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Retrospettive

pubblicato il 5 aprile 2015

Benzina, oltre il prezzo c'è di più

Il suo costo al litro lo conoscono tutti e, con la Pasqua, tutti ne temono il rialzo. La sua storia, però, non è altrettanto nota. Eccola

Benzina, oltre il prezzo c'è di più
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Arriva la Pasqua, cala la quotazione del greggio, sale il prezzo della benzina. Sì, il ragionamento non fila, se non per le casse delle aziende petrolifere, che anche in questi giorni, come quasi sempre accade in occasione dei "ponti" di Natale, Ferragosto, 25 aprile, 1 maggio, etc., rialzano deliberatamente il costo alla pompa per far fruttare il più possibile l'esodo dei vacanzieri. Il copione questa volta si è cominciato a riproporre già da martedì 30 marzo, con listini in generale aumento, nonostante il prezzo del greggio fosse in calo. Se c'è una sostanza che (si) infiamma, lo avrete capito, questa è la benzina. Non solo per le sue caratteristiche chimiche intrinseche, ma anche e soprattutto per ciò che richiama alla mente. Prima di tutto, il già citato portafoglio. Di benzina in senso lato si parla anche quando si fa riferimento al carattere o all'atteggiamento incendiario di qualcuno ("Buttare benzina sul fuoco") e nello sport ("L'atleta l'ha finita proprio sul più bello"). La benzina può essere la sostanza "proibita" nelle corse, se di tipo diverso da quello omologato: sono vecchie come le competizioni di auto e di moto le polemiche e i sospetti legati al carburante. E poi c'è la questione ecologica, che vede gli ambientalisti più intransigenti schierati ferocemente contro tutto ciò che è mobilità privata, soprattutto se mossa da motori a benzina o a gasolio. Di seguito, una breve storia di questa sostanza, che sembra essere sempre uguale a se stessa e che invece ha conosciuto diverse evoluzioni. A partire dal luogo in cui la si compra.

"Un'aspirina, un kg di pasta e tre litri di benzina per favore"

Messa così, come nel titolo di questo paragrafo, l'affermazione sembra uscita dalla bocca di qualcuno in preda all'alcool. O in vena di scherzare. Invece, dalla fine dell'Ottocento fino a circa il secondo decennio del Novecento, la benzina veniva venduta solo da ambulanti sui loro carretti, oppure nelle drogherie e nelle farmacie (questo in Europa: in USA, invece, dove il mercato automobilistico si sviluppa prima, le pompe di benzina come le conosciamo oggi arrivano in anticipo rispetto al Vecchio Continente). Detto questo, non pensate che i negozi di quel periodo avessero pompe di benzina dove oggi ci sono le bilance elettroniche. Il carburante veniva venduto in contenitori preconfezionati e sigillati. Un metodo di distribuzione certo poco pratico, ma del tutto sufficiente a soddisfare le esigenze davvero limitate dei pochi che circolavano in moto e di quelli, ancora meno, che si concedevano il lusso dell'automobile. Le prime pompe moderne iniziano a vedersi, al di qua dell'Oceano Atlantico, nel 1910 in Francia; è solo con la fine della Prima Guerra Mondiale, però, sotto la spinta della crescente motorizzazione, che si assiste a una vera trasformazione infrastrutturale. Tra le pompe più avanzate dell'epoca, da segnalare quella dell'italiana Bergomi del 1918.

Il sogno della benzina "fatta in casa"

Di necessità virtù. Motto quanto mai azzeccato quando si parla della nascita della benzina sintetica. Se nei primi anni della Rivoluzione Industriale e fino alla fine dell'Ottocento il carbone la fa da padrone, verso la fine del secolo, con l'invenzione del motore a scoppio da parte di Nikolaus August Otto, i carburanti liquidi acquisiscono sempre più importanza. La Germania, che non ne vuole sapere di dipendere dai giacimenti di petrolio di USA e Russia, dà un forte impulso alla ricerca del metodo per ricavare idrocarburi dal carbone, di cui invece è ricchissima. Si tratta di un processo di difficile realizzazione - ottenuto tramite trattamento con idrogeno e alta pressione - che però viene messo a punto con successo da Friedrich Bergius nel 1913: si tratta del momento perfetto, visto che l'industria bellica teutonica si sta preparando per l'egemonia sul mondo (nelle intenzioni) e non bada a spese per garantirsi l'energia di cui ha bisogno. Terminata la Prima Guerra Mondiale con la Germania sconfitta, la benzina sintetica conosce una battuta d'arresto. Superata però la difficile fase post-bellica, Hitler ricopre di marchi l'industria chimica tedesca per continuare nella direzione dell'autosufficienza energetica. Al metodo Bergius si affianca quello Fischer-Potsch: la produzione di idrocarburi liquidi tocca picchi mai raggiunti prima, ma resta una fonte di approvvigionamento molto più costosa di quella dell'estrazione del petrolio minerale. Ragione per cui, dopo che la Germania viene sconfitta anche nella Seconda Guerra Mondiale, sono le leggi di mercato (insieme ai divieti imposti dalle Nazioni vincitrici) a "far fuori" l'idrogenazione del carbone e la benzina "fatta in casa".

Shale oil, la "benzina" che non piace all'OPEC...

... Ma agli automobilisti sì, eccome! Spieghiamo meglio: quando si parla di benzina (e gasolio), ciò che interessa di più è il costo per fare il pieno alla propria auto. Tutti voi avete ben presente il calo dei prezzi dei carburanti di qualche mese fa, riassorbito solo in piccola parte dal successivo, nuovo aumento. Ecco, suo malgrado, è tutto merito dello shale oil: il petrolio ricavato dalle rocce attraverso una tecnologia non nuova, ma che negli ultimi anni ha attirato grossi investimenti e ha garantito agli USA la quasi totale indipendenza dal greggio di importazione. Per essere redditizio per i produttori, lo shale oil deve avere un prezzo al barile pari o superiore agli 80 dollari al barile: una soglia che il cartello dell'OPEC conosce benissimo e, dal momento che non vuole insidie al suo "monopolio di fatto", abbassa il prezzo del barile al di sotto di tale soglia. Risultato: gli automobilisti ridono, gli imprenditori dello shale oil piangono. Per ora, almeno.

Con e senza piombo, a basso o alto numero di ottani, arricchita...

La storia della benzina è scandita però anche dalle sue rivoluzioni/evoluzioni tecnologiche. Uno dei più grandi grandi cambiamenti è legato all'utilizzo del catalizzatore nell'impianto di scarico delle automobili e, quindi, al passaggio dalla "rossa" (fuori commercio dal 2000, in UE) alla "verde", ovvero senza derivati del piombo. Altra caratteristica che differenzia il carburante "nobile" (quello povero è il gasolio) è il numero di ottani in esso contenuto: più ottani ci sono, più la benzina è "buona", o meglio adatta ai motori ad alte prestazioni grazie al suo potere anti detonante; in altri termini, è come se opponesse più resistenza all'auto-accensione nella camera di combustione, prevenendo danni al motore. Ancora più performanti sono le benzine speciali - e molto costose - che ormai tutti i grandi marchi petroliferi offrono. Non solo il numero di ottani è più alto della media (siamo intorno ai 100, contro i 95 delle benzine classiche e i 98 di quelle già di buon livello), ma l'aggiunta di particolari additivi anti-frizione e di altre sostanze in grado di rimuovere i residui della combustione dal motore, ne fanno un vero e proprio elisir di lunga vita per cilindri, pistoni e valvole.

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Tag: Retrospettive , carburanti alternativi , carburanti


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