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pubblicato il 9 febbraio 2015

Nuova direttiva Ue sul riciclio delle auto, l'Italia ce la farà?

Il presidente dell'Unione imprese del recupero di Confindustria è fiducioso

Nuova direttiva Ue sul riciclio delle auto, l'Italia ce la farà?

Riciclo dei rifiuti, recupero dell’energia, riutilizzo dei materiali. Ne sentiamo parlare sempre più spesso ed è un argomento che naturalmente riguarda anche l’auto. Da anni, ad esempio, parliamo dei pneumatici fuori uso e del loro smaltimento, ma quando un’auto viene rottamata ci sono molte altri parti da smaltire. Dal primo gennaio di quest’anno l’Unione europea ha stabilito l’obbligo di riciclarne il 95% del peso, una percentuale così suddivisa: l’85% riguarda il reimpiego ed il riciclo ed il 10% il recupero energetico. L’Italia rispetterà la nuova norma? Il presidente di Unire, l’Unione imprese del recupero di Confindustria, Anselmo Calò, dice di sì. Vediamo perché.

Il punto di forza dell’Italia

Recuperare metallo, plastica, vetro, batterie e liquidi dalle auto in demolizione sarà facile. Come ha spiegato Calò in un’intervista a Ilfattoquotidiano.it, su questo fronte non “dovremmo avere difficoltà con il riciclo, visto che quando l’obbligo era di riciclare l’80%, noi superavamo le richieste di legge”. C’è però l’altro aspetto della richiesta, quel 10% di recupero energetico, che ci preoccupa, perché qui l’Italia non è forte.

Il nostro tallone d’Achille

Se è vero che nel 2014 la percentuale di reimpiego, riciclo e recupero energetico dei veicoli a fine vita in Italia si attestava sull’82,5%, non siamo mai riusciti a rispettare la norma sul recupero dell’energia che era, prima, del 5%. Adesso che si è alzata al 10% il dubbio sorge spontaneo. Perché tanta debolezza? Perché i demolitori guadagnano solo dalla vendita dei materiali riciclabili e la parte volatile che si ottiene dalla macinazione (in gergo fluff) non è interessante per gli impianti di combustione, perché ha una scarsa resa energetica.

Rischiamo una multa?

A questa domanda Calò ha risposto così: “Non credo che saremo il fanalino di coda d’Europa, perché siamo fra i paesi che riciclano di più. Da quest’anno, inoltre, è stato introdotto un sistema di conteggio uniforme in tutta Europa: finora ogni paese valutava il recupero a modo suo, con situazioni paradossali come quella della Germania, dove avevano stabilito che riempire cave con il fluff si poteva considerare recupero, e che addirittura nell’ultimo conteggio raggiungeva un tasso di reimpiego e recupero del 106%. È probabile che il nuovo sistema di contabilizzazione riveli che molti paesi sono in difficoltà e dunque, nel corso del 2016, si rivedano gli obiettivi per il 2017”.

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Tag: Attualità , unione europea


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