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Retrospettive

pubblicato il 30 novembre 2014

Porsche Cayenne, una storia che piace

Ha fatto discutere come poche altre auto, ma ha anche fatto epoca. E ricchezza, per Porsche...

Porsche Cayenne, una storia che piace
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C'è ancora qualcuno che si ostina a considerarla un errore. Chi addirittura una blasfemia, automobilisticamente parlando. Un approccio più lucido e laico non può che portare a considerarla un colpo di genio, punto e basta. Perché sarà pur vero che le automobili devono rispettare la storia del marchio cui appartengono – l'heritage, lo definisce chi ha studiato marketing e affini – ma le automobili vengono costruite prima di tutto per generare profitti e utili. E tendenzialmente, più se ne vendono meglio è, per le finanze di un'azienda automobilistica. E i contatori di cassa di Zuffenhausen hanno rischiato il collasso, quando la prima SUV by Porsche è entrata in commercio: nel 2002, anno del debutto, è successo immediato e fino al 2010, quando viene lanciata la seconda generazione, ne vengono consegnate 276.000 unità. Numeri che anche i più “puri” dovrebbero leggere con ammirazione: se Porsche dispone di così tante risorse per sviluppare la tanto amata 911 è anche per merito della “volgarissima” Sport Utility.

La SUV sportiva che piace sempre di più

Tutto finito? Il fenomeno Cayenne si è spento? Visto da qui, dall'Italia, potrebbe sembrare così. Ma la risposta è clamorosamente sbagliata, visto che il successo della vettura è tutt'altro che effimero: la Cayenne II, dal 2010 a oggi, è già stata consegnata a 303.000 clienti. Sì, l'allieva si sta comportando nettamente meglio della maestra. E se l'Italia e l'Europa in generale (Germania a parte) non recitano più la parte del leone – come accadeva fino a circa 8 anni fa, non qualche era fa - nel frattempo si sono svegliati mercati dalle uova d'oro, soprattutto a Oriente, che hanno compensato con gli interessi le perdite nel Vecchio Continente. Ma come si spiega che un Costruttore specializzato in auto sportive riesca a vendere – e bene – da oltre dieci anni un SUV? Il Marchio, prima di tutto, forte in tutto il mondo e noto anche a chi di auto interessa poco o niente dà una bella mano. E poi la validità del progetto in sé, dal punto di vista strettamente tecnologico, ma anche da quello della qualità, capace di appagare persino chi è abituato ai lussi delle super-ammiraglie. Infine, chi per ragioni di spazio deve rinunciare alla tanto amata 911, nella Cayenne trova ciò che più le si avvicina, in termini di guidabilità, fra le SUV. E scusate se è poco.

La base è in comune con la VW Touareg, ma profonde sono le differenze

Prima di entrare nel Gruppo VW, Porsche era un Costruttore piuttosto piccolo, che difficilmente avrebbe potuto permettersi di affrontare da solo i costi di ricerca, sviluppo e industrializzazione – da zero – di un'auto così diversa dalle sue tradizioni. Caso volle che verso la fine degli anni Novanta anche Volkswagen decida di mettere in commercio una SUV: le due aziende tedesche uniscono le forze e, sponda Wolfsburg, nasce la Touareg; a Zuffenhausen vede la luce la Cayenne. Le due vetture condividono molto della meccanica – telaio e schema delle sospesioni – e perfino le portiere, ma più diverse non potrebbero essere, una volta su strada. Tanto è morbida e ovattata la Touareg, tanto è precisa e divertente la Cayenne. Merito dei motori, mediamente più potenti (specialmente nella fascia alta della gamma) e della messa a punto di molle, ammortizzatori e sterzo. Gli ingegneri e i collaudatori Porsche devono aver perso parecchie ore di sonno e consumato treni su treni di gomme, ma il risultato è un'incredibile agilità persino in pista, luogo in antitesi con una SUV. La Cayenne non solo va forte, ma diverte: sembra incredibile che un'auto di due tonnellate e così alta da terra riesca a divorarsi le curve in quel modo, regalando peraltro un feeling di guida che molte berline si sognano.

Da marco Ranzani a Mario Monti

Grande, grossa, potente, lussuosa: la Porsche Cayenne diventa immediatamente il sogno per alcuni, oltre che il vero segno di riconoscimento di molti liberi professionisti, soprattutto nel Nord Italia. Proprio per questo, però, la vettura si attira le antipatie degli ecologisti, dei pedoni e dei ciclisti: non solo consuma e inquina mediamente di più di un'auto “normale” (e questo è un dato di fatto, visti peso, dimensioni e potenza dei motori), ma – secondo loro – spinge chi la guida a comportamenti arroganti verso gli altri utenti della strada, specie i più deboli. Quanto ci sia di vero in tutto ciò e quanto – come sostiene chi la Cayenne ce l'ha – che si tratti solo di invidia non lo stabiliremo di certo qui. Detto questo, se la satira è specchio almeno parziale della realtà, qualcosa di vero ci deve pur essere, se uno dei personaggi (immaginari) più apprezzati, in radio e in TV, è il mitico Marco Ranzani. Per i pochi che non ne hanno mai sentito parlare, si tratta di una felice intuizione del DJ Albertino, che si inventa la figura dell'imprenditore brianzolo, ricco e molto pacchiano, che dall'alto della sua Cayenne Turbo, fa sembrare raffinato e di buon gusto perfino un magnate russo. A minare il successo della Cayenne in Italia è ben altro, in ogni caso: risponde al nome di Governo Monti, al “superbollo”, al redditometro e, in generale, a un clima poco favorevole rispetto al lusso in ogni sua sfaccettatura. I controlli fiscali verso i proprietari (ma anche gli utilizzatori) di automobili al di sopra di un certo livello si fanno aspri come mai in precedenza, con il risultato che i piazzali dei concessionari si riempiono di Cayenne e di auto superiori ai 2 litri di cilindrata di seconda mano. Non va inoltre dimenticata la crisi economica, che rallenta l'Europa ormai da più di sei anni e che certo non spinge le vendite dell'alto di gamma.

Turbo S e Hybrid, le due anime Cayenne

In quanto Porsche, la Cayenne bada prima di tutto alle prestazioni e al piacere di guida e la sua gamma ricalca, almeno nelle linee guida, quella della 911. Si parte dunque dalla versione base: V6 aspirata sia con la prima sia con la seconda generazione. Al di sopra c'è la S, più potente ma ancora aspirata, V8 con la Cayenne I, V6 con la Cayenne II. Il vero salto si compie però con le Turbo e Turbo S: a dividerle ci sono dai 30 ai 50 CV, a seconda delle generazioni e dei restyling, e un assetto ancor più pistaiolo per la seconda. Non mancano però altri allestimenti e versioni speciali: uno è il GTS, sigla nota ai porschisti per una marcata connotazione sportiva, in chiave telaistica più che di motore. La Cayenne I si ricorda inoltre per aver portato il diesel su un veicolo della Casa nel 2009 (anche se in Porsche tengono a sottolineare che già nel secolo scorso ci fu un trattore agricolo con propulsore a gasolio) e per la versione S Transsyberia del 2009, che celebra la vittoria della vettura nell'omonimo rally nel 2008. Con la Cayenne II è invece il turno dell'ibrido: finora in configurazione standard – un 3.0 V6 a benzina accoppiato e un motore elettrico – e ora con l'aggiunta del plug-in, ovvero della possibilità di caricare le batterie dalla rete domestica e avere un'autonomia a emissioni zero allo scarico.

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Tag: Retrospettive , Porsche , auto europee


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