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Retrospettive

pubblicato il 1 febbraio 2015

Mercedes, una passione per le grandi coupé

Tecnologiche, più o meno sportive ed eleganti da sempre: sono le due porte della Stella

Mercedes, una passione per le grandi coupé
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Se a comandare fossero sempre e solo i numeri, i vertici della Mercedes rischierebbero di passare per matti. E non certo da pochi anni, almeno cinquanta. Già, perché dalle parti di Stoccarda hanno un amore smisurato e ininterrotto per le auto a due porte. Una passione così ardente che nel 2006 li ha portati a proporre la prima coupé al mondo a quattro porte, la CLS. Un azzardo, si disse allora. Una scelta azzeccatissima, stando ai risultati immediatamente ottenuti e al numero di imitazioni che nel frattempo sono spuntate come funghi. Ma torniamo alle coupé in senso stretto: cosa spinge il quartier generale di Stoccarda a sfornare senza soluzione di continuità grandi coupé dai grossi motori e dagli altrettanto impressionanti livelli di lusso e tecnologia (ma anche di prezzo)? Prima di tutto, bisogna considerare che il mercato della Mercedes è il mondo: se l'Europa e l'Italia in particolare non digeriscono più certi tipi di auto, non vuol dire che queste siano improponibili ovunque. Secondo, ci sono modelli che servono soprattutto a costruire o – come nel caso di Mercedes - a consolidare l'immagine del Marchio. Ovviamente non sapremo mai se e quali, tra le vetture di cui tratteremo più avanti, non hanno generato profitti per la Stella. Qui ci limiteremo a parlarne per ciò che hanno rappresentato dal nostro punto di vista, quello di appassionati. Senza la pretesa, peraltro, di stilare un elenco esaustivo.

Mercedes-AMG GT: con la 911 nel mirino

La scelta di partire da qui è “strana”, quasi provocatoria, ma non casuale: si tratta della rivale designata del mostro sacro Porsche 911. Se non è questa una testimonianza di quanto fortemente continuino a credere nelle coupé... Le prove generali le avevano fatte con la SLS del 2010. Con la AMG GT viene riproposta la stessa impostazione con cofano sterminato e abitacolo poggiato sulle ruote posteriori, “schiacciamento” al suolo e un V8 a garantire prestazioni e colonna sonora adeguate. La macchina abbandona ovviamente alcuni “eccessi” come il motore di 6,2 litri per un più attuale 4.0 biturbo, dà il benvenuto nell'abitacolo tramite due portiere normali e non più ad ali di gabbiano e, soprattutto, ha un prezzo più “abbordabile”, per quanto circa 125.000 euro (per la versione da 462 CV) e oltre 144.000 per quella da 510 possano considerarsi alla portata. Detto questo, solo il mercato potrà decretare la vincente fra la Porsche e la Mercedes. Ma a Stoccarda hanno dato un segnale, forte: non c'è segmento di mercato (e di coupé) che non vogliano presidiare.

SEC, un brand a se' stante

Al Salone di Francoforte del 1981 nasce la coupé Mercedes (e non solo) per definizione: la SEC, codice di progetto C126, ovvero la versione accorciata e a due porte della super ammiraglia Classe S codice di progetto W126. Grazie a un passo accorciato di 8,5 cm e a un design completamente rivisto, la tedesca conquista immediatamente i favori degli appassionati e conta tuttora su una schiera di fans in tutto il mondo. Una notorietà così forte, per esempio nel nostro Paese, che ha portato il Costruttore ad aggiungere le tre letterine magiche – SEC, appunto – accanto al nome dell'attuale Classe S Coupé. I motivi di tanto apprezzamento sono da ricercarsi prima di tutto nello stile firmato dall'italiano Bruno Sacco: l'assenza del montante centrale (una soluzione introdotta non su questo modello ma particolarmente azzeccata proprio qui), i fari anteriori più compatti e la grossa Stella annegata nella griglia anteriore sono complementi perfetti per le linee snelle e dinamicissime della grossa due porte della Stella, lunga ben 4,91 metri. Poi c'è la solita qualità, fatta di materiali di primissima scelta, assemblaggi impeccabili e attenzioni per i passeggeri che oggi sembrano scontate ma che oltre trent'anni fa non lo erano; una su tutte: il braccio meccanico che porge la cintura di sicurezza ai due davanti, data la lontananza “congenita” del montante centrale di tutte le coupé. Non è da meno la tecnologia: nel 1985 l'ABS viene inserito fra le dotazioni a richiesta. Quanto ai motori, si spazia dai 204 CV della 380 ai 300 della 560, introdotta nel 1986 con il restyling.

Una passione nata nel dopo guerra

Nel 1951 l'Europa, e a maggior ragione la perdente Germania, è ancora alle prese con la ricostruzione post bellica. Gran parte delle persone ha come principale problema quello della sopravvivenza. Figurarsi se pensa all'automobile. Ciò non toglie alla Mercedes la voglia di sognare e di progettare auto di altissima classe. Non si spiegherebbe altrimenti la Typ 300, ovvero la Classe S di allora. Un concentrato di lusso su quattro ruote, con motori di grossa cilindrata, legno a profusione e accessori come l'autoradio, che per l'epoca erano vere e proprie esclusive. Sulla base di questa super ammiraglia, i tedeschi creano la variante a due porte, la 300 S (poi SC), ricordata ancora oggi per la linea piena di curve raccordate con maestria. Presentata al Salone di Parigi del 1952, tecnicamente presenta un passo più corto rispetto a quello della 4 porte e, a muoverla, provvede un motore di 3 litri di cilindrata e oltre 160 CV di potenza. Vettura di rara classe e dal prezzo proibitivo, viene costruita fino al 1958 in pochi esemplari: un “rischio” più che calcolato da parte dei vertici della Mercedes, consapevoli fin dall'inizio che la situazione economica dell'epoca non avrebbe consentito un successo di vendite numericamente significativo. Significativo, invece, è l'impatto della 300 S sull'immagine del marchio, che godrà del traino di questa due porte in maniera tangibile.

Lusso e hi-tech come minimo comune denominatore

Dopo la lunga carriera della Typ 300 e di tutte le sue varie declinazioni con e senza tetto, a due e quattro porte, alla fine degli anni Cinquanta è il momento della W111 a sei cilindri, la cui numerazione si allarga successivamente a W110 (per le varianti con motore a 4 cilindri) e a W112 per quelle più lussuose e con motore di tre litri. Tutte costruite sulla medesima base telaistica, W111 e derivate cominciano a prendere forma verso il 1956, quando agli ingegneri di Stoccarda viene chiesto di migliorare il comfort e la sicurezza della Typ 300: da qui, una delle prime applicazioni delle zone a deformazione variabile della scocca. E poi lusso, lusso, lusso, sotto forma di materiali pregiatissimi e di assemblaggi rigorosi, oltre che di uno stile inconfondibile. Su questa ottima base nascono la coupé e la cabriolet, rispettivamente nel 1960 e nel 1961. Nel 1962 è invece il turno della 3.0, che però ha W112 come codice di progetto (corentemente con quanto fatto con la berlina), proprio per staccarla dalle due “sorelle” più “piccole”. La carriera di 220SE e 300SE – W111 e W112 – continua fino al 1969, quando viene introdotta la 280SE 3.5 litri di cilindrata: una sorta di testa di ponte verso la futura C107, nota come SLC, che vede la luce nel 1971 e porterà poi fino alla SEC di dieci anni dopo. Una due porte di assoluto pregio e livello tecnologico, ma che a differenza di tutti i modelli qui trattati è solo a due posti, oltre a essere molto più famosa nella versione cabriolet.

 

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Autore: Redazione

Tag: Retrospettive , Mercedes-Benz , auto europee , auto storiche


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