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pubblicato il 15 gennaio 2015

Dossier Salone di Detroit 2015

FCA, chi sposerebbe Marchionne?

Un matrimonio "è un passo obbligato" e potrebbe essere fatto presto. Questo è il nostro toto-nomi

FCA, chi sposerebbe Marchionne?

Il 2014 è stato un anno ottimo per FCA, che è diventato un vero gruppo globale. Ha superato Honda al settimo posto tra i costruttori mondiali con 4,56 milioni di auto (fonte: Focus2move); ha venduto oltre 2 milioni negli USA (+16%); superato il milione nel mondo con Jeep e completato la gamma 500 con la 500X. E il 2015? Sarà un anno fantastico, ha detto Sergio Marchionne intervenendo al NAIAS di Detroit: sarà lanciato il primo modello ibrido del gruppo, la Chrysler Country, e si punta a 5 milioni di auto, ma soprattutto FCA cercherà un partner industriale. Sono dunque aperte le puntate su chi potrebbe essere questo partner e noi di OmniAuto.it scommettiamo una pizza. Su chi? Vediamo di ragionare, in rigoroso ordine di importanza.

Toyota?

Marchionne ha parlato di partner e ibrido e qualcuno ha fatto uno più uno: sarà la Toyota. Ma il Sergio nazionale ha subito chiosato: un accordo con i giapponesi sarebbe sfavorevole per noi, ma anche Nagoya non ne avrebbe molti vantaggi. Negli USA sarebbero concorrenti diretti, il Sol Levante è cosa loro e in Cina arranca dietro tedeschi ed americani. In Europa si sono dati la mano per i commerciali e Toyota, oltre che ben coperta, è alquanto reticente alle alleanze e, a fronte delle proprie tecnologie d’avanguardia (ibrido, elettrico, idrogeno) che ne avrebbe indietro? Ipotesi ellittica.

Volkswagen?

Il loro bouquet contiene già tre marchi generalisti e se, come sembra, hanno già raggiunto i 10 milioni di unità e conquistato la vetta del mondo, che c’azzecca un altro partner di volume? Le schermaglie passate tra Sergio e gli uomini di Wolfsburg non rappresentano un precedente positivo, eppure la soluzione Volkswagen sarebbe ottima per la famiglia Agnelli-Elkann per il "dopo Sergio" e ai tedeschi l’Italia piace sempre, soprattutto perché con FCA potrebbe aumentare la redditività della piattaforma MQB, tutt’ora critica e mettere le mani sull’agognata Alfa Romeo e anche su Jeep. Perché no?

General Motors?

Sarebbe proprio strano che gli americani, dopo essere stati costretti a dare a Marchionne 2 miliardi di dollari per la famosa opzione “put” a seguito dello scioglimento dell’alleanza con Torino e l’ammissione della propria incapacità di gestire due marchi generalisti in Europa (testimoniato dal ritiro di Chevrolet per dare campo aperto a Opel), stringessero un’alleanza con Fiat. Oltretutto GM ha in piedi programmi di collaborazione di sviluppo e industriali con PSA e per i commerciali sta bene con Renault. No, non è proprio il momento.

Renault Nissan?

Un’alleanza che funziona, che ha una forza uniforme in molti mercati, ben bilanciata, ben piantata su due marchi generalisti che hanno ancora margini di integrazione, alcune eccellenze tecnologiche (elettrico) e di mercato (crossover, low cost, Russia, Medio Oriente…), ma soprattutto ha stretto con Daimler una collaborazione più che proficua che interessa tutti i mercati e abbraccia un numero crescente di progetti, sia industriali sia di prodotto. Quale interesse potrebbe avere nello stringere un legame con FCA? Praticamente nessuno.

Hyundai?

I coreani vogliono fare tutto da soli e sono molto gelosi del loro lavoro di sviluppo per il quale hanno stanziato cifre davvero importanti, anche loro in campi che la FCA ha sempre ritenuto lontani nel tempo. Hanno inoltre il problema di portare avanti due marchi generalisti i cui destini devono ancora essere chiariti e un altro non gli serve. Inoltre hanno una rete produttiva molto ben spalmata nel mondo e fortemente integrata (si fanno da soli anche gli acciai). A Fiat tutto questo farebbe comodo, ma per i coreani sarebbe un fuoriprogramma difficoltoso. Ognuno per la sua strada.

PSA Peugeot Citroen?

I francesi sono un partner in uscita per l’accordo Sevel Nord, rimangono per Sevel Sud, ma in passato i rapporti non sono stati idilliaci, ad esempio sul motore Fire. PSA ha però una tradizione di accordi strategici a 360 gradi e i motivi per stare insieme ci sarebbero. Ci sono sì i progetti con GM, ma a Sochaux sta cambiando tutto e Tavares è l’uomo nuovo che sta portando i francesi fuori da antichi tabù dalle secche. Potrebbe piacere a Marchionne come suo successore al vertice di FCA e dunque una collaborazione industriale non sarebbe male, tanto per cominciare anche perché gli italo-americani porterebbero Alfa Romeo e Jeep che completerebbero al bacio la DS nella fascia premium e nella fascia bassa potrebbero condividere costi e stabilimenti. I francesi però sono a corto di denaro. E a Torino la pizza non vogliono pagarla.

Suzuki?

Fiat continua a dare ai giapponesi componenti meccaniche, ma, così come GM, non produce più nel loro stabilimento ungherese e questo è un problema. I motivi per andare a nozze sono parecchi: Suzuki è fortissima in India, mentre è debole in Sudamerica e negli USA è tutt’ora assente, dopo il fallimento del distributore. Va forte anche con le auto e i SUV compatti, dove per fare profitto bisogna fare volume o mettersi insieme. Fa soldi e poi ha anche le moto, fattore che metterebbe FCA quasi al pari di BMW, Daimler, Toyota e Volkswagen. A proposito, mister Suzuki ai tedeschi l’ha giurata e, per quanto cauto, potersi alleare con il loro peggior nemico (almeno a parole) sarebbe una bella rivincita. Un piatto freddo, ma saporito.

Ford?

Il problema del costruttore di Dearborn si chiama "massa critica". È ormai una Big Three solo negli USA e FCA rappresenta un concorrente diretto, in Europa la competizione è forte e i profitti fanno l’altalena. C’è una sola cosa che potrebbe unire Dearborn e Torino: le auto di fascia bassa, tant’è che la Ka si fa in Polonia, ma bisogna rifare la Fiesta (che è un progetto Mazda). D’altra parte, dopo essersi asciugata e liberata di tanti orpelli (per lei) ingestibili, Ford può guardare oltre e farlo con un altro marchio generalista europeo potrebbe dare diversi elementi di convenienza, anche se strategie e stili manageriali sono ben diversi. Potrebbe decidersi tutto a Detroit.

Mazda?

L’andamento della partnership per la condivisione della MX-5 è un vero mistero. Sarebbe dovuta essere la nuova Alfa Romeo Duetto, forse sarà la rediviva 124 Abarth, certo è che i giapponesi, anche se stanno già facendo bene da soli e vogliono spingersi nella fascia premium, sono un produttore da 1,2 milioni di auto e hanno bisogno di un partner come il pane, proprio sul piano industriale. Non producono più in Europa dal debutto della Mazda2, già archiviata per la nuova. FCA è sempre alla ricerca di un modo per rifare la Punto senza spendere troppo e troverebbe in Hiroshima un’ottima sponda, anche per condividere pianali e motori che presentano soluzioni avanzate e la cui spartizione dei costi libererebbe risorse fresche da investire in ibrido e in elettrico. Dall’aperto alla scossa.

BMW?

Il gruppo di Monaco viaggia come un treno, macinando volumi e utili e ha già in Toyota un partner prezioso per sviluppare le nuove tecnologie. Ma se ad un certo punto la strategia premium non bastasse più? FCA e BMW non si sono mai annusati e il marchio madre è troppo simile a quello che Marchionne vorrebbe fare dell’Alfa Romeo, senza contare che la gamma 500 ha nel mirino proprio MINI. Tuttavia i tedeschi, paradossalmente, hanno condiviso i loro motori, ma mai i pianali poiché nascono per i 6 cilindri in linea che nessuno più ha. La musica cambierebbe con il nuovo Ukl. E poi ci sono i 3 cilindri bavaresi, che rappresentano un asset strategico per il futuro. Se a Monaco piacendo...

Daimler?

Torino e Stoccarda sono stati ad un passo dal diventare una cosa sola, ma ci manca che i tedeschi, che hanno buttato Chrysler dalla finestra, se la vedano entrare dalla porta principale. La storia ha insegnato e poi l’alleanza con Renault-Nissan procede con frutto mantenendo le giuste distanze e ad un ritmo ragionato, inesorabile ma senza strappi. La Stella sta così recuperando redditività e non avrebbe proprio alcun interesse a guardare presso altri costruttori, anche perché i franco-nipponici hanno molto da offrire sul piano tecnologico e dei costi, inoltre possiedono una struttura industriale più solida. No, proprio non ci siamo.

Jaguar-Land Rover?

Idea malsana, certo, ma suggestiva, che potrebbe passare attraverso Tata. Il buon Ratan, fondatore dell’impero che comprende anche il duo britannico, sedeva al consiglio di amministrazione di Fiat e non si è mai capito il perché (vista l’assenza di sinergie estese e di risultati commerciali su entrambi i fronti). Certo, mettere insieme chi possiede Jeep, Alfa Romeo e Maserati con chi ha Land Rover e Jaguar è una grossa scommessa, che rischia di svilire marchi forti e concorrenti, ma presenta enormi possibilità di condivisione per quello che deve stare sottopelle. FCA troverebbe in questo modo una mano per entrare in India, praticamente senza concorrenza interna, e un’altra che tintinna. Il richiamo dell’Asia.

Autore: Nicola Desiderio

Tag: Mercato , detroit , torino


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