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pubblicato il 29 dicembre 2014

Multe da autovelox, a Milano diritti strangolati

Palazzo Marino non rispetta la legge, sfora i 90 giorni per inviare la notifica

Multe da autovelox, a Milano diritti strangolati

La vicenda degli autovelox di Milano è surreale. A marzo 2014, Palazzo Marino installa 7 nuovi apparecchi per beccare chi corre troppo, e da quel momento a fine 2014 fa una strage (come a Roma): 700.000 verbali. Tanto da far balzare sulla sedia il ministro dei Trasporti Lupi, per il quale così tante contravvenzioni sono inspiegabili: “Possibile che gli automobilisti abbiano dimenticato di rispettare il Codice della strada? Gli autovelox non devono essere usati per fare cassa”. Anche da parte del Comune stesso, c’è stupore. Ingiustificato. Qualsiasi nuovo controllo elettronico ha come conseguenza, nei mesi successivi, un’impennata delle infrazioni e delle multe. Lo sa bene lo stesso sindaco meneghino Pisapia, che allargò e rese più “cattivo” il ticket d’ingresso in città, l’Area C, volando d’incanto a 50 milioni di euro l’anno di verbali, più 25 milioni di euro di pedaggio. Ma la parte ancora più stupefacente è che il Comune di Milano è da solo contro ministero dei Trasporti, ministero dell’Interno, Corte costituzionale, Giudici di pace.

La questione tempo

Partiamo dall’articolo 201 del Codice della strada: “Qualora la violazione non possa essere immediatamente contestata, il verbale, con gli estremi precisi e dettagliati della violazione e con la indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve, entro 90 giorni dall'accertamento, essere notificato all'effettivo trasgressore o, quando questi non sia stato identificato e si tratti di violazione commessa dal conducente di un veicolo a motore, munito di targa, a uno dei soggetti indicati, quale risulta dai pubblici registri alla data dell'accertamento”. Occhio alla parola “accertamento”. Per il Comune di Milano, così come per altri Comuni, i 90 giorni scattano da quando la polizia municipale vede le foto degli autovelox. Quindi, se l’infrazione è di marzo 2014, e il vigile vede la foto a marzo 2015, da qui in poi si contano altri tre mesi: giugno 2015. Tanto per fare un esempio. Invece, per la Corte costituzionale, il ministero dell’Interno, il ministero dei Trasporti, i Giudici di pace di Milano, i 90 giorni scattano dall’infrazione.

Guai per la difesa

È difficilissimo per l’automobilista difendersi se non rammenta nulla del momento dell’infrazione: più passa il tempo, più il ricordo sbiadisce. E peggiora la sicurezza stradale: fra la prima infrazione e la notifica della multa da autovelox, più passa il tempo, più è probabile che le violazioni vengano ripetute. Così, di certo non calano le probabilità di incidente: chi ha il brutto vizio di correre, lo farà anche dopo la prima violazione. Salvo alzare il piede una volta ricevuta la prima multa, che però arriva non entro 90 giorni, ma in un termine stabilito a capocchia dal Comune di Milano: vergognoso.

Sentenze a favore

Intanto, il Comune di Milano continua a perdere le sentenze di fronte ai Giudici di pace. Ma c’è un ma. L’automobilista paga 43 euro di tassa allo Stato per fare ricorso. Morale: chi ha preso multe pesanti, ricorre. Chi ha subìto multe normali (sotto i 100 euro), difficilmente fa ricorso: parliamo di autovelox e di altre contravvenzioni. Visto che comunque deve impegnare 43 euro: il gioco non vale la candela. E in caso di vittoria, chissà se e quando rivedrà mai quei benedetti 43 euro. Una legge tagliata su misura per favorire i Comuni, specie quelli che vogliono fare cassa sulle pelle dei cittadini. Come alternativa al Giudice di pace, ci sarebbe la strada del Prefetto, che però tutti temono: casomai il ricorso fosse respinto, la multa raddoppierebbe. Un esempio di sentenza? In sostanza, ha scritto il Giudice di pace della settima sezione, Fabio Di Palma, nella sentenza con la quale accoglie il ricorso di un’automobilista, patrocinata dall’avvocato Vito Manfredi: è in spregio all’esigenza di certezza del diritto che il Comune di Milano ritiene di poter notificare agli automobilisti le multe a partire non dalla data di accertamento dell’infrazione testimoniata dalla foto dell’autovelox, ma da un momento successivo determinato discrezionalmente dall’amministrazione nel giorno in cui l’accertatore visiona la foto. Una prassi illegittima: consentire al Comune di posticipare i termini di decorrenza per la notifica del verbale significa, in ultima analisi, concedere all’amministrazione stessa una non prevista (e allo stato non consentita da alcuna apposita previsione normativa) deroga dei termini prescrizionali previsti dalla legge.

Autore: Redazione

Tag: Attualità , autovelox , milano


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