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pubblicato il 24 marzo 2015

SUV, da mostri sputafuoco a giganti buoni

Con l'ibrido plug-in sono diventati sportivi e "puliti", ma quanto dureranno le esenzioni del bollo e le strisce blu gratis?

SUV, da mostri sputafuoco a giganti buoni
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Una volta erano draghi sputafuoco, oggi sembrano diventati giganti buoni: SUV, crossover e fuoristrada non sono più quei nemici delle città, inquinanti e puzzolenti, che meno di dieci anni fa venivano additati come la peste delle metropoli, unici responsabili dello smog urbano, distruttori della pavimentazione dei centri storici e sinonimo di automobilista maleducato e prevaricatore. Se mai un tempo così è esistito, questo si può dire ormai tramontato, visto che solo nel 2014 più di una vettura su cinque immatricolata in Italia (21,6%) appartiene a queste categorie e marchi un tempo lontani dal segmento vivono ormai di questa tipologia di veicoli. Basta analizzare il caso di Porsche che lo scorso anno ha visto i suoi SUV Macan e Cayenne ritagliarsi il 67,5% delle vendite italiane o quello di BMW che nello stesso periodo ha visto la fetta di "X" raggiungere il 32%, senza dimenticare lo strepitoso successo di Range Rover Evoque. L'ultimo grido in fatto di grandi SUV è invece quello dell'ibrido plug-in, ovvero la possibilità di viaggiare su un enorme mezzo da 5 a 7 posti lungo più di 5 metri che fa dell'efficienza e della trazione elettrica la propria bandiera ecologica e politicamante corretta. Ma vediamo dove ci ha portato e dove ci porterà questa nuova tendenza del SUV elettrificato.

SUV giganti che consumano come utilitarie

Se questa sorta di "normalizzazione" e integrazione di SUV e fuoristrada nel nostro parco auto è avvenuta in meno di dieci anni il merito è anche di un certo effetto moda che ha tolto clienti a monovolume, station wagon e berline, ma chi guida o ha provato questi mezzi sa che i livelli di comfort, sicurezza ed efficienza sono spesso vicini o addirittura superiori a quelli delle normali vetture. Con una certa lentezza e qualche titubanza si stanno affacciando sul mercato i primi SUV ibridi plug-in di lusso e di grandi dimensioni che, complici i favorevoli cicli di omologazione, dichiarano livelli di consumi ed emissioni degne di un'utilitaria. Un timido tentativo di qualche anno fa lo avevano già fatto senza troppa convinzione i SUV ibridi di prima generazione, non ricaricabili in stile Toyota Prius, fra cui si ricordano quasi solo Lexus RX 400h, Audi Q5 2.0 TFSI hybrid quattro e Volkswagen Touareg 3.0 V6 TSI Hybrid. Oggi però la parola d'ordine per tutti i SUV è la sigla PHEV (plug-in hybrid electric vehicle), ovvero veicolo con motore termico + elettrico e possibilità di ricarica dalla presa di corrente.

L'invasione dei plug-in, da Audi a Volvo

Modelli simbolo della categoria dei grandi SUV si sono ormai convertiti all'elettrificazione "alla spina", come ad esempio la Porsche Cayenne S E-Hybrid che sfoggia 416 CV e un autonomia a zero emissioni di 36 km o la Volvo XC90 T8 che a batterie fa 40 km e mette sul piatto i suoi 400 CV. Entrambe hanno la trazione integrale (meccanica la tedesca, elettrica la svedese) e dichiarano un consumo nel ciclo combinato rispettivamente di 3,4 e 2,7 l/100 km, proprio come quello delle migliori segmento B a gasolio. A queste hanno prontamente risposto i concorrenti più blasonati, visto che a Ginevra ha fatto il suo esordio l'Audi Q7 e-tron 3.0 TDI quattro che viaggia a gasolio, ha 373 CV complessivi, consuma in media 1,7 l/100 km e fa 56 km con un pieno elettrico. Nel giro di pochi giorni ha ribattuto BMW con la sua X5 xDrive40e, SUV da 313 CV, trazione integrale, 3,3 l/100 km e 31 km a zero emissioni. L'unico altro SUV ibrido alla spina è il Mitsubishi Outlander PHEV, capostipite del genere che però non rientra nel segmento premium, mentre Lexus NX, Range Rover Hybrid e Range Rover Sport Hybrid restano ancorati al tradizionale schema delle ibride non ricaricabili dalla rete elettrica.

Esenzione bollo, parcheggi e ZTL gratuite

Questo boom di grandi SUV ibridi alla spina pone però una serie di interrogativi riguardo alle agevolazioni ed esenzioni riservate proprio alle auto con doppia motorizzazione. In alcune regioni come Lombardia, Veneto, Lazio (benzina+elettrico), Umbria, Campania e Puglia le auto ibride non pagano il bollo per alcuni anni dall'immatricolazione; in questi casi non si paga neppure il superbollo, nonostante si tratti di SUV con 300/400 CV che possono costare anche più di 100.000 euro. Anche nelle regioni che non riservano privilegi speciali alle ibride il bollo auto si paga solo sulla base della potenza del motore termico e non della potenza complessiva dei due motori: in questo modo la Porsche Cayenne paga per 245 kW, l'Audi Q7 (in vendita fra un anno) per 190 kW e la Volvo XC90 per 236 kW, mentre la BMW X5 quando arriverà sarà esentata dal superbollo grazie ai soli 180 kW del 2 litri turbo benzina. Molte città italiane permetto poi alle "hybrid" l'accesso alle ZTL dei centri storici, gratuitamente o a tariffa ridotta, mentre alcune municipalità non fanno pagare la sosta sulle strisce blu alle auto ibride. I più fortunati proprietari di SUV ibridi plug-in possono poi utilizzare le apposite aree di sosta riservate proprio alla ricarica elettrica dalle colonnine pubbliche, arrivando quindi a parcheggiare (gratuitamente) anche in zone molto centrali della città meglio servite su questo fronte.

Agevolazioni da confermare ed estendere

A questo punto il dubbio è: fino a quando varranno queste agevolazioni per i SUV ibridi? Fino a che punto le amministrazioni locali e quelle statali saranno in grado o vorranno garantire privilegi ed esenzioni fiscali a veicioli che, per quanto puliti ed efficienti, restano dei simboli semoventi di ricchezza e ostentazione? Al di là di un troppo facile populismo e di inutili battaglie classiste è comunque bene ricordare che questi SUV ibridi di taglia extra large sono dei veri concentrati di tecnologia, veicoli che servono a sviluppare quei sistemi elettrici che un giorno troveremo anche su city car e utilitarie di larga diffusione. Anche la loro propensione ai bassi consumi e alle emissioni ridotte è tutt'altro che teorica, visto che molti degli utilizzatori hanno verosimilmente facile accesso alla ricarica elettrica, comodamente in garage, e sono portati ad un utilizzo prevalentemente elettrico del mezzo, a tutto vantaggio dell'aria che respiriamo tutti noi in città. Insomma, il bilancio è nettamente positivo a favore dei SUV ibridi plug-in, forse non la soluzione ottimale al problema delle emissioni in atmosfera, ma comunque molto più puliti ed ecologici di molte vetture con qualche anno sulle spalle; il nostro augurio è che la società civile e la politica continuino a premiare questa svolta "verde" dei SUV, lasciando e magari estendendo le facilitazioni che possono solo portare ad un miglioramento della "stirpe" automobilistica.

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Tag: Mercato , bollo auto , incentivi , inquinamento , auto ibride


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