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Retrospettive

pubblicato il 22 febbraio 2015

DS, uscire di casa a 60 anni

Al sessantesimo compleanno DS si separa da Citroen. Un percorso lungo di cui ripercorriamo qualche tappa

DS, uscire di casa a 60 anni
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Ci ha messo un po' prima di uscire di casa, ma alla fine ce l'ha fatta: DS è diventata grande e da singola, gloriosa auto si è traformata prima in una linea di prodotto e ora in un marchio a sé stante. L'emancipazione da Citroën verrà celebrata e completata in maniera definitiva al prossimo Salone di Ginevra, ma le valigie è da un pezzo che sono pronte. Già l'estate scorsa, in occasione del lievissimo restyling della DS 3, i francesi annunciarono il piano. Un ambizioso programma che vorrebbe fare del neonato brand un esponente del premium automobilistico. Lucida follia o utopia? Ai posteri l'ardua sentenza. A noi, in questa sede, interessa ripercorrere la storia di uno dei modelli più famosi, celebrati ed emblematici della storia dell'automobile. Un progetto che vede la luce nel 1955 ma le cui soluzioni trovano applicazione ancora oggi: i fari adattivi che ruotano e illuminano l'interno curva, per esempio, ma anche le sospensioni che regolano l'altezza della vettura dal suolo.

Orgoglio francese, genialità italiana

Che i designer italiani, di auto e non solo, siano apprezzati in tutto il mondo è cosa risaputa. Forse non tutti sanno, però, che anche il papà della sua forma più unica che rara è un nostro connazionale: Flaminio Bertoni, che nel curriculum vanta anche, udite udite, la 2 CV. Ma torniamo alla DS: non si pensi che la sua forma a goccia, con le ruote posteriori carenate e la coda più stretta del muso siano frutto dell'estro fine a sé stesso di un designer che si è fatto prendere la mano. Tutt'altro: la matrice di tanta originalità si chiama aerodinamica, che già all'inizio degli anni Cinquanta (anche se le prime idee su come dovesse essere l'erede della Traction Avant risalgono addirittura alla fine degli anni Trenta) godeva di una forte considerazione. Di italiano c'è anche il motore: l'ingegnere che si occupa di propulsori in casa Citroën in quegli anni è infatti Walter Becchia.

Salone di Parigi 1955, dove tutto ebbe inizio

I francesi sono persone orgogliose e patriottiche: non stupisce dunque la decisione di far debuttare l'ammiraglia al Salone di Parigi. È il 1955 e probabilmente nessuno, nemmeno il più convinto sostenitore del progetto all'interno dell'azienda, è consapevole che con quell'auto si stanno scrivendo alcune delle pagine più importanti della storia dell'automobile. Perché la DS è molto più che un prodotto dell'industria automobilistica: è un simbolo, capace di rappresentare la Francia e la "francesità" quasi quanto la torre Eiffel e l'Arco di Trionfo. Sulla DS sfilano i presidenti della Repubblica a partire dal Charles de Gaulle per arrivare a François Hollande (ok, il carisma e la statura politica dei due non è nemmeno paragonabile, ma tant'è). La DS è sogno per molti, realtà insostituibile per chi se la può permettere e mai i poi mai la sostituirebbe con altro, dato l'eccezionale livello di comfort di cui è capace.

20 anni di carriera e oltre un milione di clienti

Da qualsiasi angolazione si analizzi il fenomeno, un elemento è inconfutabile: il successo. Siete amanti dei numeri? L'ammiraglia è stata prodotta in oltre un milione di unità, 1.456.115 per la precisione. Una quantità impressionante per diversi motivi: innanzitutto, gli anni di commercializzazione (1955-1975) non sono certo quelli più scoppiettanti dal punto di vista numerico per il mercato automobilistico nel Vecchio Continente. Secondo, il posizionamento della vettura è molto elevato. In altri termini costa parecchio e questi sono gli anni del boom di Fiat 500 e 600 in Italia, Renault 4 e Citroën 2CV in Francia, Maggiolone in Germania e MINI nel Regno Unito: auto economiche, che contribuiscono a motorizzare l'Europa, ma che (alcune di più, altre di meno) hanno nel prezzo accessibile la propria arma migliore. Che la DS sia un progetto vincente lo dimostrano, se possibile ancor più della produzione complessiva, la notorietà e il rispetto che la circondano. Ancor più dei libri, dei film e dei club che l'hanno vista più o meno protagonista o ai quali ha dato origine (la cui citazione completa sarebbe un'impresa praticamente impossibile), è significativo il ricordo che ne hanno tutti; persino chi non l'ha posseduta e magari non l'avrebbe mai comprata. Gli alfisti per esempio. Rappresenta il concetto di automobile più lontano da quello di un appassionato di Alfa Romeo, eppure anche gli amanti del marchio italiano riconoscono nell'ammiraglia francese un carico di innovazione e qualità per la quale spendono parole al miele: sì, degli alfisti per una Citroën. Incredibile.

Sospensioni idropneumatiche. E le buche non sono più un problema

Ma vediamole, almeno alcune delle soluzioni tecniche che hanno reso celebre la deess. È obbligatorio partire dalle sospensioni idropneumatiche, che grazie a un circuito a olio in pressione riescono ad assorbire ogni genere di asperità sospendendo l'abitacolo su una sorta di bolla. Ancora, DS è innovazione grazie anche ai fari orientabili: un aggiornamento apportato nel 1968 insieme al debutto dei proiettori carenati. In pratica, grazie a un collegamento meccanico fra sterzo e luci, queste ultime illuminano il centro della curva. Geniale. Come non menzionare poi i freni a disco anteriori di serie già nel 1955, il servofreno e il servosterzo: elementi che successivamente vengono tolti, su alcune versioni, per abbassare il prezzo di attacco e allargare il ventaglio di clienti.

Station wagon e cabrio: la famiglia DS

Nell'immaginario collettivo, almeno quello italiano, la DS è lo "squalo". Si parla dunque della versione berlina, con muso largo e imponente e coda sfuggente. Ma è anche altro. È station wagon (Break nella terminologia Citroën), per esempio: un modello sulla base del quale, soprattutto in Francia, nascono le ambulanze. Ancora, nel 1960 e sempre al Salone di Parigi debutta la DS 19 cabriolet, assemblata dal carrozziere Henri Chapron. Non si tratta di una semplice trasformazione del modello chiuso, ma di un progetto specifico, con un livello di personalizzazione estremamente elevato: si parla di 76 combinazioni di tinte, 13 colori di carrozzeria e 11 per i sedili.

Da 19 a 23, ma sempre DS

La prima ad arrivare sul mercato è la DS19: 1,9 litri di cilindrata, quattro cilindri e 75 CV di potenza massima, portati a 83 nel 1961. Il 1965 è anno di grandi cambiamenti sotto il cofano: debutta la DS21 che monta un motore 2.175cc da 109 CV, mentre la DS19 abbandona il vecchio 1.9 per un più moderno 2.0 da 90 CV. Nel 1968 la DS 19 viene sostituita dalla DS 20, mossa dallo stesso motore 2.0 litri, con una potenza incrementata fino a quota 103 CV. Sempre nel ’68 la potenza della DS 21 aumenta e raggiunge i 115 CV. È del 1969 la DS 21 I.E., prima auto francese dotata di serie dell’iniezione elettronica (Bosch) e capace di una potenza di 139 CV. L'escalation di numeri – e di cilindrata – si arresta con la DS23, il cui motore da 2,3 litri di cilindrata è disponibile sia con carburatori (124 CV) sia con iniezione (141).

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Scheda Versione

DS DS 5
Nome
DS 5
Anno
2011 (restyling del 2015)
Tipo
Premium
Segmento
medie
Carrozzeria
2 volumi
Porte
5 porte
Motore
normale
Prezzo
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Autore:

Tag: Retrospettive , DS , auto europee , auto storiche


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