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pubblicato il 23 dicembre 2014

Auto cinesi all'amianto, tutta la verità sul caso

Facciamo chiarezza sulla questione che ha generato allarmismo, mentre manca una procedura ad hoc

Auto cinesi all'amianto, tutta la verità sul caso

Auto cinesi all’amianto, in molti lo avrete letto sui giornali che hanno pubblicato la notizia di un richiamo in Italia di 4.500 vetture marchiate Great Wall. E’ una vicenda iniziata più di un anno fa e su cui indaga la polizia giudiziaria di Torino, guidata dal pubblico ministero Raffaele Guariniello. Il fascicolo, a quanto si apprende dall'Adkronos, è stato aperto per violazione della legge che vieta l'importazione di amianto o prodotti contenenti il materiale dannoso, che in questo caso si troverebbe in alcune guarnizioni del motore e dello scarico di alcuni modelli importati anni fa (dal 2006 al 2011) e che quindi non riguarda la gamma attuale. Già ad agosto 2012 Great Wall, accortasi della probabilità, si era subito adopertata per risolvere il problema. Anzi, parlando di questa vicenda si apre una questione molto più ampia: quella dell’amianto sulle vecchie auto, quelle Euro 0 che ancora circolano in Italia (dove l’età media del parco circolante è aumentata a quasi dieci anni). Vediamo in dettaglio.

La procedura avviata da Great Wall

Già più di un anno fa, come abbiamo detto, Great Wall si è rivolta a dei consulenti per mettere a punto una procedura per la rimozione delle guarnizioni in amianto dalle auto potenzialmente interessate. Questo perché in Italia non esiste una procedura specifica per le automobili. E’ stata quindi presa come riferimento la normativa ESEDI (Esposizioni Sporadiche e di Debole Intensità, per intenderci quella per l’edilizia), dopo aver fatto effettuare campionamenti e analisi specifiche da una società apposita autorizzata dal Ministero della Sanità. Che cosa sono le attività ESEDI all'amianto? Si tratta di attività che vengono effettuate per un massimo di 60 ore/anno; per non più di 4 ore per singolo intervento; per non più di 2 interventi/mese; corrispondenti ad un livello massimo di esposizione a fibre di amianto pari a 10 fibre di amianto/litro calcolate rispetto ad un periodo di riferimento di otto ore. L’elenco potrebbe andare avanti, ma qui non ci addentriamo nello specifico.

Nessun rischio per gli automobilisti

Partiamo da un presupposto: essendo le guarnizioni incapsulate non hanno permesso la dispersione di fibre di amianto a scapito della salute di chi ha usato l’auto. E’ stata comunque avviata una campagna di richiamo ufficiale con il Ministero dei Trasporti e, come prassi, sono state spedite le raccomandate a tutti i clienti con la vettura potenzialmente coinvolta, incaricando le officine autorizzate ad eseguire i richiami.

La salute degli addetti alla manutenzione

Cinquantadue Asl, in tutta Italia, sono state interpellate perché verifichino lo stato dei lavori e sull’operazione Great Wall assicura di essersi sempre focalizzata sulla salvaguardia della salute degli addetti alla manutenzione, con l’equipaggiamento adeguato ed un “Warning” sul sito web per eventuali operatori indipendenti che si collegassero per avere informazioni.

Amianto, una questione da regolamentare

Questa dell’amianto “è una questione che andrebbe regolamentata una volta per tutte”. Great Wall ne è convinta, perchè in Italia circolano 35 milioni di vetture di cui ben 1,7 milioni (5%) sono Euro 0, cioè sono state prodotte fino a quando è uscita la legge che proibisce di usare l’amianto nella costruzione delle auto (1992). Sarebbe quindi opportuno stabilire una procedura adeguata per lo smaltimento di tali componenti, che non sono poi così rari come si potrebbe pensare.

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Tag: Attualità , auto cinesi


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