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Retrospettive

pubblicato il 28 dicembre 2014

Lancia Delta, creare un mito e poi dimenticarlo

E' tra le auto simbolo dell'industria italiana, ma è stata lasciata "cadere nel nulla". Un vero peccato

Lancia Delta, creare un mito e poi dimenticarlo
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Parlare e scrivere della Lancia Delta è "pericoloso". Si risvegliano passioni ed entusiasmi di tempi che furono e che, molto probabilmente, non torneranno mai; anzi, è sicuro che non li vivremo mai più, visto la pietra tombale messa sul marchio torinese e sull'attuale Delta da Sergio Marchionne in persona. Ok, la vicenda è spiacevole e se ne è già scritto e letto fin troppo. Questo spazio è dedicato alla Delta, un nome che è diventato leggenda e che rappresenta l'ultima vettura del marchio torinese a essere stata capace di entrare nel cuore degli appassionati; di Lancia e non solo. Non stiamo parlando di quella nata nel 2008, nemmeno di quella della seconda metà degli anni '90 o del modello pioneristico del 1911. La Delta in questione è quella del 1979 e vissuta fino al 1993: sì, l'auto capace di vincere 6 mondiali rally Costruttori e 4 Piloti fra il 1987 e il 1992. Le sue eredi non sono mai riuscite a raccoglierne il testimone: un po' perché è venuta a mancare la spinta dei trionfi sportivi, un po' perché già il modello stradale non aveva quell'appeal della prima generazione.

Buona matita non mente: Giugiaro

Se è diventata il mito che tutti conosciamo, il merito è in primis dei già citati trionfi nei rally mondiali e delle corrispondenti versioni stradali, le mitiche Delta Integrale 8 e 16 valvole ed Evoluzione. Senza un design come si deve, però, non si convincono all'acquisto oltre 500.000 automobilisti, la maggior parte dei quali sceglie ovviamente le versioni "normali". Se la compatta piace e vende, come dicevamo, lo deve anche a un design personalissimo uscito dalla magica matita di Giorgetto Giugiaro, che non a caso pochi anni prima ha dato forma a un altro mito dell'automobile: la Volkswagen Golf. La base meccanica è quella che "mamma" Fiat ha nel cassetto già dalla metà degli anni '70 : motore anteriore trasversale, trazione anteriore, avantreno McPherson. I motori 1.300 (75 CV) e 1.500 (85 CV) sono gli stessi della Ritmo, rivisti solo in alcuni dettagli e leggermente più potenti. Dentro, l'esigenza di offrire un'accoglienza all'altezza del nome Lancia prende forme e colori non sempre facili da digerire: un esempio è il velluto grigio-bianco o marrone-avorio quadrettato che riveste pannelli porta, sedili e cielo della vettura. La plancia è invece il manifesto della tecnologia – o della maniera di ostentarla – degli anni '80: tasti, tastini, spie e luci di vario genere movimentano e accendono l'abitacolo come un albero di Natale.

1986, alba di una nuova (e troppo breve) era Lancia

Nel 1981, nelle segrete stanze di Torino, viene dato il via a un nuovo progetto: una versione a trazione integrale permanente con motori turbo. Nell'autunno del 1986 nasce la Delta HF 4WD; a spingerla, lo stesso 2.0 turbo da 165 CV di Thema e Croma Turbo i.e., mentre la trazione sulle quattro ruote motrici viene gestita da un giunto viscoso centrale e da un differenziale autobloccante Torsen al retrotreno. In Lancia ci prendono gusto e già nel 1987 rimpiazzano la 4WD con una versione che rispetta le nuove norme del Mondiale: ecco dunque carreggiate allargate (con ruote che sembrano voler "strappare" la carrozzeria) e il motore portato a 185 CV. Il mondo dà il benvenuto alla prima Delta Integrale, che nel 1991 arriva a 210 CV e che nel 1993 si dà un'ulteriore tiratina ai passaruota, ancora più larghi e dotati, davanti, di piccolo sfogo aerodinamico nella parte posteriore: è la Delta Evoluzione che vivrà fino al 1995, grazie anche ad alcune versioni speciali, fra cui la Martini Racing.

Delta S4, sogno proibito

Prima ancora dell'Integrale, in realtà, in Lancia si erano già dati da fare. Nel 1985 viene infatti presentata la S4, prodotta in soli 200 esemplari per poter ottenere l'omologazione per competere nei rally mondiali. Poco importa se della Delta abbia solo il nome e poco più: per gli appassionati, la S4 è a tutti gli effetti una Delta. Il motore, montato dietro, è una furia aizzata da un compressore volumetrico e una turbina che lavorano in sequenza. Risultato: da una cilindrata di 1,8 litri, questo quattro cilindri tira fuori la bellezza di 250 CV in versione stradale e fino a più di 600 in quella da gara. La trazione, integrale, sfrutta al meglio tanta prepotenza meccanica; fin troppo. Le auto di Gruppo B sono diventate delle belve indomabili e troppo pericolose, motivo per cui vengono bandite dal regolamento.

La Delta negli anni '90

Nel 1993 nasce la seconda Delta. Progettata sulla base meccanica della Tipo, conferma la carrozzeria a due volumi, ma la sua storia non è minimamente paragonabile a quella del modello da cui deriva. Primo, per una questione di curriculum sportivo, semplicemente in bianco. Secondo, perché non ci fu mai una versione stradale sportiva capace di entusiasmare come per il modello precedente: la HF a trazione anteriore, nonostante i suoi 186 (successivamente portati a 193) CV, non è nemmeno lontana parente di Integrale ed Evoluzione varie. Risultato: dal 1993 al 2000 ne furono prodotte meno di 150.000.

Terzo e utlimo capitolo Delta

Tra il 1999 e il 2008, la Lancia resta scoperta nel segmento C: se si considera che è proprio qui che si fanno i volumi più importanti in Europa, si capisce bene come venga gestito il marchio in questo periodo. La lacuna viene colmata nel 2008, quando si prende la base meccanica della Bravo, si allunga la distanza fra le ruote e si dà vita alla nuova Delta. Al momento del lancio, nel Gruppo Fiat parlano di auto del rilancio, di momento di svolta. Com'è andata, nei fatti, lo sappiamo: la vettura conosce un periodo nemmeno troppo lungo di fama in Italia, mentre nel resto del Vecchio Continente rimane confinata a numeri di nicchia. Il tutto, va detto, al di là dei meriti della Delta in senso stretto, che ha una discreta personalità nel design e offre una buona abitabilità. Certo, la qualità di alcune concorrenti – specialmente tedesche e giapponesi – è di un altro pianeta, ma i prezzi più che ragionevoli gustificano il gap. A mancare, piuttosto, è una strategia di evoluzione del prodotto sia dal punto di vista della tecnologia sia dell'immagine e, all'estero, una rete vendita in grado di supportare una significativa diffusione del prodotto.

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Tag: Retrospettive , Lancia , auto europee , auto storiche


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