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pubblicato il 7 gennaio 2015

Petrolio regalato? La benzina costerebbe comunque 0,88 euro/litro

Ecco quanto pesano le accise e l’IVA sulle nostre tasche

Petrolio regalato? La benzina costerebbe comunque 0,88 euro/litro

Il prezzo del petrolio è crollato e il nuovo anno è iniziato senza nuove accise. Una notizia, quest’ultima, che apprendiamo con grande sollievo, visto che siamo noi italiani i più tassati del mondo (nel 2013 abbiamo toccato, in quanto a pressione fiscale effettiva, il record globale) ed i carburanti non fanno certo eccezione. In questi ultimi giorni ne abbiamo sentito molto parlare ed è anche arrivata la notizia che ben sei compagnie hanno abbassato ancora i prezzi. Ma se anche ci regalassero il petrolio, quanto spenderemmo? La risposta è: circa 88 centesimi al litro. Vediamo perché.

Tutta colpa delle “femmine”

Dietro i carburanti salati ci sono le accise e l’IVA, due sostantivi femminili (passateci l’ironia del titolo, a maggior ragione perché chi vi scrive è donna). Il fatto che il petrolio abbia perso in un anno il 53% del suo valore tocca così solo in parte i prezzi alla pompa nei distributori italiani, che infatti sono calati soltanto del 14%. Un’anomalia tutta nostra che, tradotta in euro, ha significato -257 euro sul bilancio familiare di chi ha un’auto a benzina (rispetto al 2010) e -388 euro per chi ha un’auto diesel (il calcolo lo riporta ilgiornale.it). Nomisma Energia ha poi calcolato il possibile listino del prezzo ottimale della benzina e del gasolio: tenendo conto del margine lordo per litro in 24 mesi e del prezzo dei carburanti sul mercato internazionale risulta che il prezzo effettivo della benzina in Italia è più alto di 5,9 centesimi di quello ottimale e quello del diesel lo è di 6,1 centesimi.

Quanto paghiamo di accise

Le accise sono quelle imposte sulla fabbricazione e sulla vendita di prodotti di consumo che si sommano ad altre imposte come l'IVA o dazi doganali o tasse di importazione. La prima accisa sui carburanti è stata quella che serviva per la guerra d'Etiopia nel 1935-36: 1,90 lire che non sono mai state abolite e che oggi significano 0,000981 euro al litro. Una sciocchezza? No, visto che a seguire c’è un lungo elenco che arriva a pesare circa 0,41 euro al litro, senza contare l’IVA che nel 2013, come noto, è passata dal 21 al 22% e quindi il prezzo dei carburanti è salito di circa 10 centesimi al litro. E non è finita qui.

Le altre imposte…

A queste accise, che appesantiscono non poco il prezzo dei carburanti, si aggiunge l’imposta di fabbricazione sui carburanti. Il prezzo totale per litro di benzina arriva così a 72,42 centesimi di euro e quello per il diesel a 61,32 centesimi. E con l’IVA al 22%? Nel primo caso la cifra sale a 88,35 centesimi di euro e nel secondo a 74,81 centesimi. Troppo? Magari fosse finita qui. Dal 1999 un decreto legislativo permette alle varie Regioni di imporre un’accisa autonoma sulla benzina.

Cifre che non riguardano solo l’auto

A questo punto occorre una precisazione: quanti credono che questo discorso sui carburanti non li riguardi, perché magari non usano l’auto o ne guidano una elettrica, si sbagliano. L’80% delle merci nel nostro paese è trasportato su gomma e dalla raffinazione del greggio si ottiene la materia prima da cui derivano numerosi prodotti, come plastiche, detergenti per la pulizia della casa, prodotti per l’igiene… Secondo Adusbef e Federconsumatori, con il greggio valori ai minimi, “se la riduzione si riflettesse anche a cascata sui prodotti che usano materie prime derivate dal petrolio e sui trasporti per gli italiani sarebbe possibile risparmiare fino a 202 euro a famiglia in un anno”.

L’elenco delle accise (che dal 1935 paghiamo ancora)

L’aspetto più sgradevole delle accise sui carburanti che paghiamo è legato al fatto che, nella maggior parte dei casi, si tratta di soldi pubblici teoricamente destinati a eventi ormai estinti. La guerra in Etiopia è finita da quasi un secolo, quella in Libano è altrettanto passata e l’accisa sull’arrivo di immigrati dopo la crisi libica doveva essere (stando alle promesse politiche) solo temporanea. Alcune emergenze sono piuttosto attuali, ma il dubbio su quanti di questi soldi vengano effettivamente utilizzati per risolverle resta.

1,90 lire (0,000981 euro) per il finanziamento della guerra d'Etiopia del 1935-1936;
14 lire (0,00723 euro) per il finanziamento della crisi di Suez del 1956;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il disastro del Vajont del 1963;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo l'alluvione di Firenze del 1966;
10 lire (0,00516 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Belice del 1968;
99 lire (0,0511 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto del Friuli del 1976;
75 lire (0,0387 euro) per la ricostruzione dopo il terremoto dell'Irpinia del 1980;
205 lire (0,106 euro) per il finanziamento della guerra del Libano del 1983;
22 lire (0,0114 euro) per il finanziamento della missione in Bosnia del 1996;
0,02 euro per il rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004.
0,005 euro per l’acquisto di autobus ecologici nel 2005;
0,0051 euro per far fronte al terremoto dell'Aquila del 2009;
da 0,0071 a 0,0055 euro per il finanziamento alla cultura nel 2011;
0,04 euro per far fronte all'arrivo di immigrati dopo la crisi libica del 2011;
0,0089 euro per far fronte all'alluvione che ha colpito la Liguria e la Toscana nel novembre 2011;
0,082 euro (0,113 sul diesel) per il decreto "Salva Italia" nel dicembre 2011;
0,02 euro per far fronte ai terremoti dell'Emilia del 2012.

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Tag: Attualità , carburanti alternativi , carburanti


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