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pubblicato il 26 novembre 2014

BMW X6, non chiamatela SUV!

Questa è una Sport Activity Coupé, la seconda generazione di un'auto che si è inventata un genere

BMW X6, non chiamatela SUV!
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Sembra passato un secolo, invece si tratta solo di cinque, sei anni fa: nel 2008-2009, tutti i “Marco Ranzani” stufi della prima Porsche Cayenne, ormai sul mercato da qualche anno, trovano un modo altrettanto vistoso per circolare: la BMW X6. Lunga, larga, alta, insensata, per certi aspetti. Sì, perché a un ingombro persino superiore a quello della X5, offre un abitacolo e un bagagliaio sui livelli della Serie 3, se non inferiore. Eppure, la X6 piace. Tanto. Al punto che solo la crisi economica e, successivamente, il Governo Monti con la sua lotta all'evasione fiscale (non sta a noi giudicare se i metodi per perseguirli fossero quelli giusti) e il “superbollo” azzoppano, letteralmente, la cavalcata della SAC tedesca. Poco male, per BMW il mercato è il mondo e un prodotto che in 6 anni ha venduto 260.000 unità merita un'erede, che abbiamo guidato fra Emilia Romagna e Toscana, su e giù dall'Appennino.

Un gigante nascosto

Lunga è lunga: 491 cm. Non mancano cm anche in larghezza, 199, e in altezza, 170. Eppure sembra essersi ristretta. La vedo parcheggiata nel centro di Firenze e da lontano la confondo addirittura per una X4. Demerito della X4? No è la X6 che, grazie a un mix riuscito di “bolla abitacolo” spostata verso il posteriore, passaruota muscolosi e tetto discendente sembra molto più compatta e dinamica di quello che verrebbe da pensare leggendo la scheda tecnica. Questo non significa che passi inosservata; per sua natura è una vettura vistosa, eccentrica e che avrà sempre, contro di sé, due tipologie di persone: gli appassionati delle BMW “dure&pure”, quelle tutte traversi e sportività, e i politically correct a ogni costo.

Quattro posti con vista panoramica (ma non dietro)

Se in una SUV (o SAC che dir si voglia) state cercando anche un'accessibilità facilitata, sappiate che la bavarese è a misura di tedesco, soprattutto dietro: un po' la seduta alta, un po' il sedile piuttosto interno alla vettura, è richiesta una discreta lunghezza di gambe per accomodarsi senza sforzo. Diversamente, vi trovate costretti quasi a un'arrampicata. Ma questa non è una novità, visto che già la vecchia aveva questa caratteristica. Quello che cambia, in meglio, è l'abitabilità posteriore: se prima 185 cm erano l'altezza massima consentita prima di toccare il tetto con la testa, ora ci sono almeno 4-5 cm in più. Nessun problema, invece, a livello di spalle e ginocchia. Rimane, ma non poteva che essere così, una limitata visibilità posteriore, a causa del lunotto molto inclinato e “compresso” fra i massicci montanti posteriori. Passando davanti, la posizione di guida è esemplare come quella di ogni BMW: il volante è alto, gode di ampie regolazioni in tutte le direzioni e la seduta è vicina al pavimento della vettura, il che permette alle ginocchia di non essere mai troppo piegate. Un'ottima leggibilità contraddistingue la strumentazione 100% digitale, che cambia grafica in base alla modalità di guida selezionata, mentre la qualità dei materiali, il livello delle finiture e la precisione dell'assemblaggio è su standard elevatissimi (oltre che rapportati al prezzo...).

Un gigante buono

Non è mai stata la banale trasformazione della X5 in qualcosa dal look più spotivo. Il dinamismo, la X6 ce l'ha nel DNA: ecco perché, per esempio, i motori a quattro cilindri non vengono offerti (a differenza della “sorella”). Non solo: il telaio è studiato per offrire una risposta più reattiva in curva. Se si opta per il pacchetto “Assetto adattivo Dynamic” (3.390 euro), grazie al Dynamic Performance Control (differenziale posteriore con ripartizione attiva della coppia al fine di aumentare la rapidità di ingresso curva) e alla stabilizzazione attiva antirollio Dynamic Drive, diventa incredibilmente agile. Basta pochissimo angolo di sterzo per raggiungere il punto di corda, mentre gli pneumatici (da 20”...) sviluppano un grip impressionante. Capitolo M50d: il triturbo diesel da 381 CV - ma soprattutto 740 Nm di coppia, roba da camion... - fa “rimbalzare” la X6 da una curva all'altra come se fosse una pallina da flipper. A proposito: nonostante l'ausilio dei numerosi dispositivi elettronici è richiesta particolare attenzione, dato che in pochi istanti si toccano velocità da Codice Penale. Più tranquilla la 30d: con i suoi 258 CV e 560 Nm di coppia offre prestazioni che qualche anno fa sarebbero state di una sportiva, ma il suo carattere è decisamente più rilassato. Un po' per il motore, meno rabbioso, ma anche e soprattutto perché la versione da me provata aveva l'“Assetto adattivo Comfort” (1.850 euro), comprensivo di sistema Dynamic Damper Control, ovvero l’ammortizzazione pneumatica con regolazione automatica del livello dell’asse posteriore. Un setup meno estremo, che se da un lato concede qualcosa di più al rollio, dall'altro regala un comfort superiore.

Prezzi poco italiani

La X6 che costa meno, la xDrive 30d in allestimento base, viene la bellezza di 70.890 euro; la Extravagance, ovvero l'allestimento immediatamente superiore, addirittura 80.590. Se a questo ci aggiungiamo il fatto che i motori sono dai 3 litri di cilindrata in su, capirete bene che non sia proprio a misura di Italia. Detto questo, una sbirciata al listino la diamo comunque: la xDrive 50i M Sport (4.4 V8 biturbo benzina da 450 CV)? 103.750 euro. La M50d? 98.950 euro. Per non parlare dei 128.500 euro della X6 M.

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Tag: Test , Bmw , auto europee


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