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Retrospettive

pubblicato il 15 febbraio 2015

Fiat 600, sessant'anni e una probabile seconda vita

Una storia gloriosa e un futuro (si spera) come erede della Punto

Fiat 600, sessant'anni e una probabile seconda vita
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Lo scettro di auto simbolo del boom economico italiano gliel'ha strappato la sorella minore (e più povera): la 500, nata solo due anni dopo di lei, ma più adatta alle tasche degli italiani, grazie alle 100.000 lire circa in meno di prezzo; un abisso, in quell'epoca. Eppure, anche se nell'immaginario collettivo è quest'ultima l'automobile che ha motorizzato
gli italiani, anche la 600 ha dato i "natali", automobilisticamente parlando, a molti nostri papà, nonni e... lettori. Non a caso, a disegnarla e progettarla è la stessa, magica matita, quella dell'ingegnere Dante Giacosa. Compatta eppure spaziosa anche per quattro adulti, la 600 si concede qualche civetteria come le cromature sparse qua e là e lo specchio
retrovisore con tanto di luce per illuminare l'interno della vettura. Presentata al Salone di Ginevra del 1955, la 600 è prodotta fino al 1969 nello stabilimento di Mirafiori e ottiene un grande successo di vendite, con tempi di consegna che toccano l'anno di attesa, nonostante la già citata "canaglia" 500 le tarpi non poco le ali.

10.000 lire all'anno di tassa di circolazione

Uno dei segreti del successo della 600, oltre al prezzo competitivo (seppur non "stracciato"), sta nel contenimento dei costi di gestione. Il motore, un quattro cilindri di 633cc ad aste e bilanceri con carburatore Weber da 22, si accontenta di poca benzina; secondo la stampa specializzata dell'epoca, un litro basta per percorrere oltre 14 km effettivi. La
limitata potenza fiscale – 9 CV – tiene bassa invece la tassa di circolazione: 10.000 lire nel 1955. Altri punti di forza dell'utilitaria torinese sono l'abitabilità - ottima per quattro adulti in rapporto ai soli 3,22 metri di lunghezza e 1,38 di larghezza – e il motore da 22 CV, capace di far toccare alla vettura i 95 km/h di velocità massima. Non solo: se
stuzzicato e "tenuto su" con il cambio, è in grado addirittura di regalare qualche (piccola) soddisfazione sportiva. Una brillantezza ancor più spiccata la regala il motore di 767 cc che arriva nel 1960 con la serie D: accreditato di 29 CV, spinge la vettura fino a 110 km/h, mantenendo gli stessi consumi del vecchio propulsore. Buona anche la tenuta di strada;
solo la capacità di carico lascia a desiderare: il bagagliaio, disposto davanti, non ha spazio sufficiente per quattro, nemmeno se si tratta di frati francescani.

Listino optional, questo sconosciuto

Oggi sembra quasi normale il concetto di citycar "albero di Natale" con luci a led, stelline luminose sul tetto, sticker di ogni forma e colore, specchietti a contrasto e chi più ne ha più ne metta. Immaginatevi come avrebbe reagito l'italiano medio, nel 1955, se la Fiat avesse osato anche solo la metà di tutto ciò. Eppure, anche le personalizzazioni possibili
non erano pochissime. Oltre all'autoradio Autovox – 40.000 lire – e alle "gomme fianco bianco" - 7.313 lire - a richiesta ci sono anche, tra gli altri, le "borchie paraurti", il "braccio fermacofano" posteriore, le trombe bitonali, il copripedali, il rivestimento sedili posteriori e i tappetini. Non è questione nuova, invece, quella dell'aggiuntina sempre necessaria per la messa su strada: a fronte di 590.000 lire di listino, la 600 viene 621.657, immatricolata e chiavi in
mano. Curiosa anche la formula proposta per la garanzia, che oggi sarebbe impensabile (grazie UE, almeno in questo...): la copertura è valida sei mesi, ma non comprende la manodopera. Se si pensa alla frequenza dei guasti delle auto anni Cinquanta... Beh, l'auto ne ha fatta di strada.

Multipla, la 600 per le famiglie e per i taxisti

"Cerchi un Taxi? Assicurati che sia una 600 Multipla e viaggerai comodissimo". Recita così una celebre pubblicità degli anni Cinquanta e che dimostra come certe idee non siano nuovissime: puntare sui taxisti per far conoscere il prodotto automobile. Per non lasciare nulla al caso, già nel 1956 a Torino approntano una versione chiamata appunto Tassì. Segni
particolari: al posto del sedile del passeggero anteriore, c'è un piano d'appoggio per sistemare i bagagli, mentre i sedili posteriori si dividono tra la panca centrale e i due strapuntini estraibili in caso di bisogno. Ma torniamo per un attimo al concetto di base della 600 Multipla: si tratta di uno dei migliori esempi di lungimiranza mai espressi al Lingotto. Quando le monovolume sono ancora di là da venire, in Fiat intuiscono che c'è del potenziale in una vettura che, a partire da una base meccanica già disponibile, sia "gonfiata" nella carrozzeria a tutto vantaggio dell'abitabilità e della capacità di carico. Da un lato si contengono i costi e le dimensioni, dall'altro si fornisce un insostituibile strumento di lavoro agli artigiani e di evasione per il fine settimana (macché weekend...) alle famiglie. Già, perché la 600 Multipla non solo è spaziosa, ma è anche versatile, grazie alle quattro poltrone singole posteriori. Concetti pubblicizzati così, all'epoca: "La 600 Multipla stupisce per la sua forma a goccia e per le sue portiere controvento che le conferiscono originalità e simpatia, ma soprattutto perché dentro ci sta tutto quello che vuoi, compresi 5 amici". Ancora: "2-2-2, la formazione vincente. Due davanti, due dietro, due in mezzo; sulla Multipla c'è posto per tutti". Tecnicamente, la monovolume torinese monta lo stesso motore di 633 cc della 600, sostituito poi da un più potente ed elastico 767 cc.

Le versioni speciali

L'Italia dell'automobile non è "soltanto" quella dei marchi più noti come, Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Lamborghini, Maserati... È anche quella dei carrozzeri, più stilisti che artigiani, che tra le altre cose si dilettano a prendere le auto in produzione e darne un'interpretazione personalissima. Con la 600 si cimentano in tantissimi: Ghia (colori metallizzati e guarnizioni al cruscotto cromate), Vignale (rostri ai paraurti e deflettori sui vetri posteriori), Allemano (modanature cromate come se piovesse), Boano (verniciatura bicolore in lunacrome e pastello), Pininfarina (maschera anteriore con faro antinebbia centrale incluso), Monterosa (verniciatura alla nitrocellulosa)...

Fiat 600 Abarth

A proposito di serie speciali, come non menzionare la 600 rivisitata da Karl Abarth? Un'elaborazione che si può effettuare anche nel proprio box, a esserne capaci. Come? Si compra la "cassetta" e ci si mette al lavoro. La "cassetta" è un vero e proprio contentore di parti meccaniche speciali e di tutti gli attrezzi necessari per installarle. Ovviamente, le cassette
proposte sono varie e si differenziano per la potenza finale ottenuta, oltre che per assetto e freni. Il più costoso di questi pacchetti di trasformazione è proposto a 255.000 lire: un'enormita in rapporto alle 590.000 lire dell'auto. Eppure non sono in pochi a volerlo, grazie alla trasformazione della tranquilla 600 in una piccola belva: la potenza schizza infatti da 21,5 a 42 CV, che si vanno a scaricare sulle ruote posteriori... Dobbiamo aggiungere altro?

Una splendida carriera. Con (forse) un bis

La 600 viene prodotta tre serie, più altre tre per il modello D (quello con motore 767 cc). In 14 anni, dai cancelli del Lingotto ne escono ben 2.700.000 esemplari. Un successo importantissimo per la Fiat e che i piani alti del Lingotto (o di Detroit che dir si voglia... Insomma, Marchionne) sperano di replicare a breve, qualora si concretizzasse l'idea di chiamare
600 l'erede della Punto

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Tag: Retrospettive , Fiat , auto storiche , auto italiane


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