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pubblicato il 20 novembre 2014

Nuova Hyundai i20, buona la seconda

La 5 porte coreana cambia tutto e punta esplicitamente a scalare la classifica europea del segmento B

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C'è chi sostiene che investire nel segmento B in Europa sia uno spreco di soldi: troppo serrata la concorrenza sui prezzi e, di conseguenza, troppo risicati i margini di guadagno. E poi ci sono Case (la maggior parte, in realtà) che in questo mercato continuano a credere. Tra queste, la coreana Hyundai, che per avere il polso della situazione ed essere ragionevolmente sicura di non fallire, già da qualche anno disegna e progetta le auto destinate all'Europa in Germania e le produce in Turchia. L'ultima fatica dello Hyundai Motor Design Centre Europe è la nuova i20. Costruita su un pianale completamente nuovo rispetto a quello del vecchio modello (il passo cresce di 4,5 cm), è offerta con quattro motorizzazioni, tutte omologate Euro 6. Due unità sono a benzina: la prima è l'1.2 MPI disponibile in due livelli di potenza - 75 ed 84CV – e farà da base per la futura versione GPL in arrivo a inizio 2015; la seconda è l'1.4 MPI da 100CV, ora più leggero. I motori a gasolio sono 1.1 e 1.4. Già presenti sul vecchio modello, sono stati però rivisti: l'1.4 eroga 90 CV, l'1.1 a 3 cilindri 75. Ultimo, ma non meno importante, la garanzia è il classico “salvavita” (dell'auto) Hyundai di 5 anni a chilometraggio illimitato.

Europea al 100%

A ogni Casa il suo codice, la sua filosofia di design: i coreani amano parlare, ormai da qualche anno, di Fluidic Sculpture, che con la nuova i20 diventa Fluidic Sculpture 2.0. A caratterizzarlo provvede prima di tutto la mascherina anteriore di forma esagonale, che polarizza il frontale e attorno alla quale si dispongono tutti gli altri elementi: la parte superiore ospita il marchio Hyundai e funge da raccordo con fari anteriori (taglienti e dotati di luci diurne a LED); la parte inferiore è illuminata dai fendinebbia, posizionati esattamente alle estremità. Fluidic Sculpture significa anche compattezza e dinamismo delle linee, che partono dal muso, percorrono l'intera fiancata e vanno idealmente ad abbracciare la coda, in cui i protagonisti sono gli ampi gruppi ottici. Che voglia piacere e non essere una scelta esclusivamente razionale lo dimostra anche l'ampio ventaglio di colorazioni disponibili, siano esse pastello, metallizzate o perlate.

Qualità, spazio, colore

Prima ancora di parlare di spazio credo sia opportuno menzionare la voglia – smania, quasi – di convincere l'esigente automobilista europeo da parte dei coreani. Come? Con la qualità, certo, ma anche con i colori: ecco dunque che gli interni si caratterizzano per i rivestimenti in “total black” o per i frizzanti abbinamenti bitono, sulla scia di quanto già fatto con la tanto apprezzata - in modo particolare in Italia - i10. Ma torniamo alla qualità, perché in Hyundai ormai non si accontentano più di posizionarsi a un buon livello, ma puntano al meglio del segmento in cui competono. Per dirla in maniera più esplicita, è difficile trovare un'auto di segmento B fatta meglio della i20: nel giudizio complessivo fra materiali (buoni ma non eccelsi), assemblaggio (ineccepibile) ed ergonomia (ci si siente “a casa” dopo 3 minuti), i coreani hanno imparato e messo in pratica la lezione al meglio. Che poi, come anticipato in apertura, di coreano c'è poco, oltre al marchio: la i20 è stata disegnata e concepita nella culla europea dell'automobile - la Germania - in casa della Opel, ovvero a Rüsselsheim. L'abitabilità? In questo campo solitamente si gioca sul filo dei millimetri e, per cogliere le differenze tra auto dello stesso segmento, bisognerebbe armarsi di metro e misurare. Con la i20 il discorso è leggermente diverso, perché la coreana è davvero più accogliente della media in lunghezza e in larghezza, al punto che non è da roba per contorsionisti pensare di viaggiare in cinque (adulti), magari non tutti particolarmente corpulenti. Infine, il bagagliaio: con i suoi 326 litri (300 litri la Citroën C3, 311 la Peugeot 208, 300 la Renault Clio, 280 la VW Polo) è il più capiente del segmento B, oltre a essere ben sfruttabile grazie alla forma regolare. A voler essere pignoli, una piccola mancanza c'è, almeno per ora: il sistema di infotainment non è “premium”. Quello con display touch a colori integrato nella plancia arriverà più avanti.

Su strada

Cosa si chiede, nel 2014, a un'auto di segmento B, ovvero a quella che una volta sarebbe stata definita un'utilitaria? Prima di tutto, di non essere solo un'utilitaria: si deve dunque saper muovere agilmente e consumando poco carburante in città, ma deve anche saper affrontare l'autostrada e il misto con estrema disinvoltura. Ma non basta. Sono ormai imprescindibili anche sistemi di sicurezza attiva come il dispositivo anti-tamponamento (non disponibile, però, sulla i20) e quello per il mantenimento della corsia (di serie su Comfort e Style). Per il resto, la nuova Hyundai convince a 360°: sull'asfalto rotto della città non si “traballa”, mentre nelle svolte strette e in manovra si può contare su un diametro di sterzata ridotto. Fuori dai confini urbani, ciò che colpisce è la “maturità” della vettura: in autostrada i rumori di rotolamento, motore e aerodinamica rimangono all'esterno dell'abitacolo anche quando si viaggia ben oltre i 130 km/h, mentre fra le curve emerge una compostezza imperturbabile. Detto questo, è ovvio che non ci si debba aspettare un handling da sportiva: la i20 è sicura, offre limiti di tenuta più che buoni ed ogni eventuale allargamento di traiettoria da parte del retrotreno è contenuta a dovere dall'ESP. Detto questo, quando ci si avvicina al limite la coreana comunica esplicitamente al guidatore che non è il caso di andare oltre. Come? Proprio con lo sterzo, che diventa meno comunicativo e progressivo. Quanto ai motori, fra i due diesel è senza dubbio più convincente l'1.1 tre cilindri: non soffre troppo, rispetto all'1.4, i 15 CV in meno (75 contro 90) e, soprattutto, ha un'elasticità praticamente uguale. Anche in questo caso, se amate la guida sportiva siete fuoristrada: meglio aspettare un po' di tempo: in Hyundai stanno ultimando la i20 Coupé, che sarà dotata di motori più brillanti.

Prezzi da 13.200 euro

Il listino della i20 parte dai 13.200 euro della 1.2 75 CV Classic, che di serie offre, tra gli altri: climatizzatore manuale, vetri elettrici anteriori e maniglie e specchietti in tinta con la carrozzeria. Costa 1.400 euro in più la Comfort (non disponibile con il motore meno potente, bensì a partire dall'1.2 MPI da 84 CV), che alla Classic aggiunge il cruise control, il sistema di mantenimento della corsia, il volante e il pomello del cambio in pelle, la radio con CD MP3 e ingressi aux/usb, comandi al volante e vetri elettrici posteriori. La top di gamma Style, infine, aggiunge i cerchi in lega da 16”, le luci posteriori a led, gli specchietti regolabili elettricamente e il supporto per smartphone; il tutto, per 2.000 euro in più rispetto alla Comfort. La nuova i20 è ordinabile a partire dal 26 novembre, mentre il lancio commerciale è in programma per il 5 gennaio.

 

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Tag: Test , Hyundai , auto coreane


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