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pubblicato il 5 gennaio 2015

La barzelletta del viadotto siciliano che crolla dopo 10 giorni

Tutti ne parlano, l'ANAS si difende, la procura indaga. Gli automobilisti aspetteranno, ma questa volta non pagano

La barzelletta del viadotto siciliano che crolla dopo 10 giorni

Se ne parla molto di questo (ennesimo) caso di “malainfrastruttura” italiana. La tragedia non c’è stata, per fortuna, ma lo scandalo si grazie al tempismo del calendario che ha regalato alla vicenda il sapore di una barzelletta. I fatti: il 23 dicembre sulla Palermo-Agrigento vengono inaugurati due nuovi viadotti, Scorciovacche 1 e Scorciovacche 2. Il presidente dell’Anas Pietro Ciucci esprime soddisfazione per la chiusura anticipata di ben 3 mesi di quel cantiere, nonostante il tratto sia particolarmente impegnativo del punto di vista progettuale. 10 giorni dopo la variante di accesso al cavalcavia cede, sotto il peso delle nevicate che hanno interessato l’area nelle prime ore del 2015. Per fortuna, però, come precisa l’Anas, il tratto tra il km 226,040 e il km 227,040, in località Mezzojuso era stato già chiuso per ragioni di sicurezza  il 30 dicembre dopo che il personale tecnico aveva rilevato un avvallamento irregolare.

Questa volta si arrabbiano tutti

La buona azione precauzionale non ha fermato il clamore mediatico amplificato dalla politica che è intervenuta a gamba tesa sul caso, addirittura con il Presidente del Consiglio Matteo Renzi che ha twittato: “Viadotto Scorciavacche, Palermo. Inaugurato il 23 dicembre, crolla in 10 giorni. Ho chiesto a Anas il nome del responsabile. Pagherà tutto. #finitalafesta”. A Renzi ha fatto eco il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi e in poche ore sono arrivate le puntualizzazioni dell’Anas, in particolare per quel che riguarda i costi degli interventi di ripristino che “sono a carico della ditta costruttrice, senza alcun onere per l'Anas”. E ancora “l'Anas ha aperto un'inchiesta per accertare le eventuali responsabilità della Ditta costruttrice - la Bolognetta scpa - e del Direttore dei Lavori, che aveva autorizzato l'agibilità provvisoria, riservandosi di avviare nei loro confronti un'azione legale”. Anche perché – aggiungiamo noi - quei cavalcavia interessati dal cedimento i cui lavori sono costati 13 milioni di euro, fanno parte di un progetto ben più grande su un tratto lungo 34 chilometri che vale quasi 300 milioni di euro. Dunque è intervenuta anche la procura di Termini Imerese, che ha aperto un’inchiesta per crollo colposo e ha sequestrato l’area.

Due domande

Tutto bene quel che finisce bene, sulla carta. Ma noi ci chiediamo:
1) quanto tempo ci vorrà fra l’inchiesta della procura, l’inchiesta dell’Anas e la riapertura del cantiere per i lavori di ripristino, alla riapertura di quel tratto senza il quale gli automobilistici siciliani sono obbligati ad una deviazione?
2) chi paga i danni per errori progettuali di questo tipo quando il problema si manifesta molti mesi o anni dopo e senza i riflettori dei media e della politica puntati addosso?

Autore: Redazione

Tag: Attualità


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