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Retrospettive

pubblicato il 11 gennaio 2015

Pininfarina, accademia d'arte automobilistica

Dal 1930 a oggi, l'azienda torinese ha creato solo del “bello”. A quattro ruote e oltre

Pininfarina, accademia d'arte automobilistica
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Se Battista “Pinin” Farina avesse ceduto alla corte di Henry Ford, a quest'ora non stareste leggendo queste righe: è il 1920, quando il giovane artigiano torinese Farina (detto Pinin per la somiglianza con il padre, soprannominato appunto Pinin) viene ricevuto a Detroit da uno dei pionieri dell'automobile, che gli offre di lavorare per la propria azienda. Battista ha già una grande esperienza tecnica: a undici anni comincia a farsi le ossa nella carrozzeria del fratello maggiore e, nel corso della Prima Guerra Mondiale, dirige la costruzione degli aerei Aviatic da addestramento. Un lavoro eseguito con così tanta passione e cura da fargli ricevere un encomio solenne dalla Direzione Tecnica dell'Aviazione Militare per la “perfetta esecuzione”. Nel 1930 è tempo di correre da solo: nasce dunque la Carrozzeria Pinin Farina, con l'obiettivo di progettare e costruire carrozzerie speciali su scala industriale.

Pininfarina nel Mondo

Battista non scherza, fin dal primo momento il suo approccio al business è imprenditoriale: la fabbrica viene dotata di nuovi impianti e tecnologie, che permettono di produrre, in breve tempo, piccole serie di 7/8 vetture al giorno. Al di là dei numeri, dallo stabilimento di Corso Trapani escono carrozzerie di disegno rivoluzionario e capace di influenzare il futuro dell'automobile. L'anno dopo la fine del conflitto, nel 1946, Pininfarina disegna e produce la Cisitalia, in grado di varcare le porte del Museo di Arte Moderna di New York per mostrare al mondo la propria “capacità di esprimere semplicità e bellezza”, caratterizzando lo stile dell'automobile nel secondo dopoguerra. Un talento di queste dimensioni non sfugge all'occhio attento delle Case automobilistiche. Inizia così una collaborazione con l'americana Nask e quando nel 1952 Pininfarina ritorna negli Stati Uniti per la presentazione della “Ambassador” da lui disegnata e della “Nash Healey”, progettata e costruita in piccola serie a Torino, viene ricevuto con onori trionfali. Non solo: per la prima volta nella storia dell’industria automobilistica americana viene utilizzato pubblicamente il nome del designer. Sulla scia della Nask, diverse case automobilistiche si rivolgono a Pininfarina per lo studio di nuovi modelli da riprodurre in serie. Una svolta che impone, nel 1958, il completamento di un nuovo stabilimento da 75.000 metri quadrati, che arriverà poi a 102.500. Nel 1961 il Presidente della Repubblica Italiana, in considerazione delle sue alte benemerenze sociali e industriali, autorizza su proposta del Ministro Guardasigilli la variazione del cognome in Pininfarina a tutti gli effetti civili e legali. Nello stesso anno, Pininfarina cede la direzione dell'azienda al figlio Sergio e al genero Renzo Carli, che assicurano la continuità della sua opera. Prima della sua scomparsa nel 1966, Battista Pininfarina mette in bacheca onorificenze e riconoscimenti di ogni genere, tra cui: nomina a Cavaliere del Lavoro; nomina a Membro Onorario della Royal Society of Arts di Londra; la decorazione concessagli da Re Baldovino del Belgio; il Gran Premio Nazionale Compasso d'Oro; la nomina a “Membro Onorario” della Società degli Ingegneri ed Architetti di Torino; un riconoscimento della Société d'Encouragement pour la Recherche et l'Invention di Parigi; la “Gran Croce con Placca” del Sovrano Militare Ordine di Malta; la Laurea “Honoris Causa” decretatagli dalla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino; la medaglia d'oro con diploma di prima classe quale benemerito dell'insegnamento della cultura e dell'arte conferitagli dal Presidente della Repubblica Italiana. Ancora, ottiene dal Sindaco di Detroit le chiavi d'oro della città e la cittadinanza onoraria.

Sergio Pininfarina, la tradizione continua

Molto, troppo spesso, le aziende di famiglia cedute ai figli fanno una brutta fine: vuoi per mancanza di preparazione, di passione o dedizione, ma anche per il cambiamento dello scenario nel quale si trovano a operare, molte realtà si trovano costrette a portare i libri in tribunale. Poi ci sono casi come quello di Sergio Pininfarina, che si trova in mano un gioiello e, grazie anche al cognato Renzo Carli, riesce a impreziosirlo ulteriormente. Dopo la Laurea in Ingegneria Meccanica nel 1950, inizia la sua attività nell’industria paterna, di cui nel 1960 assume la carica di Direttore Generale, nel 1961 quella di Amministratore Delegato e nel 1966, alla morte del padre, quella di Presidente; nel 2006 diventa Presidente d’Onore. Nel 2005 viene nominato Senatore a Vita per aver illustrato la Patria con altissimi meriti nel campo sociale. I motivi di tanto riconoscimento sociale e politico sono molti, tra i quali la costruzione dello stabilimento di Grugliasco; la creazione del Centro Studi e Ricerche; la nascita del Centro DEA, poi CCD (Centro di Calcolo e Disegno Automatico); l’inaugurazione nel 1972 della Galleria del Vento, la prima in Italia in scala 1:1; la trasformazione di Pininfarina in holding finanziaria nel 1979; l'insediamento industriale Pininfarina a San Giorgio Canavese (TO) e la quotazione di Pininfarina in Borsa nel 1986; la fondazione nel 1986 di Pininfarina Extra S.r.l., per mezzo della quale il Gruppo estende la sua attività verso tutti i settori del disegno industriale; l’acquisizione dello stabilimento di Bairo Canavese (TO) nel 1987; la creazione nel 1991 della Pininfarina Deutschland GmbH; l’inaugurazione del nuovo Centro di Engineering di Cambiano (TO) nel 2002; la fondazione nel 2003 di Pininfarina Sverige AB. Insomma, in Italia (e non solo) Sergio dà da lavorare a un gran numero di persone, contribuisce all'innalzamento del livello culturale del Paese e alla diffusione di un concetto tanto effimero quanto importante, quello del “bello”. Da non dimenticare, inoltre, le numerosissime cariche ricoperte da Sergio Pininfarina, di cui ne ricordiamo solo alcune: Professore di “Progettazione di Carrozzeria” al Politecnico di Torino; Deputato al Parlamento Europeo (1979-1988); Presidente di Confindustria (1988-1992); Presidente Editrice La Stampa S.p.A. (2004-2008); Consigliere d’Amministrazione della Ferrari S.p.A. dal 1969 al 2011. Numerosissime anche le onorificenze – tra queste: Cavaliere del Lavoro, Légion d'Honneur, Honorary Royal Designer for Industry (1983), Membro Straniero dell'Accademia Reale Svedese delle Scienze di Ingegneria (1988) - e 4 le lauree honoris causa: Economia e Commercio (Università LUISS di Roma); quella del Royal College of Art di Londra; Disegno Industriale (Politecnico di Milano); Belle Arti (College for Creative Studies di Detroit).

Alcune delle perle dei primi 85 anni

Non si può parlare di Pininfarina senza menzionare le sue creazioni; alcune, ovvio, altrimenti ci vorrebbe un'enciclopedia. In rigoroso ordine alfabetico, partiamo dunque dalle Alfa Romeo. Il primo contatto con la Casa milanese avviene grazie alla cabriolet tipo 6C 1750 Gran Sport, che Battista PininFarina ha l'onore di poter inserire nella rosa delle proprie referenze. Ma è negli anni Cinquanta che avviene la vera svolta, ovvero quando Pininfarina propone all'Alfa Romeno la produzione di versioni speciali in piccole serie. Una su tutte: la Giulietta Spider. Un successo clamoroso, amato e riconosciuto ancora oggi in tutto il mondo. Che dire poi del Duetto? Presentato nel 1966 al Salone di Ginevra, viene prodotto da Pininfarina fino al 1993 e rimarrà per sempre uno dei simboli del Biscione.

Oltre 100 Ferrari disegnate in 64 anni

Battista Pininfarina e il Drake, Enzo Ferrari, incrociano i loro destini nel 1951. Una “storia” che sarebbe durata poco, secondo molti, dal momeno che le due personalità sono dirompenti e difficili. Sbagliato. La collaborazione fra le due aziende sopravvive persino ai fondatori e, nell'arco di 64 anni, dà alla luce la bellezza di oltre 100 modelli. Una piccola rivoluzione la segna la Dino, frutto di un lungo lavoro di convincimento da parte di Sergio su Enzo Ferrari per l'adozione del motore posteriore centrale. Altra auto di rottura è la Testarossa, nella quale è palese l'integrazione fra progettisti e designer: le grandi prese d'aria laterali e la carreggiata posteriore larga sono elementi prima di tutto ingegneristici, sfruttati poi dai designer per definire il look di un'auto che nessuno mai dimenticherà. Per il resto, ecco come rispose Sergio Pininfarina, nel 2001, alla domanda su quali fosssero i modelli stilisticamente più significativi dei primi 50 anni di collaborazione con la Ferrari: 250 SWB del 1960; 250 GT Berlinetta Lusso del 1963; 330 GTC del 1966; Dino 206 del 1967; Daytona del 1968; BB del 1971; Testarossa del 1984; 456 GT del 1992; F355 del 1994; 550 Maranello del 1996.

Fiat, Lancia e Maserati, l'italia che piace

Dagli anni Trenta a oggi, sono oltre 140 i modelli o i prototipi che portano la firma congiunta di Fiat e Pininfarina. Una cifra impressionante, all'interno della quale spiccano 1200, 1500 e 1600 Cabriolet e Coupé, Dino (su base Ferrari), 124 Spider, 130 Coupé, Campagnola (di cui Pininfarina esegue la produzione). Con la Lancia, la storia è ancora più importante, in un certo senso: nel 1930, quando Battista Pininfarina si lancia nella nuova avventura, è proprio Vincenzo Lancia uno dei primissimi a crederci e a dare il proprio contributo concreto come socio di minoranza. Nascono così Dilambda e Astura, Aurelia B20 e B24 Spider e Convertibile. E Maserati? La sua collaborazione con Pininfarina è forse meno nota, ma la prima auto stradale del Tridente è definita proprio a Torino: si tratta della Coupé A6 1500, evoluta poi nel capolavoro chiamato A6G 2000, a sua volta divenuta successivamente A6 GCS. Molto più recenti, ma non meno importanti dal punto di vista industriale, sono la Quattroporte del 2003, la GranTurismo del 2007 e la GranCabrio del 2009, vetture che contribuiscono a un successo senza precedenti per la casa modenese.

Un legame molto stretto con Peugeot

L'esportazione del sapere torinese in tema di design e progettazione automobilistica avviene, per Pininfarina, nel 1951, quando Peugeot decide di affidare in Italia il progetto della berlina 403. Una scelta azzeccata, dal momento che la vettura viene prodotta in oltre un milione di esemplari. Da qui in avanti, la collaborazione continua nel tempo e non si limita al design: sono degli anni '60 le prime produzioni effettuate da Pininfarina per conto della Casa francese; vetture di nicchia, coupé e cabriolet, le cui carrozzerie vengono prodotte da Pininfarina per essere poi trasferite alla Peugeot per il montaggio dei gruppi meccanici. L'elenco di modelli è lungo e comprende 404, 204, 504, 205 e 306 a cui si aggiunge poi la 406 Coupé, che vede per la prima volta la Peugeot affidare a Pininfarina non solo la responsabilità dello stile esterno e interno, ma anche la cura dell'industrializzazione e della produzione.

In Cina fin dal 1996

Diciannove anni fa, mentre molti addetti ai lavori ancora dubitano sui coreani e persino sui giapponesi, Pininfarina guarda oltre, alla Cina. Follia? No, lungimiranza. Il gigante asiatico ha un potenziale immenso, tutto da sfruttare, e nel 1996 Pininfarina pone la prima firma a un accordo con l'industria automobilistica locale; nel corso degli anni la gamma delle attività, incentrata su ambiti diversi, coinvolge AviChina (Hafei), Chery, Changfeng, Brilliance e JAC. Passano gli anni, il business si allarga e nel 2010 viene aperta una società Pininfarina nel distretto di Shanghai, grazie a un accordo con l’agenzia governativa Shanghai International AutoCity Development (SIAD), che supporta Pininfarina nell’avviamento della nuova sede e, in generale, nelle relazioni con le Istituzioni, i clienti e i fornitori. Nasce così la Pininfarina Automotive Engineering (Shanghai) Co. Ltd., un Centro Sviluppo Prodotto che permette a Pininfarina di sviluppare parte delle attività di ingegneria per gli OEM cinesi vicino a loro e, in certi casi, insieme a loro, in maniera da rispondere sempre meglio alle crescenti esigenze di quel mercato.

Pininfarina oggi

Le attività dell'azienda si concentrano ancora oggi sul design, sui servizi di ingegneria e sulla progettazione e realizzazione di vetture uniche o in piccolissima serie. Il fulcro della Pininfarina è in Italia, ma non mancano importanti diramazioni in Germania (direttamente, ma anche con la partecipata mpxEntwicklung), in USA e in Cina. Dal punto di vista societario, dopo la tragica e prematura scomparsa di Andrea Pininfarina nel 2008, alla presidenza dell'azienda si è insediato suo fratello Paolo.

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Tag: Retrospettive , Pininfarina , auto europee , auto italiane


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