dalla Home

Live

pubblicato il 9 marzo 2015

Toyota: essere i numeri 1 al mondo "non conta nulla"

E' la formula della sobrietà giapponese. Aspettando l’auto a idrogeno

Toyota: essere i numeri 1 al mondo "non conta nulla"
Galleria fotografica - Toyota al Salone di Ginevra 2015Galleria fotografica - Toyota al Salone di Ginevra 2015
  • Toyota al Salone di Ginevra 2015 - anteprima 1
  • Toyota al Salone di Ginevra 2015 - anteprima 2
  • Toyota al Salone di Ginevra 2015 - anteprima 3
  • Toyota al Salone di Ginevra 2015 - anteprima 4
  • Toyota al Salone di Ginevra 2015 - anteprima 5
  • Toyota al Salone di Ginevra 2015 - anteprima 6

Ai giapponesi, si sa, non piace lasciarsi andare ai facili entusiasmi. Nel senso che sono culturalmente abituati a lavorare a testa bassa per fare sempre meglio, festeggiando con moderazione (estrema) qualsiasi risultato ottenuto. Accade così che una multinazionale come Toyota fresca di record produttivo di auto ibride (oltre 7,3 milioni di auto vendute ad oggi) nonchè di conferma - per il sesto anno consecutivo - di leadership mondiale fra i gruppi automobilistici (in termini di numero di auto vendute nel 2014), partecipi al Salone di Ginevra con relativa sobrietà. Questo non significa che sugli stand Toyota-Lexus non vi siano novità, anzi, però non si respira quel clima di giubilo, talvolta barocco, espresso da altre Case automobilistiche quando le cose vanno bene. Eppure i risultati di Toyota sono straordinari per vendite, profitti e primati tecnologici (ibrido a parte, proprio a Ginevra debutta la Mirai, la prima auto ad idrogeno al mondo prodotta in serie). Da cosa dipende questo “self control”? Dal fatto che ad Hiroshima non hanno l’ansia di primeggiare a tutti i costi, ed è questo a mio avviso il punto di forza più grande del colosso giapponese. A Ginevra ne ho parlato con Andrea Carlucci, Amministratore Delegato di Toyota Motor Italia, partendo dal quesito più naturale di tutti: a cosa serve oggi essere il primo costruttore mondiale…

Andrea Carlucci: "Assolutamente a nulla. E lo dico in maniera molto chiara. Toyota insegue i propri obiettivi, alcuni obiettivi, possono coincidere con un primato, ma i nostri obiettivi sono finanziari, tecnologici e soprattutto di soddisfazione del cliente in tutta la filiera dell’esperienza di possesso, che è la cosa più importante. Noi abbiamo un modello di business spostato sulla cosiddetta value chain. Vendere una macchina in più o in meno senza considerare che se soddisfi il cliente, quel cliente ce l’hai a vita; forse ti può far perdere delle opportunità per fare numeri, ma la fidelizzazione ha un valore ed è immensamente più grande. Poi se uno riesce a fare entrambe le cose, ben venga".

OmniAuto.it: E’ il bello di non soffrire di 'ansia da prestazione'…
Andrea Carlucci: "Sicuramente noi non ce l’abbiamo. In questo momento che stiamo lavorando sulla Toyota Global Architecture, siamo concentrati a ridefinire tutte le nostre piattaforme produttive intese come costruzione a 360 gradi di un modo diverso di assemblare e progettare le nostre auto su scala globale. Questo è un momento di riflessione che può significare anche produrre meno auto. Potrebbe superarci subito Volkswagen, forse anche qualcun altro, ma per noi è l’ultimo del problemi…".

OmniAuto.it: Parliamo della vostra tecnologia. L’ibrido è oggi, ma il futuro è a idrogeno. Commercialmente parlando quanto è vicina un’auto come la Mirai e quindi questa tecnologia per un mercato come quello italiano?
Andrea Carlucci: "Stiamo parlando di una tecnologia estremante stabile, di un’auto che è entrata in produzione con una limitata capacità produttiva. lo si può dire, abbiamo raccolto 1.500 ordini al lancio. La prospettiva sul mercato giapponese è commerciale, quella europea è di un’iniziale diffusione che definirei 'controllata'. Da noi il tema cruciale è quello delle infrastrutture. E’ un tema di politica industriale. Venderemo l’auto dopo l’estate in paesi come la Germania dove c’è un grande orientamento allo sviluppo dell’infrastruttura e in altri paesi come la Danimarca. In Italia c’è il problema che bisogna capire cosa vuole fare il paese aldilà delle intenzioni di Toyota. Oggi ci sono tanti limiti come l’impossibilità di rifonire un’auto con una pressione di 700 bar, eccezion fatta per la regione del Trentino Alto Adige. Dobbiamo lavorare con il legislatore ed è l’impegno di Toyota Motor Italia. Insieme a quello di portare sul nostro paese l’attenzione della Toyota Motor Corporation: dobbiamo poter dire che l’auto ad idrogeno può circolare anche qui, perchè c’è l’infrastruttura, le stazioni di rifornimento, etc".

OmniAuto.it: Sarà una bella battaglia…
Andrea Carlucci: "Sì ma questa volta è una battaglia di politica di mobilità, non di politica commerciale. Abbiamo già dimostrato che laddove non c’era l’infrastruttura, ma c’era un prodotto avanti come l’ibrido, un’azienda come Toyota è in grado di farcela. Ora il tema è più grande, interessa tutti perché dal 2020 in poi nessuno potrà scappare dell’auto ad idrogeno come soluzione tecnologica per avere una mobilità ad emissioni zero. Lo ricordo: in città si diffonderanno sempre più le auto elettriche, ma fuori dalle città l’automobile si muoverà ad idrogeno. E dobbiamo prepararci a questa rivoluzione che si può fare non da soli come Toyota, ma tutti insieme, con le altre Case automobilistiche e con lo Stato. Non è in gioco la competitività della nostra industria, ma quella del paese".

Autore:

Tag: Live , Toyota , ginevra , interviste


Top