dalla Home

Interviste

pubblicato il 11 marzo 2015

De Tomaso, chi sono gli italiani che provano a salvarla tramite Facebook

Tutto sul piano industriale dei privati che anche col social network cercano fondi per non farla finire in mani svizzere

De Tomaso, chi sono gli italiani che provano a salvarla tramite Facebook
Galleria fotografica - De Tomaso DeauvilleGalleria fotografica - De Tomaso Deauville
  • De Tomaso Deauville - anteprima 1
  • De Tomaso Deauville - anteprima 2
  • De Tomaso Deauville - anteprima 3
  • De Tomaso Deauville - anteprima 4
  • De Tomaso Deauville - anteprima 5
  • De Tomaso Deauville - anteprima 6

Il rilancio di una società può passare attreverso Facebook? Secondo alcuni italiani sì e la società in questione è la De Tomaso, tornata sui giornali in questi giorni perché il Tribunale di Torino sta valutando le offerte per rilevarla dopo il fallimento nel 2012 (quando Gian Mario Rossignolo è stato arrestato). In prima linea sono rimasti in due: la L3 Holding svizzera e la cordata italiana di “gente comune” che si è data il nome di “Gruppo Riscattiamo De Tomaso”; l’offerta dei cinesi della Hong Kong Ideal Team (510 mila euro per i marchi De Tomaso e Pantera) è stata rigettata. Ma chi sono questi italiani del Gruppo Riscattiamo De Tomaso? Parte della risposta è appunto già nel nome, perché “Gruppo” sta per Gruppo Facebook, il caso ha del singolare (almeno nel nostro paese). Andrea Maestrini, Ingegnere meccanico eletto portavoce del Gruppo, ci ha spiegato che lui ed altri dieci appassionati di auto si sono conosciuti tramite il social network e, alla luce delle proprie competenze (sono ingegneri, imprenditori, finanzieri, architetti ed economisti), hanno pensato di agire concretamente per salvare l’azienda fondata a Modena nel 1959 dal pilota italo-argentino Alejandro de Tomaso. “Non siamo squali, ma persone normali che credono in questo paese e amano l’auto Made in Italy”, ci ha detto, assicurando che "nessuno vuole speculare". Ci siamo quindi fatti raccontare i dettagli del piano industriale che hanno messo a punto e come funziona la raccolta fondi che stanno portando avanti tramite la loro pagina Facebook. Ecco che cosa ci ha detto.

La raccolta fondi, come funziona e qual è l’obiettivo

Iniziamo dall’aspetto economico, perché prima di parlare di prodotto occorre chiarire questo aspetto. La priorità adesso è ovviamente quella economica di mettere insieme i soldi per partecipare all’asta e vincere. Per partecipare occorre presentare presso la Cancelleria del Tribunale fallimentare (entro le ore 12 del 18 marzo) un’offerta superiore del 10% rispetto al prezzo provvisorio di 510 mila euro. Bisogna poi prevedere un piano di assunzioni, perché ci sono circa 800 dipendenti legati alla De Tomaso fallita. La svizzera L3 Holding ha offerto 500 mila euro e un piano industriale che prevede 360 posti di lavoro nel 2022. Il Gruppo Riscattiamo De Tomaso si è dato come obiettivo 800 mila euro perché tanto servirebbe, secondo i loro calcoli, per assicurarsi l’asta e rilanciare l’azienda. I fondatori del Gruppo hanno investito somme riservate e, tramite Facebook, stanno raccogliendo altri fondi, anche provenienti dall'estero. Sono vicini alla meta, ma se non si aggiudicheranno l’asta assicurano che doneranno tutti i soldi ricevuti agli 800 dipendenti della società fallita. Se invece vinceranno, si aprirà una seconda fase in cui la raccolta avrà come obiettivo la creazione di una società per azioni. Non tutti i fondatori del Gruppo vi entrerebbero per ricoprire ruoli attivi e solo per alcuni, dice Maestrini, si tratterebbe di un lavoro a tempo pieno. Ma quali e quante auto si produrrebberero?

De Tomaso, il piano industriale del Gruppo Riscattiamo De Tomaso

Il target di riferimento per le auto De Tomaso, se a vincere l’asta fosse il Gruppo Riscattiamo De Tomaso, rimarrebbe medio-alto. L’obiettivo è produrre auto premium e ci sono già ingegneri, ci ha detto Maestrini, che propongono auto ibride o elettriche e designer italiani (giovani provenienti da diverse Università della penisola) che si sono candidati a disegnarle. Un progetto ambizioso per chi non si è mai occupato di auto per professione e che è ancora solo allo stato embrionale. La base di partenza sarà la De Tomaso così come l’ha lasciata la famiglia Rossignolo ovvero con la Deauville, presentata a Ginevra nel 2011 dopo essere stata anticipata a Palazzo Chigi. E’ inclusa nell’asta, ma è “vecchia” ed ha certamente bisogno di una riprogettazione a 360 gradi. La famiglia Rossignolo voleva venderla con un listino compreso tra i 90.000 e i 130.000 euro ed aveva anche promesso una city car da 30.000 euro ed una SUV da 60.000 euro. Per ora il Gruppo Riscattiamo De Tomaso non ha un piano prodotti così dettagliato, ma ha presentato un complesso piano industriale in cui sono compresi i costi di produzione in serie di almeno un modello di auto premium. Sarà un sogno che si realizzerà? Il 19 marzo avremo una prima risposta in questo senso; di certo continueremo a seguire la vicenda De Tomaso.

Autore:

Tag: Interviste , auto italiane , facebook


Top