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Retrospettive

pubblicato il 15 marzo 2015

Borgward, una bella storia alle spalle e una nuova (si spera) da scrivere

Al Salone di Ginevra torna il marchio tedesco pronto alla rinascita

Borgward, una bella storia alle spalle e una nuova (si spera) da scrivere
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Lo storico marchio Borgward è rinato, anzi sta per rinascere come assicura la nuova squadra di imprenditori, ingegneri e designer capeggiati a Ginevra da Christian Borgward, nipote del fondatore e presidente dell'azienda tedesca risorta dopo 55 anni di inattività. Per ora di concreto c'è solo il logo a diamante di Borgward, stilizzato e ridisegnato proprio per il debutto ginevrino e la promessa di vedere la prima Borgward del nuovo corso al prossimo Salone di Francoforte, a settembre 2015, anche con motorizzazione ibrida plug-in. L'obiettivo di questa titanica impresa è quella di produrre delle nuove Borgward in grado di portare avanti la tradizione della scomparsa Casa tedesca fatta di innovazione tecnologica, qualità germanica, linee sportive e auto di classe media dal "lusso accessibile". Ma da dove viene questa tradizione e come mai si è estinta tanti anni fa? Scopriamolo assieme.

Un'azienda globale già negli anni Cinquanta

La storia della Borgward si può condensare in poche cifre: un periodo di attività di 42 anni, fra il 1919 e 1961, un milione di veicoli prodotti e un numero di dipendenti che negli anni migliori ha raggiunto il picco di 20.000 unità. Insomma, non si tratta di un marchio di nicchia, ma di una solidissima realtà che, dopo il secondo conflitto mondiale, contribuisce alla rinascita della Germania insieme, tra gli altri, a Volkswagen, Mercedes-Benz, BMW e Opel. Per intenderci, a metà degli anni Cinquanta una Borgward su tre viene esportata e, nel mondo, ci sono la bellezza di oltre 2.200 rivenditori autorizzati e concessionari. Un'azienda amata dunque in Germania, ma anche al di fuori, soprattutto negli Stati Uniti, grazie alla Isabella: un'auto capace di far innamorare gli americani, che diventano così i clienti più importanti dopo i tedeschi. Nel 1959, anno dei record, la Borgward costruisce più di 100.000 vetture, di cui addirittura il 63,5% viene esportato.

Isabella, un nome una garanzia

Se il marchio Borgward è ancora nella memoria di qualcuno (non di moltissimi, ok, ma nemmeno di due o tre), è per merito soprattutto della già citata Isabella. Un'auto che non può non piacere, dal momento che viene ispirata, al fondatore dell'azienda, da un colpo di fulmine. Si narra infatti che durante una vacanza in Spagna (con la moglie, ma sono dettagli...), Herr Borgward rimane folgorato dalla proprietaria dell'albergo che lo ospita. Il suo nome è Isabella e il resto è storia. La prima Isabella a quattro ruote nasce nel 1954, ha scocca portante, due porte, il motore anteriore e la trazione posteriore, mentre le sospensioni sono a ruote indipendenti. L'auto è brillante in accelerazione e divertente in curva, ma sopratutto piace per il design e le oltre 11.000 unità vendute solo nel primo anno sono la naturale conseguenza. Peccato però che se da un lato il prodotto "tira", dall'altro non c'è una politica industriale altrettanto forte: la Isabella non viene aggiornata e come tutte le più belle signore deve fare i conti con una bellezza che sfiorisce e una crescente indifferenza attorno a sé. Un triste epilogo che porta all'estromissione di Borgward dall'azienda, che passa a questo punto nelle mani di un gruppo di imprenditori e produce, fino al 1970, la 230/230 GL. Ma con scarso successo e una fine ineluttabile per l'attività.

Agli albori della Borgward

Se la Isabella è il picco della Borgward prima della triste fine, la produzione del marchio tedesco non è sempre stata legata all'alto di gamma. Basti pensare che Carl Friedrich Wilhelm Borgward, il fondatore, è un ragazzo di umili origini, che grazie alla forte passione per la meccanica riesce, nel corso degli anni Dieci, a ottenere una commessa per produrre radiatori e parafanghi. La Borgward inizia solo nel 1922 la produzione del primo veicolo: un "carretto" a tre ruote con motore da 120 cc e poco più di 2 CV di potenza. Sono degli anni Trenta le Hansa 400 e 500, seguite poi dalle 1100, 1700 e 2400 con cambio automatico, mentre nel 1936 il salto: ecco l'Hansa 3500 Privat spinta da un 3.500 a 6 cilindri da 90 CV.

E il futuro? Per ora tante belle promesse

Produrre automobili non è cosa per tutti. Non bastano la buona volontà, le idee e le persone giuste: lo dimostrano aziende consolidate come Saab e realtà più piccole come Fisker, solo per citare due esempi di aziende naufragate negli ultimi anni. Oppure il caso Lotus, che qualche anno fa pareva lanciata verso la conquista del mercato con modelli di larga diffusione e capitali malesi, ma di fatto è rimasta confinata (per la gioia dei suoi cultori...) a marchio iper specializzato in auto sportive. Economie di scala, know-how e ingenti risorse finanziarie sono imprescindibili: se le ultime - si vocifera in Germania - pare che siano garantite a Borgward dai cinesi della BAIC, sul resto è lecito nutrire qualche perplessità. Se anche fosse vera la voce BAIC, si tratta comunque di un Costruttore piccolo (2,25 milioni di veicoli prodotti nel 2014) rispetto ai giganti globali dell'automotive (vicini o oltre i 10 milioni di unità) e che difficilmente potrebbe mettere a disposizione, a prezzi competitivi, la tecnologia di cui dispongono Audi, BMW e Mercedes. A proposito di Mercedes, proprio il gruppo a cui fa capo il marchio tedesco - Daimler - è partner della stessa BAIC, con la quale è attiva una joint-venture sul suolo cinese. Insomma, la vicenda è intricata, anche perché a tutte queste difficoltà si aggiunge il fatto che, per quanto il marchio abbia una rispettabilissima storia, è sconosciuto alla gran parte degli automobilisti. E senza un'immagine forte non si va da nessuna parte... Detto questo, la speranza è di essere smentiti al più presto: magari in autunno, al Salone di Francoforte, quando Borgward dovrebbe presentare la vettura del rilancio, ma soprattutto tra almeno dodici mesi, quando si capirà la fattibilità del progetto.

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Tag: Retrospettive , auto europee , ginevra , auto storiche


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