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Interviste

pubblicato il 12 novembre 2014

Volkswagen Golf, ecco come si resta numeri uno

La parola ad Andrea Calcagni, responsabile marketing Volkswagen Italia

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Dici Golf e pensi inevitabilmente a una cosa: la due volumi compatta più famosa e venduta d'Europa. Linea rassicurante ma non per questo scontata o banale, fama di affidabilità a prova di bomba, qualità e valore assicurato nel mercato dell'usato. Eppure, Golf significa un sacco di altre cose. Cinque carrozzerie diverse, per esempio: 3 e 5 porte, Variant (la station wagon), Cabrio e Sportsvan, ovvero la MPV dal taglio un po' più sportivo rispetto alla Touran. Vogliamo parlare delle sportive vere GTI ed R? La prima è praticamente un Marchio a sé stante, che potrebbe vivere di vita propria al punto da rappresentare – quasi – un modello a parte rispetto alla gamma Golf. La seconda, meno nota della prima, ne sta però seguendo le orme, rincarando la dose sul fronte numerico, dall'alto dei suoi 300 CV. Non è finita, perché ci sono anche le declinazioni ecologiche: la Golf TGI che va a metano, la e-Golf che funziona a batterie e la Golf GTE ibrida plug-in. Ah, per non farsi mancare nulla, in VW hanno anche appena lanciato la Alltrack, derivazione simil-SUV della Variant.

Numeri uno si nasce

Anno 1974. La musica si ascolta su dischi in vinile, il televisore è una grossa scatola che trasmette immagini in bianco e nero e un litro di benzina costa circa 200 lire. In tutto ciò, il mondo dell'auto si appresta a salutare, almeno in Europa, il Maggiolino: Volkswagen ha affidato a Giugiaro il design della sua erede, la Golf. Dalle linee tonde del Maggiolino/Maggiolone si passa agli spigoli e alle linee rette della Golf, da motore e trazione posteriori si passa al "tuttoavanti", mentre il raffreddamento del propulsore si evolve dall'aria al liquido. Risultato: in nove anni di carriera, la Golf I viene consegnata a 6.307.145 clienti.

Ma come ci si conferma leader?

Una regola non scritta dello sport vuole che vincere sia difficile, ma confermarsi sia anche più arduo. Alla luce di questo, capite bene come rimanere leader indiscussi (salvo qualche temporaneo "interregno") per 40 anni richieda applicazione, oltre che talento. Fuori di metafora, per convincere gli automobilisti non basta il nome Golf, ma ci vuole una costante attenzione al cliente, al prodotto e ai mutamenti socio-economici in cui la vettura si trova a competere. Per questo ci siamo fatti spiegare i "trucchi" del mestiere da Andrea Calcagni, responsabile marketing di Volkswagen Italia.

OmniAuto.it: Come si diventa "La Golf"?
Andrea Calcagni: A me piace ricordare uno spot del 1983, che recitava testualmente: "Golf, c'è da fidarsi". Nel film si metteva in luce la grande solidità della vettura, a bordo della quale c'era così tanto silenzio che il cigolio dell'orecchino della compagna del guidatore risultava l'unico rumore percepibile. In quei pochi secondi di pubblicità c'è molto della motivazione del successo della Golf.

OmniAuto.it: E gli altri motivi quali sono?
Andrea Calcagni: Beh senza dubbio il design, la sicurezza, il packaging, il valore nel tempo e non ultimo il piacere di guida. E poi la capacità di essere sempre in anticipo sui tempi. Nel 1984, per esempio, la Golf II è stata la prima auto del segmento C ad offrire il catalizzatore e, nel 1986, l'ABS. Nel 1992, sulla Golf III, arrivano invece i due airbag anteriori, mentre nel 1996 è il turno dell'ABS di serie su tutte le versioni a listino. Sempre in tema di sicurezza, nel 1999 e in anticipo di 15 anni sulle normative europee, Volkswagen decide di offrire l'ESP di serie su tutta la gamma Golf. Della Golf V non si può non ricordare il primo motore Twincharger al mondo (TSI, 2006), ovvero con doppia sovralimentazione: compressore meccanico per i bassi regimi e turbocompressore per gli alti. Ancora, la VI ha segnato il debutto delle sospensioni a controllo elettronico: una delle poche auto ad offrirle nel segmento C.

OmniAuto.it: E la Golf VII?
Andrea Calcagni: Beh, basta guardare la vastità della gamma per capire come a Wolfsburg siano attenti a tutto e a tutti. Ci sono 5 alimentazioni: benzina, gasolio, benzina/metano, elettrico, ibrido plug-in. E poi si può scegliere una carrozzeria per ogni esigenza: 3 e 5 porte, Variant (la station wagon), Cabrio e Sportsvan. Non è un caso se la Golf raccoglie il 29% degli acquisti fra privati, facendo più del doppio della diretta inseguitrice, vale a dire l'Alfa Romeo Giulietta che si ferma al 13%.

OmniAuto.it: Parliamo di numeri: come va il 2014?
Andrea Calcagni: Vi rispondo con un dato che fa riflettere: nel 1984 Volkswagen consegnò 102.000 Golf. Nel 2014 lo stesso numero (circa) di immatricolazioni lo otterremo con tutta la gamma, che nel frattempo si è moltiplicata. Il tutto, sia chiaro, non perché noi andiamo peggio, anzi: la quota di mercato di Volkswagen, rispetto al 1984, è aumentata.

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Tag: Interviste , Volkswagen , auto europee , interviste


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