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Interviste

pubblicato il 21 novembre 2014

Fondazione ANIA: l’Ue multi i paesi che non si impegnano nella sicurezza stradale

La proposta del Segretario Generale Guidoni

Fondazione ANIA: l’Ue multi i paesi che non si impegnano nella sicurezza stradale

Ogni giorno sentiamo parlare di incidenti stradali. Le pagine di cronaca ne sono piene: “A Solaro muore Giulia, giovane di 22 anni”, “In Calabria è strage con 6 morti sulla statale Jonio-Tirreno”; questi sono soltanto alcuni dei titoli recenti. Per avere strade più sicure serve il pugno duro, ne è convinto Umberto Guidoni, Segretario Generale della Fondazione Ania, con cui abbiamo parlato ieri in occasione della conferenza PIN talk - Road Safety Toward 2020, l'evento internazionale sulla sicurezza stradale organizzato a Roma nell’ambito del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea. “Bisogna iniziare a pensare in termini di sanzioni - ci ha detto Guidoni -. I paesi europei che non pongono in essere delle politiche che dimostrano la volontà e la possibilità di raggiungere gli obiettivi legati alla sicurezza stradale dovrebbero essere soggetti a delle procedure di infrazione, come avviene in mille altri campi meno delicati perché non riguardano direttamente la vita umana”. Tutto questo al di là dei programmi già messi in atto dall’Europa e che, come ricorda Guidoni, “sono auspicabili perché fissano gli obiettivi”. Ad esempio il Piano 2001-2010, che voleva dimezzare il numero delle vittime della strada in dieci anni, è stato purtroppo deluso. Solo la Lettonia (-54%), la Spagna (-53%), l’Estonia (-50%) ed il Portogallo (-50%) sono riusciti nell’intento; il nostro paese si è fermato al -43%. Ed ora c’è il Programma 2011-2020, che si pone lo stesso traguardo.

Durante la giornata romana al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è emersa anche l’importanza di avere una normativa omogenea a livello internazionale. “C’è la necessità di trovare norme uguali per tutti, ad esempio su temi come la guida distratta o in stato d’ebrezza”, ha detto Guidoni, che nel suo intervento ha chiesto all’Europa di considerare la spesa in sicurezza stradale “non un costo, ma un investimento”. Da qui la richiesta alle istituzioni “di considerare gli investimenti (dimostrati dai paesi membri) un elemento di deroga al Patto di stabilità”. Un altro fattore importante che è scaturito dal dibattito riguarda l’incidentalità urbana, che preoccupa soprattutto l’Europa centrale e meridionale. “Bisogna intervenire in maniera forte in modo da risolvere anche un altro problema, quello che riguarda l’utenza debole (i pedoni, i ciclisti…)”, ha detto Giudoni, ricordando ai Comuni che bisogna investire di più nella manutenzione stradale, “perché nella maggior parte dei casi i proventi delle multe servono a tappare i buchi di bilancio. Mi auguro - ha aggiunto - che anche qui arrivino delle sanzioni ai comuni che non lo fanno”. D’accordo su un intervento mirato nelle città è anche il vice ministro dei Trasporti Riccardo Nencini, che ha ribadito l’importanza di una diversa logistica del sistema organizzativo metropolitano per ridurre gli indicenti stradali.

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Tag: Interviste , sicurezza stradale


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