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Retrospettive

pubblicato il 4 gennaio 2015

Fiat Coupé, la piacevole sorpresa

I primi anni '90 sono quelli del rilancio Fiat con la Punto, ma lo spazio per la passione rimane

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Se all'inizio degli anni Novanta ci fosse stato Marchionne al timone della Fiat, non è detto che in questo momento stareste leggendo queste righe dedicate alla Fiat Coupé. Il motivo? Semplicemente, perché non è detto che avrebbe dato l'ok per metterla in produzione. Anzi, se qualcuno avesse avuto il coraggio anche solo di andare a proporgliela, probabilmente sarebbe tornato alla sua scrivania con le orecchie basse. Lui, Marchionne, potrebbe rispondere che l'ok alle sportive lo dà, quando i numeri lo supportano: l'Alfa Romeo 4C ne è la dimostrazione. Si tratta però di un progetto dai numeri limitatissimi e che nasce da presupposti molto diversi rispetto a quello della Fiat Coupé. Intendiamoci, qui non si sta mettendo in discussione la politica dell'attuale n°1 del Gruppo Fiat Chrysler – anzi, per ora i fatti e i bilanci danno ragione a lui –; si stanno solo evidenziando le differenza tra la Fiat di allora e quella di oggi.

Un designer famoso

Il nome Chris Bangle vi dice qualcosa? No? Beh, sappiate che ha stravolto il design BMW all'inizio negli anni Duemila, assicurando nuovi clienti al marchio bavarese, ma facendo perdere anche qualche cliente più tradizionalista. Sua la Serie 7 “strana”, quella del 2001 con il volume posteriore che sembrava in sospensione sui fanali; sua è anche la prima Z4, più Batmobile che roadster e con i fari posteriori che sembravano incastonati nella carrozzeria. Potremmo proseguire, ma ci fermiamo qui. Prima di approdare a Monaco di Baviera, Bangle si fece notare nel Centro Stile Fiat, dove prese parte al design proprio della Fiat Coupé (realizzata insieme alla Pininfarina). Quanto ci sia di suo nella due porte torinese è difficile da dire, ma non si fa fatica a credere che certe soluzioni abbiano avuto in Bangle, se non il “padre”, quanto meno il promotore. Già, perché la 2+2 della Fiat stupì fin dal primo momento e da ogni angolazione.

Dalla Tipo alla sportiva vera

La base di partenza è la stessa di quasi tutte le vetture del Gruppo Fiat di quel periodo: la Tipo. Le analogie finiscono tuttavia qui, visto che il lavoro dei tecnici torinesi tocca in profondità le sospensioni, i motori e, prima ancora, smarca oltre ogni ragionevole dubbio le due auto dal punto di vista estetico. Difficile rimanere indifferenti di fronte alla Fiat Coupé; non che piaccia a tutti, ma la sua personalità è inconfondibile. Davanti, spiccano i fari carenati che sembrano galleggiare sul gigantesco cofano motore, aperto il quale sembra che la vettura si “spogli”, letteralmente: non solo scende fino a metà del muso, ma “abbraccia” le ruote anteriori definendo da solo, di fatto, il design della parte anteriore della vettura. Dietro, le luci sembrano prese direttamente dalle auto anni Sessanta: quattro fanali tondi tondi, due per lato disposti verticalmente, si incastonano nella lamiera di una coda decisamente compatta e tronca, sovrastata da un tappo del serbatoio in metallo che pare un pezzo di alta artigianalità, tanto è ben fatto ed elaborato. Ma è la fiancata che lascia senza parole: due linee rette “tagliano” i passaruota nella parte superiore andando a creare un voluto contrasto con la forma arrotondata e bombata degli stessi, mentre le maniglie delle portiere annegate nei montanti regalano pulizia alla fiancata.

Oltre 70.000 esemplari in sei anni

Gli obiettivi, ai piani alti del Lingotto, non sono sicuramente quelli di fare grandissimi volumi; un'auto che per sua natura si rivolge a una nicchia di mercato. Eppure, il mix fra il design riuscito, prestazioni di tutto rispetto e piacere di guida (nonostante l'unica trazione disponibile fosse anteriore) permette di venderne circa 72.000 unità fra il 1994 e il 2000. Non solo: nel suo piccolo, la due porte torinese genera anche una comunità di appasionati, tuttora attiva su Internet e su strada e legata dalla passione per un modello fortemente identitario.

Un cuore in comune con il "Deltone"

Meccanicamente non solo trae origine dal pianale della Tipo, ma attinge dalla banca organi del Gruppo anche per quello che riguarda il motore: la 2.0 Turbo 16V è spinta dallo stesso 4 cilindri della Lancia Delta Integrale, seppur depotenziato a 190 CV. Numeri sufficienti a farla scattare da 0 a 100 km/h in 7,5 secondi e a farle toccare i 225 km/h. Ok, non si tratta di record in senso assoluto – la Opel Calibra andava più forte, al top di gamma, tanto per dire – ma la due porte italiana ha brio a sufficienza per far divertire anche i più esigenti. Il merito, più che dei CV in senso stretto, è del telaio equilibrato e ben attaccato a terra, dello sterzo rapido e preciso (per l'epoca) e, soprattutto, del differenziale autobloccante Viscodrive, che regala una motricità invidiabile alla vettura. Ovviamente, della Fiat Coupé esistono anche versioni più tranquille: al lancio, nel 1994, accanto al 2.0 Turbo 16V c'è un aspirato 2.0 16V da 139 CV. Successivamente, questo motore viene dismesso. Al suo posto viene utilizzato lo stesso 1.8 16V da 131 CV della Barchetta, mentre il top di gamma è rappresentato da due unità a cinque cilindri di due litri: aspirato da 147 CV e turbo da 220.

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Tag: Retrospettive , Fiat , auto italiane


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