quale narrava che chiese a Von Trips, in furiosa rimonta, di cedere la posizione a Taruffi il quale inseguiva ormai da molto tempo il successo in questa gara ed aveva promesso alla moglie che, vinta la Mille Miglia, si sarebbe ritirato. Sempre nelle parole di Ferrari Von Trips, nobile non solo di famiglia, ma anche d'animo, acconsentì.
Purtroppo il tedesco morì poco tempo dopo e nessuno degli altri protagonisti cambiò versione. Il dubbio resta ed alimenta la leggenda dei personaggi e della Mille Miglia; quella di Taruffi è comunque, anche per la non giovanissima età del pilota, un'impresa di tutto rispetto.

Al di là della lotta per le prime posizioni, non va dimenticata la prestazione di Maglioli che su una piccola Porsche RS 1500, una velocissima sport spider di cilindrata più che dimezzata rispetto alle altre protagoniste, giunse quinto. Piace inoltre ricordare che i primi 10 posti della classifica furono occupati da otto Ferrari, una Maserati e, appunto la Porsche.
Una citazione, infine, per il fermento che agitava la categoria Gran Turismo nella quale, a parte lo strepitoso terzo posto assoluto di Gendebien con la Ferrari 250 GT Berlinetta Scaglietti, si registrò la supremazia di una Porsche Carrera 1500 bialbero (Strale/Linge) su una muta di sempre valide, ma non più giovani, Fiat 8V ed Alfa 1900, battute anche dalle velocissime Giulietta SV. Prestazione tutta da incorniciare quella di una "pulce", la Fiat Abarth 750 Zagato di Thiele, il quale terminò il percorso in 13 ore, 32 minuti e 33 secondi piazzandosi primo di categoria e al 63° assoluto.
Altro protagonista delle categorie minori fu il famossissimo giornalista-pilota Paul Frère, che si prese il lusso di concludere il percorso in 13 ore, 47 minuti, 55 secondi, vincendo la categoria Turismo Speciale da 750cc a 1000 cc su una... Reanault Dauphine.

Beh, permetteteci infine di sottolineare come, al di là delle prime posizioni e delle auto e piloti che ci si aspetta di vedere sul podio, i veri eroi della Mille Miglia, quelli che hanno alimentato la leggenda e per i quali la corsa era magari la sola gara dell'anno, erano proprio i piloti delle categorie minori, a partire dallo sconosciuto Remo Pola che, con il numero 1 sulle fiancate della sua Fiat 600, aprì quell'ultima Mille Miglia e si ritirò non si sa nemmeno per quale ragione.

Autore: Giovanni Notaro

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